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Reazioni. Il negoziatore
dell'Anp, Saeb Erekat, ha fatto sapere di apprezzare in ogni momento
la liberazione di detenuti palestinesi, mentre il premier del governo
di emergenza, Salam Fayyad, ha fatto presente che tra coloro che
verranno rilasciati non ci sono detenuti politici, riferendosi
implicitamente alla mancata liberazione di Marwan Barghouti, il
popolare e carismatico leader di Fatah. La liberazione di quei 250
detenuti è “un insulto al popolo palestinese e al presidente
Abu Mazen” ha commentato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhr:
“Israele arresta dieci persone al giorno, a volte anche dozzine -ha
dichiarato-. Quindi il rilascio di 250 prigionieri in scadenza di
pena non cambia nulla e non migliora di certo l'immagine
dell'occupazione”. “Una decisione sprezzante dell'opinione
pubblica e delle istituzioni palestinesi” l'ha definita il ministro
dell'Informazione dell'ex governo di unità nazionale Mustafa
Barghouti, che ha ricordato che i detenuti palestinesi nelle carceri
israeliane sono 11mila, di cui 376 bambini e 105 donne, mentre sono
mediamente 100 quelli arrestati ogni mese.
Ladri di auto. Alcuni giorni fa
il noto giornalista israeliano Uri Avnery preannunciava la
liberazione dei 250 prigionieri palestinesi, descrivendola
ironicamente come “il generoso dono elargito da Olmert, col fare di
un sultano che getta monete ai poveri. Le carceri israeliane sono
piene e Israele ha bisogno di fare spazio per nuovi detenuti” ha
scritto, sottolineando che in passato Israele ha sempre rilasciato
solo prigionieri al termine della pena e “ladri di auto”. La
scelta di Olmert di liberare solo detenuti di Fatah, secondo Avnery,
avrà l'effetto di sabotare i tentativi di ricompattare i due
maggiori partiti palestinesi: “Finirà con lo stigmatizzare
gli uomini di Fatah come collaborazionisti e Abu Mazen come il
presidente a cui non importa che dei propri uomini”. Avnery ricorda
anche che proprio nelle carceri israeliane è nato il documento
dei prigionieri di Hamas e Fatah, che portò alla nascita
dell'ormai concluso governo di unità nazionale. Nelle ultime
settimane i soldati israeliani sono stati impegnati in raid quotidiani
in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, per arrestare i miliziani
dei gruppi armati palestinesi. Tra domenica e lunedì israele
ha arrestato 17 palestinesi -in maggioranza legati a Hamas- e ne ha
ucciso uno. Anche in questo caso Israele sembra agire di concerto col
presidente Mazen, che la scorsa settimana ha ordinato il disarmo di
tutte le milizie della Cisgiordania per ottenere in cambio la fine
dell'embargo verso il governo di emergenza, stabilito da Fatah in
Cisgiordania.
Gilad Shalit. Lo scorso fine
settimana Ofer Dekel, ex dirigente dello Shin Beth, si è
recato al Cairo per consegnare ai negoziatori egiziani un'altra lista
di prigionieri che Israele sarebbe disposto a rilasciare in cambio
della liberazione del caporale Shalit, prigioniero di Hamas dal
giugno 2006. Il partito islamico ha fatto subito sapere il suo
disappunto nell'apprendere che anche in quest'altra lista non
figurano nomi legati a Hamas o ai Comitati di Resistenza Popolare. La
trattativa però sembra più complessa che in passato,
visto che lo stesso negoziatore egiziano Omar Suleiman, ha annunciato che non
tornerà a Gaza finché la Striscia sarà
sotto il controllo del partito islamico. Nel giugno 2006,
all'indomani della cattura di Shalit, Hamas aveva chiesto la
liberazione di tutte le donne e i bambini nelle carceri israeliane,
ma allora Israele non volle mediare e preferì invadere la
Striscia con la sanguinosa operazione Pioggia d'Estate, che non portò
alla liberazione del giovane soldato.Naoki Tomasini