“Abbiamo ricevuto molte segnalazioni,
e tutte raccontano la stessa storia. Ci sono emissari delle milizie
religiose che, negli internet caffè o in qualsiasi luogo
pubblico dove sia possibile accedere alla rete, spiano siti visitati
dagli utenti. Se una persona visita un sito che, secondo loro,
offende l'Islam, è condannata a morte”.
Siti pericolosi. Fatah Ahmed,
presidente dell'organizzazione non governativa irachena
Iraqi Aid
Association (Iaa), che si occupa
di sfollati, bambini e ragazzi, lancia l'allarme sull'ennesima
persecuzione in atto nell'Iraq del post Saddam, liberato da una
dittatura ma prigioniero di fanatici religiosi senza scrupoli.
Giornalisti, docenti universitari, studenti, barbieri e parrucchieri
e adesso internauti. Sembra che la follia delle milizie, sciite ma
anche sunnite, non conosca sosta. Ogni giorno un nuovo bersaglio e,
come ricorda Fatah, “sono già dozzine le vittime di questa
nuova persecuzione, molte delle quali rapite appena fuori dagli
internet cafè”.
Una situazione che
diventa ancora più dura, secondo Ahmed, perché “in un
paese che annega nella violenza internet è rimasta una delle
poche isole felici per i ragazzi, sempre più impauriti e
depressi”.
Una
nuova mattanza. Ragazzi come , uno
studente universitario, che ha raccontato la sua storia ad
al-Jazeera. “Qualcuno
era seduto accanto a me in un internet cafè e ho avuto la
sensazione che mi spiasse. In particolare quando ho guardato dei
filmati un po' osè...Quando ho finito mi sono diretto verso
l'uscita, mi sono sentito afferrare alle spalle, e sono stato
trascinato in una macchina”, racconta il giovane di Baghdad. “Mi
hanno portato in una casa deserta, mi hanno abbassato i pantaloni, e
mi hanno picchiato tutti insieme, con dei bastoni”, dice il 23enne
iracheno, “poi hanno cominciato a spegnermi sigarette sul corpo,
costringendomi a bere urina e sangue animale. Ero disperato, li
imploravo di smetterla e chiedevo loro perché mi facessero
tutto questo. Mi hanno risposto che me lo meritavo, perché con
il mio comportamento offendevo l'Islam”. Solo dopo sei giorni di
torture e umiliazioni, Ibraheem è stato rilasciato, con la
promessa che se si fosse fatto sorprendere ancora a guardare certe
cose avrebbe pagato con la vita. Come è successo a tanti altri
prima e dopo di lui.
Ch.E.