08/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il resoconto delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del millennio
Un bilancio a metà strada, guardando indietro, la partenza nel 2000, e in avanti, il traguardo del 2015. Lo stato dell’arte sugli otto Obiettivi di sviluppo del millennio stabiliti sette anni fa al Millennium Summit delle Nazioni Unite porta qualche speranza ma anche diversi punti negativi.
 
Donne in un villaggio africano con contenitori per la raccolta di acqua. Copyright Who/P. VirotAlti e bassi nella povertà. Il bicchiere può essere visto come mezzo pieno o come mezzo vuoto. In ogni caso, la parte riempita è uno stimolo ad andare avanti, rappresenta i risultati che è possibile ottenere. La povertà, valutata come numero di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e tema del primo obiettivo, insieme con la fame, è scesa del 32 percento: da 1 miliardo e 25 milioni di persone nel 1990 a 980 milioni nel 2004. Se l’andamento continua in questa direzione e con la stessa velocità, secondo le previsioni l’obiettivo globale di dimezzare nel mondo la povertà entro il 2015 può essere raggiunto. Ma la distribuzione dei miglioramenti segnalati rimane ineguale, con zone come l’Est e il Sudest dell’Asia che hanno visto una crescita importante, accanto all’Asia occidentale, dove i tassi di povertà sono invece raddoppiati; nell’Africa Subsahariana, la percentuale in povertà estrema è scesa dal 46,8 per cento nel 1990 al 41,1 per cento nel 2004, con miglioramenti soprattutto a partire dal 2000, ma la regione non può farcela se le cose continuano così.
 
Un operatore sanitario in Africa. Copyright Who/ P. VirotRisultati positivi ma disomogenei. Sul versante ottimista, sono segnalati buoni risultati rispetto all’istruzione, con una crescita dall’80 all’88 per cento fra il 1991 e il 2005 dei piccoli alla scuola primaria; anche nel settore della partecipazione delle donne alla politica è stata registrata una crescita, seppur lenta. Inoltre, la mortalità infantile si è globalmente ridotta, a sottolineare come vi siano interventi efficaci e realizzabili; sono più diffuse le iniziative contro la malaria e sembra arrivino buone notizie anche rispetto alla tubercolosi, seppure i progressi finora non siano sufficienti per raggiungere il traguardo prefissato per il 2015. Ma sono tutti dati globali, formati da Paesi che hanno ottenuto risultati importanti che controbilanciano altri dove la situazione è ancora molto indietro. Al momento, solo uno degli otto gruppi regionali riportati dal rapporto delle Nazioni Unite è sulla strada giusta per raggiungere gli Obiettivi e all’interno delle regioni che mostrano risultati positivi vi sono differenze nei progressi fra un obiettivo e l’altro, come è diverso il quadro fra diversi gruppi di popolazione.
 
Cibo in un mercato in Africa. Copyright Who/ P. VirotI numeri dei possibili esclusi. Il bicchiere mezzo vuoto riporta come vi sia ancora mezzo milione di donne che muore per complicanze prevenibili di gravidanza e parto e se l’andamento dei progressi rimane allo stato attuale, l’obiettivo di dimezzare i bambini sottopeso non sarà raggiunto per 30 milioni di piccoli, soprattutto nel Sudest dell’Asia e nell’Africa subsahariana. Sul versante Aids, il numero di morti nel 2006 è addirittura salito rispetto al passato (2,9 milioni rispetto ai 2,2 milioni nel 2001) e oltre 15 milioni di bambini hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’Aids. Altro esempio, nei Paesi poveri manca l’accesso ai servizi sanitari di base a metà della popolazione e, andando avanti così, saranno 600 milioni le persone che nel 2015 resteranno escluse da questo traguardo.

Valeria Confalonieri

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