04/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un viaggio tra i giovani serbi, tra passato e futuro
scritto per noi da
Marjola Rukaj
 
 
 
una veduta di belgradoScarse aspettative. Nei caffè sovraffollati di Belgrado, i giovani non parlano mai di politica: ti fanno capire subito che provano per l'argomento una profonda idiosincrasia. E secondo i sondaggi, l’apatia socio-politica è preoccupante, i giovani sono poco rappresentati nella vita politica e sociale, e non se ne interessano, ma dichiarano di ricevere le informazioni per caso, senza un proprio particolare interesse. Non hanno simpatie per determinati politici né del presente né del passato, ma dicono di odiare i macellai degli anni Novanta.
“Ci hanno rovinato la vita, che dire di loro..” dice Tomica M., studente di Biologia a Belgrado. E lo si sente dire spesso nei discorsi della gente comune. Anche la partecipazione dei giovani nei partiti politici è esigua, e la coscienza dei problemi globali viene percepita come qualcosa di importanza secondaria dopo i problemi concreti con cui ha a che fare il paese. Vi è una logica pragmatica di sottofondo, nella quale i giovani sfiduciati non vogliono perdere tempo in questioni ritenute improduttive, mentre i valori dominanti sono di tipo economico, come in tutti i paesi che si trovano a fare fronte a un capitalismo selvaggio.
 
una funzione ortodossa in serbiaFuga di cervelli. Ma le informazioni arrivano, e un giovane di Belgrado subisce la stessa cultura di massa che riceve ogni suo coetaneo in Europa, solo che in modo acritico, come dicono i sociologi, senza avere modo di confrontarsi con gli altri. La Serbia di oggi si è trovata con un passaporto invalido, che permette di visitare pochi paesi che non fanno parte dell’Ue. Per poter viaggiare si deve intraprendere un calvario lungo e faticoso, fatto di burocrazia estenuante e burocrazia umiliante, che nel miglioer dei casi si conclude con un visto europeo solo dopo un bel pò di mesi di attesa. Questa è una situazione che crea frustrazione, ostacola lo sviluppo, allontana e raffredda le aspirazioni progressiste dei giovani. Ma i serbi sono in buona compagnia, visto che anche i paesi vicini che si trovano in fasi di collaborazione più avanzate con l’Ue, non ne hanno tratto particolari vantaggi. Persino il quotidiano Politika, che non si distingue certo per posizioni critiche della società, ha pubblicato un sondaggio qualche mese fà nel quale si denunciava come più della metà dei giovani serbi non siano mai stati all’estero. La Citizens Pact, un ong cui sta a cuore l’abbattimento delle frontiere nei Balcani, ha pubblicato l’anno scorso una raccolta di testimonianze di giovani sulle loro esperienze: ne è emerso un quadro tra l'assurdo e il tragicomico, incorniciato dalle lunghe file davanti alle ambasciate europee a Belgrado. Si era parlato di dover agevolare il viaggiare almeno di alcune categorie, tra cui gli studenti, ma tra iter burocratici e rapporti tesi tra Serbia e Ue non si è visto niente di tutto questo.

una manifestante promilosevicUna società sospesa. Non si viaggia granché neanche nei Balcani. Così i giovani balcanici non si conoscono, parlano gli uni degli altri in base a dei vecchi stereotipi caricaturali che creano delle barriere invalicabili per il contatto e per porre le basi di quello che, un domani, dev’essere il futuro pacifico della regione. Nonostante questa difficoltà nel viaggiare, la Serbia è afflitto dalla fuga dei cervelli, che assume dimensioni preoccupanti di anno in anno. Questo accade a causa delle condizioni economiche dei giovani, notevolmente peggiorate rispetto al passato, e dell'incapacità di essere indipendenti e di costruirsi una vita propria. E' Nato così il fenomeno del peterpanismo, incompatibile con le tendenze tradizionali dell’educazione nelle società balcaniche. A migrare sono gli studenti di talento che non vedono una prospettiva di lavoro appagante nel loro paese. La maggior parte dichiara di andarsene per sempre. Srecko Mihailovic un sociologo di Belgrado, afferma che questo sarebbe disastroso per qualsiasi paese. In Serbia, in più sondaggi, si evince che ogni 3 giovani, 2 se ne vogliono andare, e in molti se ne vanno.
I venditori ambulanti di Kalemegdan a Belgrado, nonostante tutto, vendono sempre meno ritratti di Mladic e Karadzic, e i giovani di Belgrado amano raccontare degli amici stranieri che, per un motivo o un altro, sono tornati a vivere in Serbia. Con la ripresa dei negoziati con l'Ue, lo scorso 13 giugno, ci si aspetta solo che anche la disorientata Unione Europea traduca questo principio in una realtà tangibile, per non continuare ad alimentare il passato.  
Categoria: Politica, Popoli, Storia
Luogo: Serbia
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