stampa
invia
Le bombe di mancina di Ocsi. Lo chiamavano cosi i magiari: piccolo fratellino. Debutto nella Honved di Budapest
a 16 anni a suon di stangate da fuori area e poi a 18 anni in Nazionale. Ferenc
Puskàs, il destino nel nome. In Magiaro vuol dire cecchino. E i suoi tiri mancini
erano imprendibili: 84 gol in 83 partire con l’Aranycsapat. Puskàs è un idolo, anche perché ha rifiutato 100mila dollari per trasferirsi
alla Juventus e rimanere alla Honved , squadra dell’esercito di cui è maggiore.
I suoi gol fanno sognare Gàbor, ragazzino protagonista con l’amico Sandor del
romanzo: due adolescenti persi nella poesia della prima squadra che giocava a
tutto campo, con un centravanti finto che apriva spazi per gli inserimenti micidiali
degli altri. Due ragazzi con la tessera del Partito in tasca, convinti che il
calcio ungherese fosse il più bello al mondo (e Bolognini ce ne convince ) e che
il comunismo avrebbe trionfato (e su questo avranno delusioni cocenti).
La madre di tutte le partite ‘rubate’. Bolognini arrischia un filo affascinante tra football e ideologia. Lega la maggiore delusione sportiva magiara, la sconfitta 3-2 in
finale di Coppa del Mondo del ’54, all’odio per i ‘Cicikov’ (i sovietici, per storpiatura della sigla Cccp). Dalla mancata vittoria ai Mondiali, scontata per i tifosi, alla rabbia per
l’occupazione dei tank di Mosca che portò alla sommossa dell'ottobe’56 con l’ex
premier estromesso dai russi Imre Nagy, che annuncia in piazza la fine del Partito
unico e l'avvio dell'esperimento "per un socialismo democratico". Un sogno politico
forse utopico, ma che l'autore ci porta a cullare come una speranza non realizzata
per il nostro continente.
Il’Match del Secolo’ Finisce 6 a 3 per i magiari con doppietta del ‘ciccione’ e di Hidegkuti. Cinque
tiri in porta inglesi, 35 magiari. Il ritorno a Budapest è un massacro: 7 a 1.
I padroni di casa fanno correre la palla, e gli inglesi corrono come matti. Broadis,
unico a segno tra gli ospiti, a fine partita disse: “Ho la lingua abbronzata a
furia di correre”. E i Mondiali di Svizzera sembrano una passeggiata. L’Aranycsapat strapazza gli avversari del girone, come la Germania Ovest battuta 8 a 3, con
il terzino Liebich che però sull'8 a 2 prova ad azzoppare Puskàs, spaccandogli
la caviglia sinistra. Il Brasile viene superato di slancio (4-2), e in semifinale
con i campioni in carica uruguagi vivono gli unici patemi: costretti ai supplementari
poi trionferanno 4 –2. In finale ritrovano la Germania già umiliata, sotto la
pioggia. Ed è tornato il campione azzoppato, Ocsi. In un pantano vanno sul 2-0 in pochi minuti, ma poi nell’intervallo succede
qualcosa: i tedeschi tornano in campo correndo e picchiando fino al pareggio,a
5' dalla fine li sorpassano. Il gol del 3-3 di Puskàs a tempo scaduto viene annullato
per fuorigioco. E’ la fine di un mito. Sei giocatori su 11 di quella nazionale
tedesca morranno prima dei 60 anni di epatite, un particolare che può indurre
qualche sospetto.
I carri armati in Lajos Kossuth tér. La delusione vissuta da Gabor e Sandor viene portata dall’autore sulle piazze
di Budapest, dove si radunano con migliaia d’altri ungheresi, che vogliono cacciare
i Cicikov. Le proteste contro i simboli del Partito si moltiplicano, fino all’insorgere
degli studenti del Politecnico, che chiedono il ritiro delle truppe sovietiche.
Nel giro di pochi giorni la statua di Stalin viene abbattuta, Imre Nagy si affaccia
alla piazza Lajos Kossuth da premier e alla radio il 29 ottobre dichiarerà la
formazione di un Governo in cui entrano anche partiti preesistenti all’occupazione
sovietica. Finirà con i carri armati sovietici in giro per Budapest. E i due protagonisti
saranno lì a lottare, come l'Aranycsapat con i tedeschi. Come Gabor, che accompagna la famiglia al treno diretto ad Ovest,
e scende dal vagone all’ultimo per tornare in piazza: “Mi dispiace, il mio posto
non è con voi adesso. Questo è il momento di tentare di cambiare il mondo. L’ora
di combattere per la libertà, per un sogno. E se mi arrenderò, sarà solo dopo
aver dato tutto, con un gol annullato per fuorigioco o una parata all’ultimo minuto
come l’Aranycsapat. E se morirò, morirò contento, per aver lottato per la libertà”.Gianluca Ursini
Parole chiave: Aranycsapat, Puskàs, Budapest, 1956, rivolta, Coppa Rimet