06/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Favorito fino a qualche mese fa, il repubblicano John McCain viene già dato per bollito nella campagna elettorale Usa
Per anni, il senatore repubblicano dell'Arizona John McCain è stato presentato come il più probabile successore di George W. Bush alla Casa Bianca. Aveva le doti del grande favorito: popolare, esperto, onesto, uno che parla chiaro. Ora, dopo un inizio di campagna elettorale asfittico, è già considerato bollito. Atterrato prima ancora di decollare. In calo nei sondaggi, a corto di soldi, costretto a licenziare metà del suo staff e a ridurre lo stipendio di quello rimanente. Mentre gli analisti si dividono su chi diventerà il prossimo presidente degli Stati Uniti, tutti sembrano concordare su un punto: non sarà lui.

John McCainA corto di soldi. Nei giorni scorsi, McCain ha ammesso di aver raccolto per la campagna elettorale, nel secondo trimestre del 2007, poco più di 11 milioni di dollari. Rispettivamente, tre e sei milioni meno di Mitt Romney e Rudy Giuliani, i due principali rivali per la nomination repubblicana. Con i candidati democratici non c'è confronto: Barack Obama ha raccolto 32,5 milioni nello stesso periodo di tempo, Hillary Clinton oltre 27. Il divario nei finanziamenti elettorali è spiegato dai politologi con il maggiore attivismo della base democratica, ansiosa di cambiare colore alla Casa Bianca. Ma per McCain è innanzitutto un problema di sopravvivenza politica: partito con l'obiettivo di raggranellare 100 milioni in un anno, ora si trova con due milioni scarsi in cassa. Ciò lo ha portato a dimezzare il personale della sua campagna, mentre alcuni membri dell'entourage hanno accettato di vedersi ridurre lo stipendio. Fonti interne al suo staff hanno ammesso che il senatore sta accarezzando l'idea di accettare un finanziamento pubblico di sei milioni di dollari, a disposizione per ogni candidato. Soldi che però si possono godere alla condizione di attenersi a rigidi limiti di spesa: per esempio, precludono la possibilità di investire forte negli spot televisivi. E' insomma denaro che ti lega le mani, e per questo non è stato accettato da nessuno dei maggiori candidati.

McCain con George W. BushCostruzione dell'immagine. Anche volendolo definire un momento di difficoltà, non potrebbe capitare in un periodo peggiore. Per come funzionano le logiche dei finanziamenti elettorali negli Usa, mostrare di avere il vento in poppa ora è fondamentale: nessuno ti dà soldi per la campagna, se sei percepito come un perdente che si è bloccato a metà. Specie nella condizione di McCain, che ha preparato la rivincita dal 2000, quando Bush gli strappò la nomination dei repubblicani. Dopo alcuni anni all'ombra del presidente, alle prime difficoltà McCain era riuscito a ritagliarsi il ruolo del conservatore “duro ma giusto”: con cinque anni e mezzo trascorsi come prigioniero di guerra nelle mani dei vietcong, le sue critiche contro Guantanamo e gli abusi di Abu Ghraib avevano un certo peso. Sull'immigrazione, rappresentando in Senato uno stato in prima linea, McCain ha usato lo stesso approccio, auspicando maggiori controlli alle frontiere ma anche una via per regolarizzare 12 milioni di clandestini.

Il declino. E come la scorsa settimana il progetto di legge sull'immigrazione è naufragato, vittima di troppi malumori nei due partiti, così sembra essere tramontata l'era McCain. I sondaggi lo danno al terzo posto tra le preferenze degli elettori repubblicani, distaccato di 12 punti percentuali dall'ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, dietro persino all'attore ed ex senatore Fred Thompson, non ancora ufficialmente candidato. La base più conservatrice lo considera troppo morbido con i clandestini, gli elettori indipendenti sono diffidenti per il suo incessante sostegno alla guerra in Iraq, anche ora che il conflitto è più impopolare che mai. Alcune gaffe si sono fatte notare: in aprile McCain, un sostenitore dell'invio di nuove truppe voluto da Bush, passeggiò per Baghdad dichiarando che molti quartieri della capitale erano ora al sicuro. Le immagini lo mostrarono però vestito con un giubbotto antiproiettile, guardato a vista da cento soldati e con alcuni elicotteri a sorvegliarlo dall'alto. Il giorno dopo, il mercato visitato da McCain fu teatro di un attentato che causò oltre 20 morti.

McCain mentre viene premiato da John Nixon, al ritorno dal VietnamUltima possibilità. Mentre i sondaggi mostrano percentuali di consenso in picchiata per presidente e Congresso, a testimonianza del desiderio di facce nuove da parte degli elettori, anche l'età di McCain è diventata un problema. Nel novembre 2008 avrà 72 anni, il che farebbe di lui il più vecchio presidente neoeletto nella storia degli Usa. Nella massacrante campagna elettorale ha già dimostrato più volte segni di stanchezza, e il suo fisico mostra tutti gli anni che ha: a causa delle torture subite in Vietnam, McCain non può alzare le braccia più in alto della testa, e negli ultimi dieci anni ha dovuto combattere con un cancro alla pelle. Con pochi soldi a disposizione ed energie non infinite, ora sta considerando di concentrare la propria attenzione sugli stati che per primi terranno le elezioni primarie. E' la strategia adottata anche da Bob Dole nel 1996 e da John Kerry nel 2004: in crisi finanziaria e apparentemente snobbati dagli elettori a livello nazionale, puntarono tutto sulle primarie iniziali in alcuni stati chiave, contando poi sull'effetto valanga. Contro tutti i pronostici, riuscirono a strappare la nomination. McCain lo sa bene. Ma saprà anche che nessuno dei due è diventato presidente. 

Alessandro Ursic

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