Uno sciopero per paghe non riscosse che finisce con un morto. Mentre Pechino approva un mini Statuto dei lavoratori
Un gruppo di operai cinesi immigrati dalle campagne che protesta perché non vede
paghe da cinque mesi. Il proprietario del cantiere che vuole terminare la costruzione
di una centrale elettrica, ma non ha intenzione di tirare fuori tutto il dovuto
in una volta. A risolvere la spinosa questione non arrivano dei sindacalisti,
nemmeno dei poliziotti, ma un gruppo di 50 sgherri armati di mazze ferrate, asce
e armamentari simili.
Proletari di tutta la Cina... E’ successo venerdì scorso nella città di Heyuan, regione del Guangdong, nord
di Hong Kong. Circa 300 operai del cantiere di una grande centrale elettrica non
vedono da mesi la paga e incrociano le braccia. Il padrone del cantiere, Miu Shuliang
della società ‘Fuyuan Group’, non ha intenzione di ritardare la consegna e invia
a calmare i riottosi cinquanta sgherri armati di tutto punto. Sei operai finiscono
all’ospedale, uno in fin di vita. Il ministro cinese dei Lavori pubblici promette
un’ispezione, mentre Miu Shuliang nega al giornale
Chongqing Morning Post che le paghe non arrivassero. La polizia, accorsa sul posto, arresta quattro
scioperanti.
“Avevano mazze ferrate, asce e bastoni chiodati”, ha dichiarato ai giornali locali
Liu Gangqing dal suo letto d’ospedale. L’episodio arriva un mese dopo che Amnesty
International in un rapporto aveva denunciato la nascita di un nuovo ‘sottoproletariato’
cinese, composto dai circa cento milioni di contadini inurbanizzati che non hanno
nessun diritto garantito sul posto di lavoro.
Statuto dei Lavoratori. Venerdì, stesso giorno, palazzo del Congresso del Popolo di Pechino. Il parlamento
nazionale approva una importante riforma per proteggere i diritti dei lavoratori,
sull’onda dello scandalo dei bambini schiavizzati nelle fornaci di mattoni dello
Shanxi e dello Henan, che portò il 7 giugno all’arresto di 120 padroncini. Le
nuove misure garantiscono l’assunzione dopo un periodo di prova e vogliono assicurare
gli stessi diritti di chi ha un lavoro a tempo indeterminato a chi ha siglato
un contratto con un’agenzia interinale, quelle che assorbono il gran numero dei
migranti in arrivo dalle campagne. Il nuovo Statuo sarà effettivo da gennaio 2008
e prevede pene molto più dure per i datori e i pubblici funzionari che non rispetteranno
le nuove normative.
Diritto di Sciopero “Sarà d’ora in poi punito molto severamente il comportamento illegale dei lavoratori”
ha detto alla Xinhua, agenzia ufficiale, il parlamentare Xin Chunying, tra i firmatari
della legge. Tra i nuovi diritti c’è la buonuscita per i licenziati e l’obbligo
dell’approvazione della Commissione provinciale al lavoro per ogni licenziamento.
“Il problema non è creare sanzioni più dure, ma battersi per il rispetto delle
normative; sarebbero bastate quelle esistenti”, ribatte da Hong Kong l’attivista
per i diritti dei lavoratori Robin Munro del ‘China Labour Bullettin’. Forse le
leggi esistenti andranno incontro ad altre riforme che garantiscano di più i lavoratori,
almeno fino a quando il Codice penale cinese continuerà a prevedere il ‘reato
di sciopero’ tra i propri delitti.
I Lumpen tirano la carretta. Parecchi attivisti dei diritti umani hanno denunciato il boom economico cinese
come basato sul mancato rispetto delle garanzie minime per i lavoratori. L’Unione
Europea, attraverso la Camera di Commercio Cina-Ue, si è affrettata a ribadire
che le nuove leggi “non influenzeranno gli ottimi rapporti commerciali esistenti
tra Cina e stati europei”, mentre da parecchie multinazionali arrivavano mugugni
di protesta per una misura che minaccia di aumentare il costo del lavoro.
G. L. Ursini