10/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Cuba, ad un anno dal cambio di vertice nella politica del Paese, diminuisce il numero di prigionieri politici
  
Fra un paio di settimane il mese di luglio volgerà al termine. Nulla di strano, accade tutti gli anni. A Cuba, però, la fine di luglio rappresenta un momento molto importante per la storia del paese. Il giorno 26 luglio del 1953, infatti, venne attaccata dai rivoluzionari guidati da Fidel Castro la caserma Moncada, il più importane edificio militare in mano alla dittatura di Fulgencio Batista. Non solo. Il 31 luglio del 2006, Fidel Castro, padre padrone dell'isola per più di 40 anni, fu costretto da una malattia a lasciare il potere nelle mani del vicepresidente Raul Castro (suo fratello minore) già a capo delle forze militari.

Oswaldo Payà, noto dissidente e membro della Comision Cubana de derechos Humanos y Reconciliacion NacionalI fatti. La notizia fece il giro del mondo in breve tempo e da più parti si levarono commenti più o meno positivi.
Il dubbio esisteva. In mano a Raul, l'isola sarebbe stata in grado di cambiare rapidamente o tutto sarebbe rimasto come prima? La risposta non era semplice da dare allora e non lo è nemmeno adesso. Sta di fatto che qualcosa a Cuba sembra essere cambiato veramente.
La notizia arriva dagli Usa dove un organismo che si dichiara indipendente e che si occupa di diritti umani, la Comision Cubana de Derechos Humanos y Reconciliacion Nacional (da sempre critica nei confronti dell'amministrazione dell'Havana e diretta da un notissimo anticastrista, Osewaldo Payà), ha fatto sapere che i prigionieri politici in mano al governo sarebbero diminuiti di un buon 20 percento da quando il bastone del comando è passato nella mani del filocinese Raul.
Secondo il rapporto nell'ultimo anno sarebbero stati più di 70 i detenuti politici che hanno lasciato le carceri cubane. Non solo. A conferma del trend positivo la Comision ricorda che nel luglio dello scorso anno erano più di 310 i prigionieri per reati d'opinione che affollavano le galere cubane.

Raul Castro Nessuna novità? Nonostante tutto, però, sempre secondo quanto scritto nel rapporto, la repressione nei confronti dei dissidenti è ancora un problema attuale e sono ancora molti quelli che sostengono che l'amministrazione cubana continui a violare sistematicamente i diritti umani.
C'è dell'altro. Payà è certo che il numero preciso dei detenuti politici non si possa conoscere per via della poca disponibilità governativa di parlare di certi argomenti.
E se da un lato il Consiglio dell'Onu sui diritti umani ha appena cancellato l'isola caraibica dalla lista nera di chi non rispetta i diritti umani, dall'altro ci sono le dichiarazioni e le testimonianze dei dissidenti. Infine, il rapporto della Comision ricorda come Cuba sia l'unico Paese dell'emisfero occidentale che non permette alle equipe della Croce Rossa Internazionale di visitare le carceri. E i dubbi sul rispetto dei diritti umani nella patrie galere cubane aumentano.

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità