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I fatti. La ragione che aveva spinto il
Tribunale di Giustizia di Rio a cancellare l'appuntamento
multimilionario era l'incapacità di garantire la sicurezza, in
una città dove i morti ammazzati sono normale routine. Da
febbraio a oggi, le sue strade sono state teatro di 1260 omicidi.
Narcotrafficanti, delinquentelli, gente comune, donne, bambini,
poliziotti, c'è solo l'imbarazzo della scelta. È una
guerra senza esclusione di colpi, dove i buoni e i cattivi si
incrociano in un confuso gioco delle parti, che annulla ogni
tentativo di soluzione. In questa situazione, trovare agenti
sufficienti anche a presidiare i circa 700 mila spettatori previsti
per lo spettacolo dell'anno era sembrato, in un primo momento,
un'utopia. Poi qualcosa è cambiato. Ma cosa?
La reazione. Il diniego del giudice, attivato da una
petizione ministeriale, ha chiaramente allarmato gli organizzatori.
Intaccare “il più grande spettacolo nella storia della
musica” con un buco nel palinsesto e rovinare così le 24 ore
di diretta e le speranzose previsioni di raggiungere un'audience di
due miliardi di spettatori, è parso troppo. Le pressioni si
sono fatte pesanti come macigni. La ricerca di un'alternativa,
impellente. Due giorni di convulse trattative e la soluzione si è
concretizzata: “Considerando che sono state riviste le irregolarità
constatate e prendendo in considerazione il compromesso personale del
capo di Stato maggiore generale della polizia militare, revoco la
sentenza emessa, autorizzando la realizzazione dell'evento chiamato
Live Earth”, scrive il
giudice. E così, con New York, Londra, Sidney, Tokio, Shangai,
Johannensburg e Amburgo, anche Rio entrerà negli annali della
musica.
Ma Rio resisterà?
Nelle favelas, ammassi di casupole dentro e fuori dal centro, a pochi
passi dalla bianca spiaggia teatro del Live Earth, le battaglie a
ferro e fuoco si sprecano. E nel fuoco incrociato cadono spesso
persone innocenti. Solo la scorsa settimana, un migliaio di
poliziotti ha invaso una delle zone più calde sparando
all'impazzata. Il risultato: 19 morti, fra cui un ragazzo di 16 anni.
Si tratta di agglomerati in cui vivono milioni di persone e tenerli
sotto controllo è impresa ardua. In più, a complicare
le cose, ci sono i Giochi Panamericani che si terranno proprio a Rio
a partire dal 13 luglio: più di 5.500 atleti e 800 mila
turisti invaderanno la capitale. Per il ministro responsabile della
sicurezza un vero grattacapo, l'ennesimo. Tanto che è stata
allertata persino la polizia militare.
La pezza. Nel frattempo, per
cercare di mettere un freno alla povertà nelle favelas di Rio,
causa prima di tanto marciume, il governo del presidente Luis Inacio
Lula da Silva ha deciso di investire l'equivalente di 1 miliardo e
700 milioni di dollari. Acqua corrente e servizi sanitari sono le
prime spese di un bilancio che mira a stroncare lo stato parallelo
che governa Rio, abbarbicato ovunque il governo legale abbia mancato
di farsi sentire. “Vogliamo competere con il crimine organizzato –
ha dichiarato Lula – e siamo sicuri che lo batteremo quando
riusciremo a portare benefici nei posti più poveri”. Ma
intanto, occhi puntati al concertone salva-ambiente, che rischia di venri abbuiato
dall'inferno carioca.Stella Spinelli