10/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Romanzo sul football e la rivoluzione di Luigi Bolognini, Limina 2007
“L’Ungheria degli anni ’50 fece da laboratorio a una duplice rivoluzione. La prima, rigata da un sinistro che sparava cannonate. La seconda, sferzata da cannonate sinistre. Ma se ancor oggi ne parliamo vuol dire che quella squadra si è spezzata, sì, ma non piegata”. Così Roberto Beccantini, decano dei giornalisti sportivi, presenta la seconda opera letteraria di Luigi Bolognini, cronista di Repubblica con il pallino delle storie di sport. Come questa, che lega la caduta del Partito Comunista ungherese all'ascesa e caduta dell’Aranycsapat, la “Squadra d’oro” degli anni ’50 di Hidegkuti, Puskàs, Budai, Kocsis e Czibor. Campioni olimpici nel 1952, prima squadra a battere la nazionale inglese a Wembley (3-6, 25 novembre ‘53), una sola sconfitta in 83 gare ufficiali tra il 1950 e il 1956: quella che costò loro la Coppa Rimet in Svizzera nel '54.
 
Puskas e Hidegkuti stanno per segnareLe bombe di mancina di Ocsi. Lo chiamavano cosi i magiari: piccolo fratellino. Debutto nella Honved di Budapest a 16 anni a suon di stangate da fuori area e poi a 18 anni in Nazionale. Ferenc Puskàs, il destino nel nome. In Magiaro vuol dire cecchino. E i suoi tiri mancini erano imprendibili: 84 gol in 83 partire con l’Aranycsapat. Puskàs è un idolo, anche perché ha rifiutato 100mila dollari per trasferirsi alla Juventus e rimanere alla Honved , squadra dell’esercito di cui è maggiore. I suoi gol fanno sognare Gàbor, ragazzino protagonista con l’amico Sandor del romanzo: due adolescenti persi nella poesia della prima squadra che giocava a tutto campo, con un centravanti finto che apriva spazi per gli inserimenti micidiali degli altri. Due ragazzi con la tessera del Partito in tasca, convinti che il calcio ungherese fosse il più bello al mondo (e Bolognini ce ne convince ) e che il comunismo avrebbe trionfato (e su questo avranno delusioni cocenti).
 
l'Aranycsapat nel '53La madre di tutte le partite ‘rubate’. Bolognini arrischia un filo affascinante tra football e ideologia. Lega la maggiore delusione sportiva magiara, la sconfitta 3-2 in finale di Coppa del Mondo del ’54, all’odio per i ‘Cicikov’ (i sovietici, per storpiatura della sigla Cccp). Dalla mancata vittoria ai Mondiali, scontata per i tifosi, alla rabbia per l’occupazione dei tank di Mosca che portò alla sommossa dell'ottobe’56 con l’ex premier estromesso dai russi Imre Nagy, che annuncia in piazza la fine del Partito unico e l'avvio dell'esperimento "per un socialismo democratico". Un sogno politico forse utopico, ma che l'autore ci porta a cullare come una speranza non realizzata per il nostro continente.
Il sogno era iniziato con l’Aranycsapat, imbattuto per tre anni e campione alle Olimpiadi di Helsinki del ’52. I magiari sfidarono a casa loro gli alteri inglesi, inventori del football che snobbavano i Mondiali. Sbruffoni come capitan Billy Wright che disse “chi sarebbe il loro campione? Quel ciccione?” vedendo la storica pancetta di Puskàs. Entrando in campo disse al gigante Mortensen: “a giudicare da come sono mal equipaggiati questi, oggi andrà tutto alright per noi”. Gli ungheresi infatti, inventarono degli scarpini bassisimi alla caviglia, col tallone scoperto: quasi come pantofole. Così potevano accarezzare il pallone, regalando al gioco del calcio il colpo d’esterno, un tiro che ha il loro copyright.
 
i capitani Puskas e Wright a WembleyIl’Match del Secolo’ Finisce 6 a 3 per i magiari con doppietta del ‘ciccione’ e di Hidegkuti. Cinque tiri in porta inglesi, 35 magiari. Il ritorno a Budapest è un massacro: 7 a 1. I padroni di casa fanno correre la palla, e gli inglesi corrono come matti. Broadis, unico a segno tra gli ospiti, a fine partita disse: “Ho la lingua abbronzata a furia di correre”. E i Mondiali di Svizzera sembrano una passeggiata. L’Aranycsapat strapazza gli avversari del girone, come la Germania Ovest battuta 8 a 3, con il terzino Liebich che però sull'8 a 2 prova ad azzoppare Puskàs, spaccandogli la caviglia sinistra. Il Brasile viene superato di slancio (4-2), e in semifinale con i campioni in carica uruguagi vivono gli unici patemi: costretti ai supplementari poi trionferanno 4 –2. In finale ritrovano la Germania già umiliata, sotto la pioggia. Ed è tornato il campione azzoppato, Ocsi. In un pantano vanno sul 2-0 in pochi minuti, ma poi nell’intervallo succede qualcosa: i tedeschi tornano in campo correndo e picchiando fino al pareggio,a 5' dalla fine li sorpassano. Il gol del 3-3 di Puskàs a tempo scaduto viene annullato per fuorigioco. E’ la fine di un mito. Sei giocatori su 11 di quella nazionale tedesca morranno prima dei 60 anni di epatite, un particolare che può indurre qualche sospetto.
 
budapest, ottobre '56I carri armati in Lajos Kossuth tér. La delusione vissuta da Gabor e Sandor viene portata dall’autore sulle piazze di Budapest, dove si radunano con migliaia d’altri ungheresi, che vogliono cacciare i Cicikov. Le proteste contro i simboli del Partito si moltiplicano, fino all’insorgere degli studenti del Politecnico, che chiedono il ritiro delle truppe sovietiche. Nel giro di pochi giorni la statua di Stalin viene abbattuta, Imre Nagy si affaccia alla piazza Lajos Kossuth da premier e alla radio il 29 ottobre dichiarerà la formazione di un Governo in cui entrano anche partiti preesistenti all’occupazione sovietica. Finirà con i carri armati sovietici in giro per Budapest. E i due protagonisti saranno lì a lottare, come l'Aranycsapat con i tedeschi. Come Gabor, che accompagna la famiglia al treno diretto ad Ovest, e scende dal vagone all’ultimo per tornare in piazza: “Mi dispiace, il mio posto non è con voi adesso. Questo è il momento di tentare di cambiare il mondo. L’ora di combattere per la libertà, per un sogno. E se mi arrenderò, sarà solo dopo aver dato tutto, con un gol annullato per fuorigioco o una parata all’ultimo minuto come l’Aranycsapat. E se morirò, morirò contento, per aver lottato per la libertà”.
 
 

Gianluca Ursini

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