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Oscuri retroscena. Dopo il suicidio del ministro dell'Agricoltura avvenuto due settimane fa, l'esecutivo
del Premier giapponese Shinzo Abe subisce un secondo, pesante contraccolpo: le
dimissioni di Fumio Kyuma, titolare della Difesa. La terza cattiva notizia, a
pochi giorni dalle elezioni del Senato, è che gli indici di popolarità della coalizione
conservatrice, sono in caduta libera: 30 percento, secondo gli ultimi sondaggi.
Le dimissioni di Kyuma, apparentemente scaturite dall'indignazione popolare -
e politica - seguita al suo commento sui bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki
("non potevano essere evitati"), sono invece la conseguenza di un'azione di lobbying
da parte di un partito politico, il Komeito, alla vigilia del rinnovo del ramo
più importante della Dieta nipponica. Una pressione che fa leva sulla propaganda
e sul populismo. E che svela inquietanti e oscuri retroscena.
Facciamo un passo indietro. La coalizione del Primo ministro Abe è formata dal Partito Liberaldemocratico
e dal Komeito, formazione germinata nel 1964 da una setta religiosa buddhista,
e diventata negli anni la sua vetrina. Tale setta si chiama Soka Gakkai. Esponenti
politici del Komeito, dai quadri ai semplici impiegati, sono tutti membri della
setta, nonostante il partito sia formalmente separato da essa. Alla guida della
Soka Gakkai è l'uomo che l'Asia Week Magazine ha piazzato al diciannovesimo posto
tra i più potenti dell'Asia. Si chiama Daisaku Ikeda. Il suo punto di forza: 12
milioni di adepti (tra i quali gli 8 milioni di elettori del Komeito), amicizie
influenti e frequentazioni dei maggiori leader mondiali, anche alcuni tra i più
discussi e controversi, come Noriega, Ceausescu, Castro. La principale finalità
della Soka Gakkai ('società per la creazione di valori', in giapponese) è quella
di "perseguire la pace come ideale". La setta, la cui base è attualmente il ceto
medio-basso (e le casalinghe in particolare), ebbe particolare successo nel dopoguerra,
quando cominciò a offrire aiuto materiale e morale agli agricoltori spossessati
delle loro terre, ai disoccupati, ai reduci dei bombardamenti. Fondata su un sistema
di ideali genuini, la Gakkai si è via via trasformata, attirando su di sé critiche
e denunce, soprattutto da quando è diventata la 'creatura personale' del padre-padrone
Ikeda. Il guru, o 'sensei' ('maestro'), ultra-settantenne, trascorre il suo tempo
viaggiando e professando una filosofia intrisa di messianesimo e pacifismo, nonostante
i suoi seguaci non abbiano - in più occasioni - disdegnato la violenza quando
occorreva mettere a tacere gli oppositori politici o religiosi. Più di 10 anni
fa, membri della setta attaccarono la sede della corrente buddhista antagonista
Nichiren Shoshu con bombe e torce. I detrattori della Soka Gakkai dicono che i
suoi membri vengono minacciati di finire all'inferno, se criticano o abbandonano
la Gakkai. Equivalente buddhista di un Esercito della Salvezza - innegabile l'attività
umanitaria e di sostegno economico alle fasce più bisognose della popolazione
- il suo patrimonio è valutato dai più informati sui 60 miliardi di euro.
Mani legate. E' stato il partito Komei a chiedere ufficialmente ad Abe le dimissioni del
ministro della Difesa a causa delle sue esternazioni. Il Komei fa parte del governo
nonostante l'articolo 20 della Costituzione sancisca la netta separazione tra
attività politica e attività religiosa. E, nonostante i suoi propositi pacifisti,
il partito ha votato a favore dell'invio di 500 soldati giapponesi in Iraq e del
progetto dell’esecutivo di riarmare il paese con due disegni di legge atti alla
ristrutturazione dell’apparato militare. Oggi, per non patire una disfatta alle
elezioni del 29 luglio, il Premier nipponico non può che affidarsi alla capacità
di mobilitazione dei militanti della Soka Gakkai.
Luca Galassi