05/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Andrea Riscassi, prefazione Pietro Marcenaro, Melampo Editore, Rozzano (Mi), 2007
Scritto per noi da
Giorgio Gabbi
 
CopertinaSul mondo post-comunista soffia il vento della restaurazione autoritaria. In Russia e altrove aumenta il potere degli apparati di polizia e dei servizi segreti, gli oppositori muoiono in misteriosi attentati, alcuni finiscono in galera per reati mai commessi, altri riparano all’estero. Gli organi di informazione libera sono intimiditi o ridotti al silenzio. Il risultato delle elezioni è pilotato dall’alto.  Contro questa marea soffocante che ha ricoperto o sta montando nei 15 paesi nati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, si è levato il vessillo arancione delle opposizioni liberali. Chiedono che lo sviluppo di un’economia di mercato vada di pari passo con il rispetto delle regole democratiche, della legalità, dei diritti della persona. E lo chiedono con azioni di massa bene organizzate e non violente, anche quando occupano le piazze con obiettivi insurrezionali.
 
KievAndrea Riscassi offre una panoramica utilissima, chiara ed esauriente su quello che sta succedendo su un sesto della superficie della Terra, non lontano da casa nostra e all’altro capo dei gasdotti e oleodotti che ci forniscono buona parte dell’energia che consumiamo. Il titolo del libro è un programma di lotta e un grido di speranza: il contenuto è molto più cauto. Perché la bandiera arancione, se ha trionfato a Kiev nel novembre 2004 contro il tentativo del filo-russo Janukovič di diventare presidente dell’Ucraina attraverso un’elezione truffaldina, se ha allontanato dal potere in Georgia l’ex-ministro sovietico Ševernadze  e in Kirghizistan l’ex-gerarca comunista Akaev, è fallita nella neosovietica Bielorussia ed è dovuta scendere a compromessi altrove. Prima di tutto in Ucraina, dove la “pasionaria” dell’insurrezione, Julija Timošenko, messa a capo del governo arancione, ha fallito la prova favorendo la rivincita elettorale dei filo-russi.
 
KievLa tesi di Riscassi è che l’Europa deve fare di più per l’evoluzione democratica dei paesi ex-sovietici: certo, nei tre paesi baltici accolti nell’Unione Europea, le cose vanno meglio che altrove. Ma l’Europa si sta chiudendo. Gli europei continuano a invocare maggior rispetto  per i diritti umani ma poi, quando si trovano faccia a faccia con Vladimir Putin, l’uomo al centro della restaurazione autoritaria nell’Est, tutto quello che cercano di ottenere è una fornitura di idrocarburi a buon prezzo. E allora, davvero bandiera arancione la trionferà? Ameno per il momento, un punto interrogativo sembra opportuno.
 
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