10/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il blitz è scattato prima dell'alba. Almeno 58 i morti finora
L’assalto alla moschea è scattato poco prima dell’alba, quando alcune forti esplosioni hanno fatto alzare in volo le cornacchie gracchianti. A bordo di blindati e cingolati, centinaia di soldati delle forze speciali pachistane si sono lanciati all’attacco della moschea Lal Masjid e della madrasa maschile Jamia Hafsa.
 
Esercito all'attaccoDecine di morti, si combatte ancora. Appena i militari hanno fatto irruzione al piano terra della moschea, una ventina di bambini sono fuggiti terrorizzati verso l’esterno e poi portati in salvo.
Dopo ore di furiosi combattimenti, costati la vita ad almeno cinquanta studenti e otto soldati, l’esercito ha preso il quasi completo controllo dei due edifici: stando alle dichiarazioni del generale Waheed Arshad, infatti, decine di irriducibili si sono asserragliati nei sotterranei, da dove stanno opponendo ancora resistenza.
E proprio nei sotterranei, secondo le testimonianze raccolte dalla stampa pachistana, vi sarebbero altre decine di cadaveri.
Una cinquantina di studenti si sono arresi o sono stati catturati.
Tra i morti, ci sarebbe anche Abdul Rashid Ghazi, il leader della moschea in rivolta, che stamane per telefono aveva dichiarato all’emittente pachistana Geo Tv: “Il governo ha deciso di usare tutta la sua forza. A questo punto il mio martirio è cosa certa”.
 
Fumo nero dalla moscheaBenzina sul fuoco della jihad. Il blitz è scattato alle 4, dopo che l’ex primo ministro Chaudhry Shujaat Hussain ha annunciato al presidente Pervez Musharraf il fallimento della trattativa con dodici ulema iniziata ieri sera. Dopo nove ore di negoziato, condotto dai religiosi islamici via telefono e via megafono, Ghazi ha rotto le trattative quando – stando al ministro degli Affari Religiosi, Ijaz-ul Haq – il governo si è rifiutato di garantire un salvacondotto ai militanti stranieri asserragliati nella moschea.
Secondo uno dei dodici ulema, Rehmatullah Khalil, il negoziato è saltato perché il governo, all’ultimo momento, ha cambiato le carte in tavola. “Questo bagno di sangue è colpa del governo”, ha dichiarato Khalil. Un bagno di sangue che, come aveva auspicato Ghazi l’altro ieri, rischia di gettare benzina sul fuoco di una rivolta islamica antigovernativa che cova sotto la cenere da anni, da quando le potenti gerarchie religiose pachistane (sostenute da ampi settori dei potenti servizi segreti militari, l’Isi) hanno preso le distanze dalla svolta filo-occidentale decisa da Musharraf dopo l’11 settembre 2001.
 

Enrico Piovesana

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità