La Croce Rossa Internazionale critica il regime birmano. E da Yangun arrivano accuse di contatti con i ribelli
di gianluca Ursini
Botta “Il governo militare birmano ha causato immense sofferenze a migliaia di persone
nelle aree piagate dai conflitti etnici”. Parola di Jacob Kellenberger, presidente
Croce Rossa Internazionale.
E risposta “ I funzionari degli uffici regionali della Croce Rossa in questo Paese intrattengono
relazioni clandestine con i gruppi ribelli” parola di Than Than Nwe, presidente
della Federazione delle Donne di Myanmar.
Oltre che moglie del primo Ministro Soe Win. La signora Tham Nwe ha affidato
il suo sfogo martedì all’organo di stampa ufficiale della Giunta militare che
comanda in Birmania dal 1988, la ‘Nuova Luce del Myanmar’. In occasione della
Giornata della Donna la signora premier ha attaccato l’organizzazione ginevrina,
sostenendo di avere prove che i suoi volontari hanno contatti segreti con le guerriglie
indipendentiste orientali.
Timing perfetto. La settimana precedente il Comitato Internazionale Croce Rossa (Icrc) aveva
pubblicato un comunicato molto duro verso la politica di Yangon con i prigionieri
politici e i maltrattamenti inflitti ai civili nelle aree di conflitto. I militari
birmani non si farebbero scrupoli di usare i cittadini neutrali come apripista
per attraversare i campi minati, o in generale come portantini nelle loro spedizioni
militari, secondo Icrc.
Le accuse. Il Presidente Kellenberg giovedì 29 ha usato toni molto rari per l’organizzazione,
nota per le buone relazioni che sa instaurare in via ufficiosa con i regimi ospitanti,
anche repressivi. Da dieci anni non arrivava una denuncia diretta a un governo
per violazioni di diritti umani; e nel 1995 le accuse riguardavano il Rwanda complice
del massacro etnico tra Hutu e Tutsi. I fatti: impossibilità di parlare con i
1.100 prigionieri politici birmani fin dal 2005, perché i poliziotti non permettono
colloqui privati, normale in altri Paesi. Inoltre Icrc ha chiuso tre sedi locali
nelle zone di conflitto per “pressioni indebite dei militari”.
Rispedite al mittente. La signora Than Nwe ribatte che la Ong svizzera ha chiesto di visitare solo
“prigionieri citati da gruppi antigovernativi, birmani ed internazionali”, causando
problemi. “Alle visite precedenti di Icrc nelle nostre carceri, sono sempre seguiti
moti di protesta”, riporta la ‘Nuova Luce del Myanmar’. “Queste attività sobillatrici
minano la sovranità e la stabilità del nostro Stato, oltre che l’ordine costituito:
le nostre autorità hanno dovuto prendere provvedimenti”, secondo Than Nwe.
I militari sono al potere in Birmania dal 1962. Nel’88 una Giunta nazionalista
ha estromesso dal potere i generali dalle idee socialiste. Fin dall’indipendenza
del 1948 le popolazioni vicine al confine con la Thailandia, come i gruppi etnici
Karen e Shan, sono in lotta con il potere centrale. Nel mese scorso si sono registrati
27 morti negli scontri tra ribelli e militari. Sul fronte interno la Giunta soffre
l’opposizione della ‘Lega Nazionale per la Democrazia’ la cui leader Auung San
Suu Kyi, agli arresti domiciliari da 17 anni, sta diventando un caso mondiale.
Poche speranze. Giusto la scorsa settimana Eric John, vice Segretario di Stato(ministro Esteri)
Usa, aveva incontrato tre ministri birmani, come non accadeva dal 2003. La questione
di Suu Kyi era stata affrontata senza nessuna promessa per il rilascio. Poco dopo,
da Ginevra hanno preso atto che non ci sono molte speranze di aprire un dialogo
con i militari. Il comunicato denunciava la condizione delle popolazioni Karen
e Shan, vittima di assalti dei militari di Yangon, i cui giovani vengono sequestrati
per fare da guida alle spedizioni militari. In ottobre Icrc chiuse cinque uffici
regionali birmani, per il diniego ricevuto a intrattenere colloqui privati con
i prigionieri politici