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Dissenso soffocato nel sangue. Un'azione come
tante, quella scattata all'alba di due giorni fa, quando due caccia
Usa F-16 hanno compiuto un raid su Diwaniya contro presunti ribelli.
Secondo la ricostruzione fornita dal comando Usa, una base militare
statunitense era stata fatta bersaglio di un fitto lancio di colpi di
mortaio e razzi, e i soldati hanno chiesto la copertura aerea ai due
jet che hanno attaccato la cittadina. Solo che, pochi minuti dopo, un
funzionario della sanità di Diwaniya, Hamid al-Juati, ha
dichiarato alla radio che in quell'attacco erano rimasti uccisi
almeno 10 civili. Affermazione, questa, in seguito confermata da
fonti ospedaliere e dalla polizia. “Le forze della coalizione
stanno verificando l'episodio per stabilire se, in risposta a un
fuoco intenso, sia stato fatto un uso appropriato e proporzionato
della forza”, recita il laconico commento del comando Usa. I
vertici militari statunitensi sono dovuti comunque uscire allo
scoperto sulla vicenda, dopo che ieri, per le strade di Diwaniya,
una folla inferocita era scesa in piazza per manifestare contro il
governo iracheno e le truppe d'occupazione.
Un'operazione sanguinosa. Dopo che tutta la
settimana precedente è stata caratterizzata dalla rabbia del
presidente afgano Karzai per le vittime civile dei raid Nato, i
militari Usa hanno voluto dare un segno di attenzione agli iracheni,
sempre più inferociti dalla violenza delle operazioni
militari, per evitare che si aprisse un nuovo fronte ostile
nell'opinione pubblica. Proprio oggi, il governo iracheno ha diffuso dati
incoraggianti: il mese di giugno 2007 è stato quello
con il minor numero di vittime civili in Iraq dall'invasione del
paese da parte della Coalizione nel 2003. I morti innocenti sono
stati 'solo' 1241 nell'ultimo mese, il 40 percento in meno di quelle
del mese di maggio. Per il governo iracheno, questo risultato è
dovuto al pacchetto di misure eccezionali varato dall'esecutivo, con
particolare riferimento alla zona di Baghdad, nel febbraio scorso.
Nessuna verifica di questi dati è però possibile da
fonti indipendenti. Come non è possibile verificare
il contenuto di un comunicato diffuso dal Partito islamico iracheno,
formazione sunnita che fa parte della coalizione di governo, secondo
cui sarebbero almeno 350 le persone uccise durante l'operazione
Arrowhead Ripper delle forze Usa in corso a Baquba, 57
chilometri a nord di Baghdad, dalla scorsa settimana. Contro i
presunti insorti ritenuti legati ad al-Qaeda sono stati impegnati
oltre 10.000 soldati iracheni e
statunitensi. In un comunicato diffuso nei giorni scorsi, il
partito cita testimoni per confermare quella che viene definita come
'la punizione collettiva' della città: 150 case rase al suolo
dalle bombe sganciate dagli elicotteri, almeno 350 morti, i cui corpi
sono ancora sotto le macerie, numerose persone arrestate.
Una dura presa di posizione, soprattutto se si considera che questo è
il principale schieramento sunnita alleato del premier al-Maliki, in
un Iraq sempre più frammentato.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, iraq, Arrowhead Ripper, Diwaniya, baquba