05/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il parco dedicato alle vittime della guerra civile è ormai abbandonato a se stesso
scritto per noi da
Mauro Morbello*
 
 
L'occhio che piange, el ojo que llora, si trova in un parco chiamato Campo de Marte, nel centro della città di Lima, in Perù. E' un monumento al ricordo. Quello della grande tragedia del conflitto armato che, secondo i dati raccolti dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione, dal 1982 alla fine degli anni ’90 ha provocato oltre 70.000 morti.
 
Labirinto della memoriaMigliaia di nomi. L'occhio che piange, opera della scultrice olandese Lika Mutal che vive da oltre 30 anni nel paese, è costituito da una grande pietra di granito nero che al centro ha un buco che sembra un occhio, dal quale sgorga un rivolo d'acqua. La pietra è installata al centro di una pozza e dà quindi l'impressione di un occhio che piange. Il visitante segue un percorso costituito da 11 circoli convessi all'interno dei quali sono stati messi 30 mila ciottoli bianchi a formare una specie di labirinto. All'interno dei circoli si cammina lungo piccoli sentieri che permettono di leggere sui sassi oltre 24 mila nomi, luoghi ed età. Sono i nomi, i luoghi e le età dei morti dell'ultima sanguinaria guerra interna. Altri 6 mila ciottoli non hanno un nome perché vogliono rappresentare le vittime scomparse e rimaste sconosciute. Il visitatore percorre i piccoli sentieri leggendo i nomi che per la maggior parte appartengono alle località peruviane più povere e remote. E, infatti, le vittime principali della guerra sanguinaria lanciata da Sendero Luminoso allo Stato peruviano a partire dall'anno 1982 sono stati soprattutto i contadini di zone come Ayacucho, Huancavelica, Apurimac. Il Perù andino degli esclusi da sempre.
 
peruviana delle ande, in una zona remota colpita dalla guerra civileLabirinto di violenza. Il visitatore cammina e legge i nomi con un misto di tristezza e inspiegabile serenità nel silenzio quasi irreale del parco Campo di Marte, al centro di una città caotica di oltre 8 milioni di abitanti come Lima. Camminando lungo il labirinto si arriva infine alla grande pietra centrale che rappresenta la madre terra (la Pachamama degli antichi Inca, la terra di tutti i peruviani) che piange in silenzio. L'occhio che piange voleva essere un monumento alla pace e alla riconciliazione. Purtroppo, da quasi subito dopo l'inaugurazione, nell'agosto 2005, è iniziata una campagna prima sotterranea poi sempre più tangibile volta a togliere prestigio e riconoscimento a questo luogo. Una posizione motivata dal fatto che secondo alcuni sotto uno stesso simbolo non dovrebbero essere rappresentate le vittime, cioè i militari, poliziotti e funzionari pubblici morti nel conflitto e i carnefici, cioè coloro che a ragione, ma spesso anche a torto, sono stati accusati di essere terroristi. In realtà, come spesso succede, la storia non è a senso unico.
 
giovane guerrigliero sventola la bandiera comunista appesa alla canna del suo fucileLa storia insegna? Se è infatti assolutamente indiscutibile che la guerra contro lo Stato peruviano è stata lanciata da Sendero Luminoso, un gruppo sanguinario, è anche vero che la reazione è stata spesso sproporzionata e a volte propriamente criminale. Come nel caso della repressione della rivolta organizzata nel 1992 da Sendero nel carcere di Lima dove, secondo la recente sentenza della corte Interamericana per i Diritti Umani, le forze dell'ordine reagirono eliminando a sangue freddo 41 detenuti. Oppure nel 1991 il caso del massacro nei quartieri di Barrios Altos e la Cantutta, nella capitale, dove furono uccise sempre a sangue freddo rispettivamente 15 persone, tra cui un bambino e 9 studenti e 1 professore sospettati di terrorismo. I casi di veri e propri crimini da parte di agenti dello Stato peruviano sono stati purtroppo numerosi e un reale sforzo di rielaborazione nel paese, dopo i timidi tentativi degli anni scorsi, non c'è stato. Purtroppo l'aria che tira per la verità e la riconciliazione nel Perù non è attualmente delle migliori. L'occhio continua a piangere, ma pochi se ne rendono conto. Siamo passati a vederlo sabato scorso: l'acqua già non scorreva, i nomi sui ciottoli erano quasi tutti ormai cancellati dal sole e dalla pioggia. Non c'era nessuno. Abbiamo chiesto al guardiano quante persone fossero passate nell'ultima settimana: solo due o tre al giorno. E intanto, dopo anni, sui muri di Monterrey, estrema periferia Est di Lima, il quartiere dove lavoriamo, sono riapparse scritte inneggianti i Sendero Luminoso. E' proprio vero, se non si cerca di capire, la storia rischia di ripetersi.
 
Parole chiave: peru, sendero luminoso, guerra, mauro morbello, memoria
Categoria: Guerra
Luogo: Perù