Intervista all'arcivescovo Pius Ncube, il maggior avversario del presidente Mugabe
Con
un'inflazione al 4500 percento, una disoccupazione che colpisce
quattro persone su cinque e con almeno un terzo della popolazione
dipendente dagli aiuti alimentari, lo Zimbabwe è sull'orlo del
baratro. Mentre il governo tenta di imporre artificialmente un
calmiere ai prezzi, centinaia di persone fuggono ogni giorno alla
volta del Sudafrica o del Botswana.
PeaceReporter
ha intervistato Pius Ncube, arcivescovo di Bulawayo, uno dei più
feroci critici del presidente Robert Mugabe
Reverendo
Ncube, la situazione è così disperata come sembra?
Ho
60 anni, e nella mia vita non ho mai visto tanta povertà tra
la mia gente: a causa dell'inflazione, a giugno i prezzi sono
aumentati di dieci volte. Il pane, la benzina, lo zucchero, i
trasporti, tutto è diventato inavvicinabile. Gli stipendi
attuali bastano per cinque giorni, poi la gente si deve arrangiare.
A
maggio 10.000 insegnanti hanno abbandonato le scuole, mentre medici e
infermieri non vanno più al lavoro perché i trasporti
costano troppo. Non ci sono neanche i soldi per mettere benzina nelle
ambulanze, i malati vengono trasportati su mezzi di fortuna.
E'
vero che, in questo disastro, lo Zanu-Pf (il partito al
potere) usa gli aiuti alimentari come un'arma politica?
E'
vero. In alcune zone del Paese i militanti dello Zanu-Pf hanno
detto chiaro e tondo che chi sostiene il Movement for Democratic
Change (la coalizione all'opposizione, ndr) non riceverà
cibo.
Mugabe
continua a dare all'Occidente la colpa della crisi economica seguita
all'espropriazione dei farmers bianchi, nel 2000. C'è
una parte di verità in questa versione?
Assolutamente
no: il presidente se la prese con gli agricoltori bianchi solo
perché, quando nel 1999 nacque il Mdc, vi aderirono in
massa. Colpire loro era un modo per colpire l'opposizione. Così,
mentre prima le nostre fattorie esportavano dai cereali al cotone,
dal tabacco ai fiori, ora sono diventate delle foreste dove non
cresce nulla.
Le
sanzioni imposte dai Paesi occidentali non c'entrano nulla con la
crisi economica: sono sanzioni mirate, che impediscono a Mugabe e ai
suoi ministri di viaggiare o di avere conti all'estero. Ma anche così
il presidente continua a passarsela bene: agli inizi di carriera
parlava di socialismo, ora è diventato il maggior capitalista
del Paese. Ha partecipazioni in 30 compagnie, si sta costruendo una
villa da 2 milioni di dollari e un museo. Il tutto in spregio alla
gente che muore di fame.
Come
spiega la trasformazione di Mugabe da eroe della liberazione a
dittatore mascherato?
La
colpa principale è nostra: abbiamo avuto troppa fiducia in
lui, l'abbiamo osannato e fatto credere invincibile.
Mugabe
è una persona molto intelligente, ha sei lauree, ha studiato
nelle migliori università, e soprattutto è un grande
oratore. Ma è anche un megalomane, un presuntuoso, e ama alla
follia il potere. Non sopporta che nessuno offuschi la sua aura: nel
1994, quando Nelson Mandela venne in visita ad Harare, lui era
l'unico a non festeggiare..
Eppure,
negli ultimi mesi, Mugabe ha dovuto affrontare pesanti critiche da
parte sia dell'opposizione che di alcuni membri dello Zanu-Pf.
E' il segno che qualcosa sta cambiando?
Tra
la gente c'erano grandi aspettative dopo le manifestazioni
studentesche di marzo (organizzate per chiedere riforme economiche,
ndr). Ma Mugabe ha fatto arrestare più di 700 persone,
buona parte delle quali è stata detenuta illegalmente,
picchiata e torturata. Quattro persone sono morte. La tattica
preferita del presidente è quella di terrorizzare la gente, in
modo che non alzi più la testa.
Ci
sono numerose denunce che parlano dell'utilizzo di milizie speciali
per reprimere le proteste.
Le
chiamano green bombers, e sono composte da giovani disoccupati
che compiono i “lavori sporchi”: torture, pestaggi, rapimenti e
uccisioni di persone... I green bombers finiscono in campi di
addestramento per tre mesi, nei quali subiscono il lavaggio del
cervello. Il problema è che chiunque voglia ottenere un posto
pubblico, specie nella polizia o nell'esercito, deve passare tramite
loro.
Il
Vaticano sta facendo pressioni su Mugabe?
Roma
sta giocando un ruolo diplomatico importante, anche se discreto. Papa
Benedetto XVI ha inviato più volte messaggi privati al
presidente attraverso il nunzio, anche se l'iniziativa finora è
stata lasciata ai vescovi locali.
Mugabe
è cattolico, è stato a scuola dai gesuiti, ha ricevuto
la migliore educazione possibile e l'ha ritorta contro il suo popolo.
Dovrebbe essere come minimo scomunicato.
C'è
stato un particolare episodio che ha spinto Mugabe sulla strada della
dittatura, o il suo è stato un processo graduale?
Alcuni
ritengono che il cambio sia avvenuto nel 1997, quando da premier
Mugabe divenne presidente esecutivo, e cominciò ad avocare a
sé tutti i poteri.
Ma
il processo era iniziato prima. Già nel 1980, subito dopo
l'indipendenza, aveva preso contatti con la Corea del Nord per
addestrare un corpo speciale, chiamato la quinta brigata, che negli
anni successivi si rese responsabile della morte di 20.000 civili
nella sola regione del Matabeleleland. Da quando è salito al
potere, Mugabe ha lavorato per trasformare lo Zimbabwe in una
dittatura monopartitica.
Ha
fiducia nelle recenti trattative tra Zanu-Pf e Mdc,
sponsorizzate dal presidente sudafricano Thabo Mbeki?
La
comunità internazionale ha deciso di scommettere su Mbeki,
sostenitore della diplomazia dei piccoli passi. Se si raggiungesse un
accordo politico, Mugabe potrebbe cedere il potere e ritirarsi, senza
neanche dover rispondere dei crimini contro l'umanità che ha
commesso. Ma, in questo momento, il presidente non è disposto
a farsi da parte.
Vista
la situazione disperata del Paese, un intervento armato della
comunità internazionale per toglierlo di mezzo, come quello
avvenuto in Serbia ad opera della Nato, sarebbe legittimo.