10/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno spettacolo teatrale ripercorre l'eccidio, tra giornalismo e memoria
scritto per noi da
Paolo Vittone*
 
Erano passati dieci anni dal massacro quando decisi di partire e raccontare  la tragedia di Srebrenica, di ripercorrere le strade battute per anni durante la guerra e rimettere insieme i pezzi del folle puzzle delle guerre balcaniche.
 
La riflessione. Come era iniziato tutto? La propaganda che strumenti impiegò? In realtà erano domande retoriche. Ricordavo bene come iniziò tutto, sapevo perfettamente che la propaganda usò le paure della gente, mescolandole alla storia, al mito della purezza nazionale, che la riscoperta religiosa ebbe un ruolo fondamentale perché elemento identitario. Ma cos’era rimasto di tutto ciò? Pressoché era rimasto tutto, consolidato. Quel che è peggio è che mi accorgevo che esattamente quegli  strumenti di propaganda, le paure, l’identità religiosa, quella nazionale o perlomeno comunitaria, venivano impiegate in occidente e in Italia per convincere tutti della necessità, dell’ineluttabilità dell’attacco contro Afghanistan e Iraq. Il teorico neocon Samuel Huntington scrisse il suo primo pezzo sullo scontro delle civiltà nel 1993, un anno dopo l’inizio della guerra in Bosnia. Il libro che articolava la sua teoria uscì nel 1996, quando la guerra in Bosnia terminava. Solo un caso? Il mattatoio balcanico non è forse stato un laboratorio? Tornato da quel viaggio iniziai a chiedere a persone di ogni genere se ricordavano cos’era Srebrenica.
 
karadzic e mladic, i boia di srebrenicaUn lavoro necessario. La risposta più puntuale ricevuta era, drammaticamente, “una cosa brutta accaduta in ex Jugoslavia, una tragedia” di cui però non ci si ricordava chi fossero le vittime, chi i carnefici e chi i complici. Così nacque l’idea di fare uno spettacolo che ricostruisse la vicenda rigorosamente, impiegando testimonianze originali, interviste, parole raccolte in Croazia, Bosnia, Serbia durante gli anni della guerra. Cercare di raccontare, di non far dimenticare che solo 12 anni fa, qui, dietro l’angolo di casa nostra, nel giro di una decina di giorni vennero trucidati a sangue freddo oltre 8000 musulmani d’europa, davanti ai caschi blu delle Nazioni Unite, sotto gli aerei della Nato. Srebrenica era zona protetta dall’Onu dal 1993, ma non venne praticamente sparato un solo colpo per salvare la gente. Così nasce lo spettacolo “Srebrenica, Storia del massacro dei musulmani d’europa”, per ricordare non solo le vittime, ma anche che tutti possiamo trasformarci in carnefici.