11/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La polemica venezuelana in tema di televisioni sembra essere diventata una telenovelas senza fine
  
La polemica venezuelana in tema di televisioni sembra essere diventata una telenovelas senza fine.

Una manifestante contro la chiusura di RctvI fatti. Dopo la vicenda di Rctv, lo storico canale televisivo trasferitosi sulle frequenze satellitari per via del mancato rinnovo delle concessioni da parte del governo di Hugo Chavez, adesso la stessa sorte sembra dover toccare ad un'altra emittente: Globovision.
Accusata da Chavez di portare avanti attraverso le sue trasmissioni una compagna contro il governo e il nascente ‘socialismo del XXI secolo’, Globovision rischia la chiusura o quantomeno lo spostamento sul satellite. Lo stesso presidente bolivariano, durante un comizio avvenuto qualche settimana fa aveva 'avvisato' l'emittente. Dopo aver lanciato un anatema contro il canale di sole notizie considerato “nemico della patria”, Chavez ha rincarato la dose. “Mi raccomando di fare attenzione – aveva dichiarato davanti ad una folla in delirio il leader venezuelano - fino a dove volete arrivare. Se volete, signori di Globovision, potete continuare ad andare avanti così, incitando la popolazione alla disobbedienza, e all’uccisione del presidente. Io vi raccomando di prendere un calmante e stare tranquilli, altrimenti per Globovision sarà riservato lo stesso trattamento di Rctv".
Altra colpa di Globovision, secondo Chavez, quella di aver mandato in onda le manifestazioni di protesta della popolazione contro la cacciata dai canali in chiaro di Rctv con conseguenti incidenti fra manifestanti e polizia.
 
GlobovisionLe reazioni. Dalla sede di Globovision il presidente Alberto Federico Ravel raggiunto al telefono da PeaceReporter spiega: “Noi siamo stati minacciati dal Governo. Fortunatamente finora le minacce non hanno avuto seguito. Senza dubbio, però, adesso siamo sotto controllo molto più di prima. Ad esempio ci sono molti più controlli fiscali” Non lo dice apertamente Ravel, ma la situazione per tutti quei giornalisti ed operatori dell'informazione che si considerano dissidenti o non allineati con il governo è piuttosto pericolosa. “Tutti si chiedono se in Venezuela c'è libertà di espressione. Bene, possiamo dire che in questo Paese si può parlare e dire ciò che si pensa. Tuttavia per i giornalisti il rischio è molto alto e alcuni dei più audaci sono costretti ad uscire con il giubbetto antiproiettile. Insomma risulta molto difficile esercitare il mestiere di giornalista”.
Ma quali sono state le cause principali che hanno messo sotto 'stretta osservazione' Globovision? Anche in questo caso il presidente dell'emittente privata è molto chiaro: “Diciamo che il problema non si pone, come abbiamo visto, solo con Globovision ma con tutti i mezzi d'informazione 'contro'.
In questo paese siamo in presenza di un governo autoritario che non permette di 'pensare diversamente'. E chi pensa 'diversamente' viene considerato un affiliato alla Cia o peggio ancora un traditore.
E dalla parte governativa che si dice? Interpellato sull'argomento Globovision e Rctv, Ruben Dario Molina, membro della direzione generale della segreteria del ministero del Lavoro ha così risposto: “Non sono autorizzato a rilasciare nessun tipo di dichiarazione. Solamente il cancelliere può parlare e rilasciare questo tipo di dichiarazioni”.
 

Non al silenzio gridano i manifestanti che hanno preso possesso delle strade per protestare contro la chiusura di Rctv e GlobovisionDa Globovision. Certo è che dall'emittente privata in questione non arrivano buone notizie, anzi. Minacce e pressioni da parte del governo (secondo quanto dichiarato), sembrano essere all'ordine del giorno. “Esiste a livello statale una politica di persecuzione e intimidazione che ha come unico obiettivo quello di restringere la libertà di espressione”, hanno scritto in un comunicato diffuso questo fine settimana sulla stampa locale venezuelana. La lettera pubblicata voleva essere una sorta di risposta a quanto affermato dal vicepresidente venezuelano Jorge Rodriguez, che alla fine di giugno aveva detto che mai nel Paese “c'è stato governo che abbia rispettato di più la libertà di espressione come nel caso del governo di Chavez”. E sembra anche che dalle parole si sia passati ai fatti. Secondo la dirigenza di Globovision, infatti, le minacce verbali avrebbero lasciato il posto alle aggressioni nei confronti dei giornalisti dell'emittente. “Abbiamo portato alla procura una documentazione riguardante ben 59 aggressioni fisiche ai danni di reporter impiegati in Globovision. Inoltre, 174 casi di minacce verbali arrivate direttamente dal presidente Chavez e da altri alti funzionari di governo. Finora, però, il Pubblico Ministero non ha messo sotto inchiesta nessuna persona”.

Gli scontri avvenuti durante le manifestazioni per la chiusura di RctvUna storia infinita. Dunque, la telenovelas sulle reti televisive venezuelane sembra non avere fine.Tutto era iniziato, come dicevamo, con Rctv che durante il golpe fallito contro Chavez nel 2002 si era apertamente schierata a favore dei golpisti e da quel momento in poi è stato un continuo tira e molla fra Chavez e la dirigenza della Tv più antica e seguita del Paese.
Ma Chavez l’aveva promesso: a Rctv non doveva essere rinnovato il contratto d’uso del canale perché lavorava contro gli interessi nazionali.
E così è stato. E’ passato poco più di un mese, e l’emittente televisiva adesso trasmette dal satellite. La comunità internazionale, però, non è stata a guardare e in più di una circostanza ha reso noto il suo disappunto per la vicenda. Ma a poco è servito. Tutto quello che è stato fatto da Chavez, piaccia o no, è stato possibile grazie alle regole costituzionali del Venezuela.

Alessandro Grandi

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