10/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Cindy Sheehan pensa di candidarsi al Congresso nel 2008, contro Nancy Pelosi
Ci ha ripensato. Un mese dopo essersene andata sbattendo la porta, amareggiata con i politici che l'avevano abbandonata, Cindy Sheehan torna, e rilancia. Finora era il volto del movimento statunitense contro la guerra. Tra due settimane, la “mamma della pace” sarà probabilmente candidata per il Congresso contro Nancy Pelosi, la numero uno dei Democratici alla Camera, che lei considera l'emblema della sinistra che si è piegata a Bush sul conflitto in Iraq.

Cindy Sheehan chiede l'impeachment di BushL'annuncio. Parlando due giorni prima del suo cinquantesimo compleanno, che cade oggi, la Sheehan ha annunciato di volersi candidare se la speaker democratica alla Camera non presenterà una mozione per iniziare la procedura di impeachment contro il presidente entro il 23 luglio. Una data scelta non a caso: quel giorno, la Sheehan e il suo gruppo di discepoli concluderanno a Washington una marcia iniziata ieri da Crawford, la cittadina del Texas dove Bush ha il suo ranch e dove lei ha iniziato la sua battaglia pacifista, con l'obiettivo di chiedere il ritiro immediato delle truppe Usa dall'Iraq. Dato che i Democratici hanno scelto da mesi di scartare l'ipotesi impeachment, chiesta a gran voce dalla sinistra pacifista, l'ultimatum cadrà con tutta probabilità nel vuoto.

Nancy Pelosi, speaker della CameraSfida in vista. Così, se manterrà fede alla sua promessa, nel 2008 Cindy Sheehan sfiderà Nancy Pelosi nel suo collegio di San Francisco, la città più progressista degli Usa e da venti anni feudo dalla presidente della Camera. “La base democratica e gli americani si sentono traditi dai leader del partito”, ha detto la Sheehan motivando la sua decisione. “Li abbiamo votati affinché facessero finire la guerra. Io non vivo lontano da San Francisco, per me non sarebbe un grosso spostamento. Sarebbe una bella sfida”. La Pelosi non ha raccolto direttamente la provocazione, lasciando rispondere il suo portavoce: “Crede che il miglior modo per sostenere i nostri soldati in Iraq sia riportarli a casa presto e in sicurezza. A luglio il Congresso voterà anche per ritirare i soldati entro la prossima primavera”, ha detto.

Le paure dei Democratici. “In realtà, quest'estate a Washington non cambierà niente”, spiega a PeaceReporter Larry Sabato, direttore del Center for Politics alla University of Virginia. “I democratici approveranno una legge che chiederà il ritiro, il presidente porrà ancora una volta il veto. Le cose potrebbero cambiare a settembre, quando il generale Petraeus presenterà un rapporto sulla situazione in Iraq. Allora qualche altro congressista repubblicano potrebbe ribellarsi contro Bush”. Già negli scorsi mesi, i Democratici hanno approvato alcuni testi di legge che vincolavano i finanziamenti bellici a una data per il ritiro delle truppe. Ma dopo il veto di Bush, i Democratici hanno preferito evitare lo scontro frontale: negando il denaro richiesto dalla Casa Bianca – è stato il loro ragionamento – c'era il rischio di essere dipinti come responsabili di una ritirata disonorevole; meglio non rovinare la campagna elettorale per le presidenziali e aspettare di conquistare la Casa Bianca, per cambiare le cose.

Come finirà? Ma questo modo di pensare irrita il movimento pacifista, diviso tra la soddisfazione di vedere sempre più americani pensarla come loro sulla guerra, e l'amarezza di vedere un Congresso democratico impotente. Basterà per sfidare con successo la Pelosi, che nel suo collegio è stata rieletta con oltre l'80 percento dei voti nelle ultime otto occasioni? Forte degli ultimi sondaggi, secondo cui il 54 percento degli americani sarebbe a favore della messa in stato di accusa di Bush, i pacifisti Usa ci sperano. Al telefono con PeaceReporter, Medea Benjamin, un'amica della Sheehan co-fondatrice del movimento pacifista Code Pink, spiega che “Cindy crede di poter vincere: la città di San Francisco ha già votato a favore dell'impeachment”. Ma per il politologo Larry Sabato, “le probabilità che la Sheehan ha di essere eletta sono meno di zero. Gli elettori democratici di San Francisco si renderanno conto della posta in palio”.

Alessandro Ursic

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