Tre foto, inviate nei giorni scorsi dai sequestratori all'esercito filippino, mostrano Padre Bossi in vita e in salute
Buona notizia:
Padre G. C. Bossi è con certezza vivo. Rovescio della medaglia: l’incertezza è invece assoluta
su tempi modi ed eventualità del rilascio.
Dopo la consegna nei giorni scorsi da parte dei sequestratori all’esercito filippino
delle foto del missionario di Abbiategrasso, adesso i rapitori non vogliono fornire
altri particolari, chissà per quanto tempo ancora.
Misteriosi sequestratori. “I rapitori di padre Giancarlo riescono ad essere elusivi, a passare le maglie
dell’esercito, probabilmente perché sono ben conosciuti sul terreno” ha detto
ieri
all’agenzia missionaria Misna una fonte del Pontificio istituto Missioni Estere nel Sud delle Filippine.
E’ passato quasi un mese dal sequestro del missionario Dahoniano Giancarlo Bossi,
scomparso la mattina del 10 giugno nella provincia di Zamboanga Sibugay, vicino
il villaggio costiero di Bulawan, nell’isola meridionale a maggioranza musulmana
di Mindanao.
Pregheremo insieme. Martedì prossimo ricorrerà il primo anniversario del rapimento, in occasione
del quale il Pontificio istituto delle Missioni ha indetto una giornata mondiale
di preghiera per la sorte del loro confratello, iniziativa per la quale stanno
arrivando a raffica adesioni dai vari ordini religiosi cattolici.
Ieri però alle 8 di sera
il sito ‘AsiaNews’ che fa riferimento al Pontificio Istituto ha pubblicato le tre foto che i rapitori
hanno scattato del prete lombardo, per certificare la sua buona salute. Le foto
sono state consegnate ai militari, che avevano fatto pervenire nei giorni precedenti
al gruppo di sequestratori la radiolina che Padre Bossi stringe tra le mani nelle
foto, come prova che le imagini siano state scattate in questa settimana.
Sapere aspettare. Suoi confratelli missionari che vivono nelle Filippine hanno stressato l’importanza
di aspettare il giusto contatto prima di poter cantare vittoria. Padre Luciano
Benedetti dalla sede regionale del Pime a Zamboanga ha dichiarato ad AsiaNews:
“Al momento è troppo presto anche per dire se a rapirlo siano stati i separatisti
islamici, o altri gruppi di guerriglia sconosciuti”. Nell’isola di Mindanao sono
molto attivi dei gruppi ribelli di matrice islamica, che mirano all’instaurazione
di uno stato teocratico nel Paese insulare:
Abu Sayyaf e il Milf ,
Fronte Moro di liberazione nazionale.
Adesso non rimarrà altro da fare che aspettare, visto che anche la ripartenza
dell’inviata speciale del Governo Italiano, Margherita Boniver, ritornata a Roma,
non lascia pensare ad una soluzione a breve della vicenda.