04/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista all'arcivescovo Pius Ncube, il maggior avversario del presidente Mugabe
Con un'inflazione al 4500 percento, una disoccupazione che colpisce quattro persone su cinque e con almeno un terzo della popolazione dipendente dagli aiuti alimentari, lo Zimbabwe è sull'orlo del baratro. Mentre il governo tenta di imporre artificialmente un calmiere ai prezzi, centinaia di persone fuggono ogni giorno alla volta del Sudafrica o del Botswana.
PeaceReporter ha intervistato Pius Ncube, arcivescovo di Bulawayo, uno dei più feroci critici del presidente Robert Mugabe

 
L'arcivescovo di Bulawayo, Pius NcubeReverendo Ncube, la situazione è così disperata come sembra?
Ho 60 anni, e nella mia vita non ho mai visto tanta povertà tra la mia gente: a causa dell'inflazione, a giugno i prezzi sono aumentati di dieci volte. Il pane, la benzina, lo zucchero, i trasporti, tutto è diventato inavvicinabile. Gli stipendi attuali bastano per cinque giorni, poi la gente si deve arrangiare.
A maggio 10.000 insegnanti hanno abbandonato le scuole, mentre medici e infermieri non vanno più al lavoro perché i trasporti costano troppo. Non ci sono neanche i soldi per mettere benzina nelle ambulanze, i malati vengono trasportati su mezzi di fortuna.

 
E' vero che, in questo disastro, lo Zanu-Pf (il partito al potere) usa gli aiuti alimentari come un'arma politica?
E' vero. In alcune zone del Paese i militanti dello Zanu-Pf hanno detto chiaro e tondo che chi sostiene il Movement for Democratic Change (la coalizione all'opposizione, ndr) non riceverà cibo.

Mugabe continua a dare all'Occidente la colpa della crisi economica seguita all'espropriazione dei farmers bianchi, nel 2000. C'è una parte di verità in questa versione?
Assolutamente no: il presidente se la prese con gli agricoltori bianchi solo perché, quando nel 1999 nacque il Mdc, vi aderirono in massa. Colpire loro era un modo per colpire l'opposizione. Così, mentre prima le nostre fattorie esportavano dai cereali al cotone, dal tabacco ai fiori, ora sono diventate delle foreste dove non cresce nulla.
Le sanzioni imposte dai Paesi occidentali non c'entrano nulla con la crisi economica: sono sanzioni mirate, che impediscono a Mugabe e ai suoi ministri di viaggiare o di avere conti all'estero. Ma anche così il presidente continua a passarsela bene: agli inizi di carriera parlava di socialismo, ora è diventato il maggior capitalista del Paese. Ha partecipazioni in 30 compagnie, si sta costruendo una villa da 2 milioni di dollari e un museo. Il tutto in spregio alla gente che muore di fame.

 
Come spiega la trasformazione di Mugabe da eroe della liberazione a dittatore mascherato?
La colpa principale è nostra: abbiamo avuto troppa fiducia in lui, l'abbiamo osannato e fatto credere invincibile.
Mugabe è una persona molto intelligente, ha sei lauree, ha studiato nelle migliori università, e soprattutto è un grande oratore. Ma è anche un megalomane, un presuntuoso, e ama alla follia il potere. Non sopporta che nessuno offuschi la sua aura: nel 1994, quando Nelson Mandela venne in visita ad Harare, lui era l'unico a non festeggiare..

 
Il presidente dello Zimbabwe, Robert MugabeEppure, negli ultimi mesi, Mugabe ha dovuto affrontare pesanti critiche da parte sia dell'opposizione che di alcuni membri dello Zanu-Pf. E' il segno che qualcosa sta cambiando?
Tra la gente c'erano grandi aspettative dopo le manifestazioni studentesche di marzo (organizzate per chiedere riforme economiche, ndr). Ma Mugabe ha fatto arrestare più di 700 persone, buona parte delle quali è stata detenuta illegalmente, picchiata e torturata. Quattro persone sono morte. La tattica preferita del presidente è quella di terrorizzare la gente, in modo che non alzi più la testa.

Ci sono numerose denunce che parlano dell'utilizzo di milizie speciali per reprimere le proteste.
Le chiamano green bombers, e sono composte da giovani disoccupati che compiono i “lavori sporchi”: torture, pestaggi, rapimenti e uccisioni di persone... I green bombers finiscono in campi di addestramento per tre mesi, nei quali subiscono il lavaggio del cervello. Il problema è che chiunque voglia ottenere un posto pubblico, specie nella polizia o nell'esercito, deve passare tramite loro.

Il Vaticano sta facendo pressioni su Mugabe?
Roma sta giocando un ruolo diplomatico importante, anche se discreto. Papa Benedetto XVI ha inviato più volte messaggi privati al presidente attraverso il nunzio, anche se l'iniziativa finora è stata lasciata ai vescovi locali.
Mugabe è cattolico, è stato a scuola dai gesuiti, ha ricevuto la migliore educazione possibile e l'ha ritorta contro il suo popolo. Dovrebbe essere come minimo scomunicato.

 
Un cambiavalute per le strade della capitale HarareC'è stato un particolare episodio che ha spinto Mugabe sulla strada della dittatura, o il suo è stato un processo graduale?
Alcuni ritengono che il cambio sia avvenuto nel 1997, quando da premier Mugabe divenne presidente esecutivo, e cominciò ad avocare a sé tutti i poteri.
Ma il processo era iniziato prima. Già nel 1980, subito dopo l'indipendenza, aveva preso contatti con la Corea del Nord per addestrare un corpo speciale, chiamato la quinta brigata, che negli anni successivi si rese responsabile della morte di 20.000 civili nella sola regione del Matabeleleland. Da quando è salito al potere, Mugabe ha lavorato per trasformare lo Zimbabwe in una dittatura monopartitica.

 
Ha fiducia nelle recenti trattative tra Zanu-Pf e Mdc, sponsorizzate dal presidente sudafricano Thabo Mbeki?
La comunità internazionale ha deciso di scommettere su Mbeki, sostenitore della diplomazia dei piccoli passi. Se si raggiungesse un accordo politico, Mugabe potrebbe cedere il potere e ritirarsi, senza neanche dover rispondere dei crimini contro l'umanità che ha commesso. Ma, in questo momento, il presidente non è disposto a farsi da parte.
Vista la situazione disperata del Paese, un intervento armato della comunità internazionale per toglierlo di mezzo, come quello avvenuto in Serbia ad opera della Nato, sarebbe legittimo.
 

Matteo Fagotto

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