05/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Croce Rossa Internazionale critica il regime birmano. E da Yangun arrivano accuse di contatti con i ribelli
di gianluca Ursini
 
Botta “Il governo militare birmano ha causato immense sofferenze a migliaia di persone nelle aree piagate dai conflitti etnici”. Parola di Jacob Kellenberger, presidente Croce Rossa Internazionale.
E risposta “ I funzionari degli uffici regionali della Croce Rossa in questo Paese intrattengono relazioni clandestine con i gruppi ribelli” parola di Than Than Nwe, presidente della Federazione delle Donne di Myanmar.
Oltre che moglie del primo Ministro Soe Win. La signora Tham Nwe ha affidato il suo sfogo martedì all’organo di stampa ufficiale della Giunta militare che comanda in Birmania dal 1988, la ‘Nuova Luce del Myanmar’. In occasione della Giornata della Donna la signora premier ha attaccato l’organizzazione ginevrina, sostenendo di avere prove che i suoi volontari hanno contatti segreti con le guerriglie indipendentiste orientali.
 
Timing perfetto. La settimana precedente il Comitato Internazionale Croce Rossa (Icrc) aveva pubblicato un comunicato molto duro verso la politica di Yangon con i prigionieri politici e i maltrattamenti inflitti ai civili nelle aree di conflitto. I militari birmani non si farebbero scrupoli di usare i cittadini neutrali come apripista per attraversare i campi minati, o in generale come portantini nelle loro spedizioni militari, secondo Icrc.
Le accuse. Il Presidente Kellenberg giovedì 29 ha usato toni molto rari per l’organizzazione, nota per le buone relazioni che sa instaurare in via ufficiosa con i regimi ospitanti, anche repressivi. Da dieci anni non arrivava una denuncia diretta a un governo per violazioni di diritti umani; e nel 1995 le accuse riguardavano il Rwanda complice del massacro etnico tra Hutu e Tutsi. I fatti: impossibilità di parlare con i 1.100 prigionieri politici birmani fin dal 2005, perché i poliziotti non permettono colloqui privati, normale in altri Paesi. Inoltre Icrc ha chiuso tre sedi locali nelle zone di conflitto per “pressioni indebite dei militari”.
 
campo profughi KarenRispedite al mittente. La signora Than Nwe ribatte che la Ong svizzera ha chiesto di visitare solo “prigionieri citati da gruppi antigovernativi, birmani ed internazionali”, causando problemi. “Alle visite precedenti di Icrc nelle nostre carceri, sono sempre seguiti moti di protesta”, riporta la ‘Nuova Luce del Myanmar’. “Queste attività sobillatrici minano la sovranità e la stabilità del nostro Stato, oltre che l’ordine costituito: le nostre autorità hanno dovuto prendere provvedimenti”, secondo Than Nwe.
I militari sono al potere in Birmania dal 1962. Nel’88 una Giunta nazionalista ha estromesso dal potere i generali dalle idee socialiste. Fin dall’indipendenza del 1948 le popolazioni vicine al confine con la Thailandia, come i gruppi etnici Karen e Shan, sono in lotta con il potere centrale. Nel mese scorso si sono registrati 27 morti negli scontri tra ribelli e militari. Sul fronte interno la Giunta soffre l’opposizione della ‘Lega Nazionale per la Democrazia’ la cui leader Auung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari da 17 anni, sta diventando un caso mondiale.
 
dimostrazione pro Auung San Suu KyiPoche speranze. Giusto la scorsa settimana Eric John, vice Segretario di Stato(ministro Esteri)  Usa, aveva incontrato tre ministri birmani, come non accadeva dal 2003. La questione di Suu Kyi era stata affrontata senza nessuna promessa per il rilascio. Poco dopo, da Ginevra hanno preso atto che non ci sono molte speranze di aprire un dialogo con i militari. Il comunicato denunciava la condizione delle popolazioni Karen e Shan, vittima di assalti dei militari di Yangon, i cui giovani vengono sequestrati per fare da guida alle spedizioni militari. In ottobre Icrc chiuse cinque uffici regionali birmani, per il diniego ricevuto a intrattenere colloqui privati con i prigionieri politici

Gianluca Ursini

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