Andrea Riscassi, prefazione Pietro Marcenaro, Melampo Editore, Rozzano (Mi), 2007
Scritto per noi da
Giorgio Gabbi

Sul mondo post-comunista soffia il vento della restaurazione autoritaria. In
Russia e altrove aumenta il potere degli apparati di polizia e dei servizi segreti,
gli oppositori muoiono in misteriosi attentati, alcuni finiscono in galera per
reati mai commessi, altri riparano all’estero. Gli organi di informazione libera
sono intimiditi o ridotti al silenzio. Il risultato delle elezioni è pilotato
dall’alto. Contro questa marea soffocante che ha ricoperto o sta montando nei
15 paesi nati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, si è levato il vessillo
arancione delle opposizioni liberali. Chiedono che lo sviluppo di un’economia
di mercato vada di pari passo con il rispetto delle regole democratiche, della
legalità, dei diritti della persona. E lo chiedono con azioni di massa bene organizzate
e non violente, anche quando occupano le piazze con obiettivi insurrezionali.

Andrea Riscassi offre una panoramica utilissima, chiara ed esauriente su quello
che sta succedendo su un sesto della superficie della Terra, non lontano da casa
nostra e all’altro capo dei gasdotti e oleodotti che ci forniscono buona parte
dell’energia che consumiamo. Il titolo del libro è un programma di lotta e un
grido di speranza: il contenuto è molto più cauto. Perché la bandiera arancione,
se ha trionfato a Kiev nel novembre 2004 contro il tentativo del filo-russo Janukovič
di diventare presidente dell’Ucraina attraverso un’elezione truffaldina, se ha
allontanato dal potere in Georgia l’ex-ministro sovietico Ševernadze e in Kirghizistan
l’ex-gerarca comunista Akaev, è fallita nella neosovietica Bielorussia ed è dovuta
scendere a compromessi altrove. Prima di tutto in Ucraina, dove la “pasionaria”
dell’insurrezione, Julija Timošenko, messa a capo del governo arancione, ha fallito
la prova favorendo la rivincita elettorale dei filo-russi.

La tesi di Riscassi è che l’Europa deve fare di più per l’evoluzione democratica
dei paesi ex-sovietici: certo, nei tre paesi baltici accolti nell’Unione Europea,
le cose vanno meglio che altrove. Ma l’Europa si sta chiudendo. Gli europei continuano
a invocare maggior rispetto per i diritti umani ma poi, quando si trovano faccia
a faccia con Vladimir Putin, l’uomo al centro della restaurazione autoritaria
nell’Est, tutto quello che cercano di ottenere è una fornitura di idrocarburi
a buon prezzo. E allora, davvero bandiera arancione la trionferà? Ameno per il
momento, un punto interrogativo sembra opportuno.