scritto per noi da
Mauro Morbello*
Nei
paesi del Nord del mondo l`emigrante è considerato da alcuni
come un elemento di disturbo che sarebbe opportuno rispedire a casa
appena possibile. Da altri è considerato come un soggetto
sociale, culturale o economico fondamentale nella nuova dinamica
globale. Nei paesi di origine è invece considerato come un
eroe moderno che si sacrifica per aiutare la famiglia. In tali paesi,
l`emigrante svolge un ruolo fondamentale. Le rimesse arrivano infatti
a costituire sino ad un terzo e oltre del PIL nazionale e
sostituiscono spesso gli ammortizzatori sociali ed economici che i
governi locali non sono stati in condizione, o capaci, di
implementare.
In fuga. Ma
chi sono le persone che arrivano dal Sud del mondo e che ormai
troviamo anche nei nostri paesini più sperduti? La verità,
per quanto riguarda l`America Latina, è che quasi tutti qui
vorrebbero emigrare. In Perù, ad esempio, vari studi
evidenziano che oltre il 74 percento degli abitanti e l`86 percento
dei giovani tra 18 e 24 anni, lo vorrebbe fare. Di questi, oltre il
50 percento dichiara di avere un progetto concreto per emigrare. A
voler andarsene non sono però solo i più poveri. Anzi,
in parte è vero il contrario. Emigrare costa e non tutti se lo
possono permettere. Coloro che emigrano, soprattutto sulle rotte più
lunghe, devono disporre di risorse economiche sufficienti per pagare
le spese. Si tratta di somme considerevoli, nell`ordine spesso di
alcune migliaia di dollari. Questo dimostra che coloro che emigrano
sono sempre più persone non propriamente povere in termini
economici. Sono spesso persone della piccola e media borghesia che
hanno visto peggiorare le proprie condizioni di vita a causa di una
sempre più iniqua distribuzione del reddito. Sono persone che
hanno visto perdere progressivamente il proprio potere d`acquisto a
fronte di una massiccia privatizzazione di servizi pubblici diventati
per loro troppo cari. Sono persone, spesso giovani e con titolo di
studio superiore, che si sono stancate di vivere in paesi vittime di
corruzione endemica. Paesi che non offrono, secondo la loro
percezione, prospettive e opportunità per chi non appartiene a
oligarchie economiche o politiche. Sono persone che si sentono
fortemente frustrate nelle proprie aspirazioni e che, nel paese di
origine, non hanno speranza nel futuro.
Sogno infranto. L`esperienza
dell`emigrazione si trasforma però per queste persone spesso
da speranza di un futuro migliore in un presente a volte peggiore del
passato. Il sacrificio offerto non è infatti quasi mai
gratuito. Per molti ha altissimi costi personali, sia per quanto
riguarda le relazioni familiari, sia per quanto riguarda le
condizioni personali. Gli emigranti soffrono infatti sulla propria
pelle l`esperienza che, per scelta o per necessità, si trovano
a vivere in contesti che molto a lungo rimangono loro estranei.
Questo stato di sofferenza è stato recentemente definito la “sindrome di Ulisse”.
Tale fenomeno colpisce un numero elevato
di emigranti e si riferisce al trauma conseguente al processo di
riorganizzazione personale accelerata richiesto per adattarsi al
cambiamento implicito nel processo migratorio.
Quattro punti. Nel determinare questa
dimensione incidono quattro situazioni principali: la solitudine che
si soffre nell`arrivare in un paese che non è il proprio, nel
quale non si può portare la famiglia sino al momento in cui si
raggiunge un minimo di stabilità economica; il sentimento di
fallimento delle propie aspirazioni, che spesso si verifica
confrontando la difficoltà oggettiva di non riuscire a trovare
un lavoro e a migliorare realmente la propria condizione; la
preoccupazione permanente di dover vivere in situazioni di patologica
esclusione e il sentimento permanente di paura. Dalla paura che
inizia dai pericoli del viaggio sino, una volta arrivati, alla paura
che qualcuno ti dica: devi andartene. La paura di dover raccogliere
il poco che si ha e tornare a casa sconfitti, questa volta per
sempre, perdendo l`ultimo appiglio che aveva motivato la scelta di
andarsene: la speranza in un futuro migliore.