04/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un viaggio tra i giovani serbi, tra passato e futuro
scritto per noi da
Marjola Rukaj
 
Finalmente nei giornali serbi le foto di Carla del Ponte ritraggono una donna sorridente e fiduciosa, mentre da tempo appariva come una figura severa dagli occhi rabbuiati, che proiettavano uno sguardo critico, accigliato, come se volesse ricordare al paese che il suo comportamento non soddisfaceva affatto.
 
il procuratore carla del ponteSpiraglio europeo. Molto temuta e seguita, rifletteva quotidianamente un pessimismo dalle conseguenze inquietanti per la Serbia. Ma negli ultimi tempi, sembra che i problemi con il Tribunale Penale Internazionale (Tpi) stiano diminuendo e al paese è stata data una vaga speranza europea, con la ripresa dei negoziati dopo un anno tetro e pessimistico. E’ poco e vago, come di solito lo è la percezione dell’Unione Europea nei Balcani che ne restano fuori, ma sarà un buon punto d’inizio per dare un po' di ottimismo ai serbi e fare ritornare la fiducia nel proprio paese. I rapporti con l’Ue, infatti, e l’isolamento che ne è deriva, hanno contribuito a neutralizzare quell’energia positiva che stava diffondendosi nell'ottobre 2000, quando Milosevic venne consegnato alla Tpi, e il paese credette di essersi disfatto dell’anacronismo nazionalista. Ma l’isolamento di questi tempi ha creato delle condizioni che hanno impedito di sbarazzarsi del tutto dall’incubo degli anni Novanta. Vi è stato in questo modo un prolungamento dell’isolamento, che per molti sociologi serbi ha contribuito nella formazione di una vera e propria “generazione perduta” di giovani serbi, che sono cresciuti in modo anomalo, sopravvissuti alle guerre degli anni Novanta, hanno attraversato varie crisi di identità e ora si trovano fragili davanti a un futuro incerto e non molto entusiasmante.
 
giovani dimostrant all'epoca della caduta di milosevicGenerazione perduta? Si dice che sia la classica crisi di valori che le società est-europee si sono trovate ad affrontare dopo la caduta del muro di Berlino, che per la Serbia è incominciata nel 2000. A questo, però, bisogna aggiungere le conseguenze degli anni Novanta. I giovani di oggi vengono chiamati in Serbia “i figli della guerra” o i “figli della catastrofe”. Della Jugoslavia cosmopolita, che era a un passo dall’entrata nell’Ue, è rimasto un erede che ha subito un regresso evidente, un paese di giovani le cui tendenze culturali vanno esattamente nella direzione opposta rispetto a quelle dei propri genitori. La mancanza di comunicazione con i propri coetanei di altre nazionalità ha fatto sì che il terreno, in questo senso, diventasse sempre più propizio. E’ una generazione che è cresciuta nella propaganda nazionalistica, che anche se ormai screditata ha lasciato indirettamente un segno nelle loro convinzioni. Secondo uno dei numerosi studi sociologici sui giovani serbi, la maggioranza schiacciante si dichiara contro i matrimoni misti, mentre in materia di religione solo l’8 percento si dichiara ateo, esattamente la cifra che riguardava i credenti nella generazione dei loro genitori. Sono ovviamente conseguenze inevitabili del ritrovato nazionalismo, dai tratti romantici e irrazionali, che ha contribuito al recupero dell’importanza della religione ortodossa in quanto elemento che contraddistingue il gruppo etno-confessionale serbo da quelli vicini. Vi sono poi i 'fatalismi balcanici' della purezza etnica, che vengono dati per scontati in tutte le ideologie nazionaliste balcaniche, tanto da intorpidire la logica davanti alla palese eterogeneità etno-culturale. Come tutti i nazionalismi balcanici, anche quello serbo sprona all’isolamento e all’etnocentrismo. E quando ci si trova isolati, tutto questo non fa che assolutizzarsi.
Parole chiave: serbia, ortodossi
Categoria: Politica, Popoli, Storia
Luogo: Serbia