Quando, durante la campagna elettorale
per le presidenziali francesi, Nicholas Sarkozy aveva annunciato una
svolta nella politica africana dell'Eliseo, non si aspettava certo di
essere preso così alla lettera: alla vigilia del suo primo
viaggio fuori dall'Europa, destinazione Maghreb, il neo-presidente ha
dovuto incassare il no del Marocco, che ha annullato la visita di
Sarkozy perché giudicata troppo breve. Segno che Rabat,
storica alleata di Parigi, non gradisce il nuovo corso francese.
Viaggio. La decisione marocchina è
arrivata “nonostante Sarkozy avesse deciso di rimanere due giorni
in Marocco, prolungando la visita ufficiale con un soggiorno
privato”, fa sapere a
PeaceReporter Kader Abderrahim,
esperto di Maghreb all'
Institut de Relations Internationales et
Stratégiques di Parigi. Giocoforza, la presidenza ha
dovuto riorganizzare in fretta e furia l'agenda di Sarkozy, il quale
si limiterà a trascorrere sei ore in Algeria, in compagnia
dell'omologo Abdelaziz Bouteflika, per poi volare a Tunisi per una
visita di due giorni in compagnia del presidente Ben Ali.
A Rabat non hanno gradito il fatto che
la prima tappa del viaggio di Sarkozy fosse Algeria, storico
avversario del Marocco per la leadership nel Maghreb. “La famiglia
reale marocchina aveva con la presidenza Chirac rapporti che, più
che politico-diplomatici, si potrebbero definire familiari –
continua Abderrahim – mentre con il pragmatico Sarkozy le cose
potrebbero decisamente cambiare”.
Novità. Trasparenza, è la nuova parola
d'ordine della politica africana dell'Eliseo. Una trasparenza che,
dalla decolonizzazione in poi, la Francia ha trascurato in favore di
più immediati obiettivi di realpolitik. Proprio per
questo Sarkozy ha promesso di farla finita con le “relazioni
personali” che i suoi predecessori hanno intrattenuto con alcuni
dei peggiori dittatori del continente.
La ridefinizione dei rapporti proposta
dal nuovo presidente comprende anche la revisione dei trattati di
alleanza militare che Parigi ha siglato con le sue ex-colonie, e che
hanno portato la Francia a intervenire recentemente nelle crisi in
Ciad e Repubblica Centrafricana, oltre che nella guerra civile in
Costa d'Avorio. Parigi ha tre grandi basi militari nel continente (in
Senegal, Gabon e Gibuti), dove sono stanziati 6.000 uomini. Troppi
per un Paese che ha da tempo detto addio alle velleità da
grande potenza: per conservare la propria influenza in Africa,
Sarkozy punterà sui rapporti economici.
Economia. La Francia, assieme a Usa e Cina, è
tra i tre Paesi che intrattengono le maggiori relazioni commerciali
con l'Africa. Proprio in quest'ottica può essere letto il
riavvicinamento francese ad Algeri. “L'Algeria fornisce più
dell'8 percento del fabbisogno energetico francese – conclude
Abderrahim – quindi, se Sarkozy dovrà puntare su un partner
strategico a lungo termine nel Maghreb, non ci sono dubbi che la
scelta ricadrà su quest'ultima”.
Da qui ad immaginare un riequilibrio
francese sulla questione del Sahara Occidentale il passo è
breve. Invece che allinearsi alla posizione del Marocco, che
nonostante le risoluzioni dell'Onu non intende concedere il
referendum sull'autodeterminazione all'ex-colonia spagnola occupata
dal 1975, Sarkozy potrebbe sposare la tesi algerina, da sempre
sostenitrice del Fronte Polisario. Ma a Rabat,
prima di ingoiare il rospo, sono decisi a vendere cara la pelle.