Il parco dedicato alle vittime della guerra civile è ormai abbandonato a se stesso
scritto per noi da
Mauro Morbello*
L'occhio
che piange, el ojo que llora, si trova in un parco chiamato
Campo de Marte, nel centro della città di Lima, in Perù.
E' un monumento al ricordo. Quello della grande tragedia del
conflitto armato che, secondo i dati raccolti dalla Commissione per
la Verità e la Riconciliazione, dal 1982 alla fine degli anni
’90 ha provocato oltre 70.000 morti.
Migliaia di nomi. L'occhio che piange, opera
della scultrice olandese Lika Mutal che vive da oltre 30 anni nel
paese, è costituito da una grande pietra di granito nero che
al centro ha un buco che sembra un occhio, dal quale sgorga un rivolo
d'acqua. La pietra è installata al centro di una pozza e dà
quindi l'impressione di un occhio che piange. Il visitante segue un
percorso costituito da 11 circoli convessi all'interno dei quali sono
stati messi 30 mila ciottoli bianchi a formare una specie di
labirinto. All'interno dei circoli si cammina lungo piccoli sentieri
che permettono di leggere sui sassi oltre 24 mila nomi, luoghi ed
età. Sono i nomi, i luoghi e le età dei morti
dell'ultima sanguinaria guerra interna. Altri 6 mila ciottoli non
hanno un nome perché vogliono rappresentare le vittime
scomparse e rimaste sconosciute. Il visitatore percorre i piccoli
sentieri leggendo i nomi che per la maggior parte appartengono alle
località peruviane più povere e remote. E, infatti, le
vittime principali della guerra sanguinaria lanciata da Sendero
Luminoso allo Stato peruviano a partire dall'anno 1982 sono stati
soprattutto i contadini di zone come Ayacucho, Huancavelica,
Apurimac. Il Perù andino degli esclusi da sempre.
Labirinto di violenza. Il
visitatore cammina e legge i nomi con un misto di tristezza e
inspiegabile serenità nel silenzio quasi irreale del parco
Campo di Marte, al centro di una città caotica di oltre 8
milioni di abitanti come Lima. Camminando lungo il labirinto si
arriva infine alla grande pietra centrale che rappresenta la madre
terra (la Pachamama degli antichi Inca, la terra di tutti i
peruviani) che piange in silenzio. L'occhio che piange voleva essere
un monumento alla pace e alla riconciliazione. Purtroppo, da quasi
subito dopo l'inaugurazione, nell'agosto 2005, è iniziata una
campagna prima sotterranea poi sempre più tangibile volta a
togliere prestigio e riconoscimento a questo luogo. Una posizione
motivata dal fatto che secondo alcuni sotto uno stesso simbolo non
dovrebbero essere rappresentate le vittime, cioè i militari,
poliziotti e funzionari pubblici morti nel conflitto e i carnefici,
cioè coloro che a ragione, ma spesso anche a torto, sono stati
accusati di essere terroristi. In realtà, come spesso succede,
la storia non è a senso unico.
La storia insegna? Se è
infatti assolutamente indiscutibile che la guerra contro lo Stato
peruviano è stata lanciata da Sendero Luminoso, un gruppo
sanguinario, è anche vero che la reazione è stata
spesso sproporzionata e a volte propriamente criminale. Come nel caso
della repressione della rivolta organizzata nel 1992 da Sendero nel
carcere di Lima dove, secondo la recente sentenza della corte
Interamericana per i Diritti Umani, le forze dell'ordine reagirono
eliminando a sangue freddo 41 detenuti. Oppure nel 1991 il caso del
massacro nei quartieri di Barrios Altos e la Cantutta, nella
capitale, dove furono uccise sempre a sangue freddo rispettivamente
15 persone, tra cui un bambino e 9 studenti e 1 professore sospettati
di terrorismo. I casi di veri e propri crimini da parte di agenti
dello Stato peruviano sono stati purtroppo numerosi e un reale sforzo
di rielaborazione nel paese, dopo i timidi tentativi degli anni
scorsi, non c'è stato. Purtroppo l'aria che tira per la verità
e la riconciliazione nel Perù non è attualmente delle
migliori. L'occhio continua a piangere, ma pochi se ne rendono conto.
Siamo passati a vederlo sabato scorso: l'acqua già non
scorreva, i nomi sui ciottoli erano quasi tutti ormai cancellati dal
sole e dalla pioggia. Non c'era nessuno. Abbiamo chiesto al guardiano
quante persone fossero passate nell'ultima settimana: solo due o tre
al giorno. E intanto, dopo anni, sui muri di Monterrey,
estrema periferia Est di Lima, il quartiere dove lavoriamo,
sono riapparse scritte inneggianti i Sendero Luminoso. E' proprio
vero, se non si cerca di capire, la storia rischia di ripetersi.