15/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Epidemie in varie zone dell'Africa. Nuovo obiettivo: ridurre del 90 per cento i morti entro il 2010
Duecento casi di morbillo. L’ultima segnalazione viene dallo Zambia, che si aggiunge a Nigeria e Repubblica Democratica del Congo: tutti Paesi africani da cui, nel solo mese di giugno, sono arrivate segnalazioni di casi e vittime della malattia infettiva.
 
Foto di M. Serena LunghiIl virus in Africa. Per quanto riguarda lo Zambia, i numeri parlano, come si diceva, di 200 casi in diversi distretti del Paese, dove sono stati inviati medici. Non ci sono notizie di vittime, al contrario di quanto successo in Nigeria, dove un paio di settimane fa, nel Nord, veniva segnalata un’epidemia con 400 casi di infezione e da 20 a 60 vittime, partita dalla capitale e poi diffusa in diverse regioni. Sempre a giugno, all’inizio del mese, anche la Repubblica Democratica del Congo si è confrontata con la malattia infettiva virale, (che ha interessato una decina di villaggi nella regione Katanga), con 3.500 casi in due settimane: i bambini morti sarebbero 150. Qualche giorno dopo sono stati segnali 11 casi di morbillo fra bimbi da 0 a 5 anni anche nella provincia di Sankuru, nessuno mortale; la diffusione dell’infezione è stata attribuita alle difficoltà nel raggiungere i bambini con le campagne di vaccinazione contro il morbillo per gli spostamenti delle popolazioni e per le difficoltà di accesso in alcune zone.
 
Foto di M. Serene LunghiUn nuovo traguardo. I casi mortali di morbillo sono più frequenti nei Paesi poveri, con una mortalità compresa fra l’1 e il 5 per cento, ma che in condizioni di vita queli quelle nei campi profughi e fra i bambini con malnutrizione può arrivare al 30 per cento: mortale per tre bambini su dieci con l’infezione. Rimane dunque una delle principali cause di morte fra i piccoli. Nel campo del morbillo, dopo aver raggiunto e superato, come annunciato da Measles Initiative (partnership nata nel 2001 che unisce American Red Cross, U.S. Centers for Disease Control and Prevention, Organizzazione mondiale della sanità, UN Foundation, Unicef) all’inizio di quest’anno, l’obiettivo di ridurre del 50 per cento i casi mortali fra il 1999 e il 2005 (tanto da essere arrivati a un 60 per cento in meno), è ora all’orizzonte una nuova meta: arrivare entro il 2010, con campagne di vaccinazioni, a una riduzione del 90 per cento della mortalità per la malattia, a confronto con i dati del 2000. In questo quadro si collocano le inziative in Pakistan, che in fasi successive fra marzo 2007 e marzo 2008, dovrebbero raggiungere con il vaccino a oltre 62 milioni di bambini. Il Pakistan, insieme con l’India, l’Indonesia e altre vaste regioni, rappresenta una zona importante per Measles Initiative a fini del traguardo del 2010: si calcola infatti che ogni anno nel solo Pakistan muoiano 21mila bambini per il morbillo e le complicazioni a esso collegate.
 
Meta europea. Anche se con una mortalità più bassa, le epidemie di morbillo sono presenti anche in Europa tanto che nel 2005 sono state segnalate 12 vittime nell’ambito dell’Unione Europea (11 in Romania e 1 in Germania). Il 2010 rappresenta un anno limite posto anche per i 52 Paesi della regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, entro il quale eliminare il morbillo (29mila casi nel 2004, 4.850 morti nel 2003) dal territorio.

Valeria Confalonieri

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