08/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Minnesota è polemica sui tassisti somali che si rifiutano di trasportare passeggeri con liquori nei bagagli
L'aereo atterra, voi sbarcate con i bagagli e magari con gli ultimi acquisti fatti al duty-free, e all'uscita vi trovate un tassista che vi prende a male parole perché trasportate alcool. Scena tipica di un Paese islamico conservatore? Forse, ma anche del cristianissimo Minnesota, Stati Uniti. All'aeroporto di Minneapolis, dal 2002 a oggi si sono verificati quasi 5mila casi di passeggeri che si sono visti respinti, a causa dell'alcool, dai tassisti somali che collegano lo scalo alla città. Non perché fossero in evidente stato di ebbrezza: la loro colpa era quella di trasportare una bottiglia di liquore, o anche solo di vino, nelle loro borse. Quindi, secondo le interpretazioni islamiche più rigide, erano da considerare impuri. Il caso ha provocato una coda di polemiche nello stato, dove negli ultimi anni si sono stabiliti molti rifugiati di religione musulmana.

Le nuove regole. Dopo una serie di denunce da parte di persone appiedate anche a metà corsa, tra cui una donna malata terminale colpevole di portare con sé una cassa di bottiglie di vino, la commissione che gestisce gli aeroporti di Minneapolis ha introdotto un provvedimento che consente di revocare le licenze dei tassisti che si rifiutano di far salire passeggeri per questo motivo. Se si viene colti in fallo una prima volta, si rischia una sospensione dal lavoro di un mese; se recidivi, la licenza può venire ritirata per due anni. Ma parte dei 900 tassisti autorizzati a lavorare all'aeroporto, tre quarti dei quali sono somali musulmani, non ha preso bene l'imposizione dall'alto. “Credono di essere stati costretti a fare qualcosa contro la loro religione”, dice Omar Jamal, direttore dell'associazione Somali Justice Advocacy Center. Non tutti i tassisti musulmani di Minneapolis la pensano così: ma i più rigidi, aderenti alla Muslim American Society (considerato il braccio americano dei Fratelli musulmani), sembrano aver preso alla lettera una fatwa emanata l'anno scorso dalla sezione del Minnesota della Msa. Il parere giuridico ricordava in sostanza ai tassisti più tolleranti che far entrare in automobile degli alcolici - “la madre di tutti i mali” - equivale a essere complici del peccatore, e che chi disobbedirà brucerà all'inferno per questo.

Un gruppo di rifugiati somaliLe proteste. In vigore da maggio, la nuova ordinanza sembra essere stata rispettata da tutti, anche se i più “duri e puri” minacciano azioni legali. L'unica eccezione è costituita da alcuni tassisti che si sono rifiutati di rinnovare la licenza, perché veniva chiesto loro di firmare un impegno ad accogliere ogni tipo di passeggero. Ma l'episodio si aggiunge a una serie di “incomprensioni” tra culture nell'area di Minneapolis, dove circa 150mila persone su 3,5 milioni sono di religione islamica. Lo scorso novembre, sei imam locali furono fatti scendere da un volo della US Airways, dopo che i passeggeri si erano lamentati delle loro preghiere a voce troppo alta, con movimenti sospetti a bordo dell'aereo. Come già verificatosi a Londra e a Sydney, anche in Minnesota alcuni non vedenti si sono lamentati di essere stati respinti da tassisti musulmani, che non volevano far salire a bordo i loro cani-guida perché impuri. Recentemente, alcuni dipendenti musulmani di una catena di alimentari hanno chiesto di non dover maneggiare prodotti di carne di maiale quando sono di turno alle casse. Inoltre, una settantina di somali del Minnesota hanno incrociato le braccia in una fabbrica, perché non veniva concesso loro di pregare per il tempo che desideravano. E dopo varie pressioni degli studenti musulmani, un'università di Minneapolis ha installato nei bagni dei lavabi per fare le abluzioni ai piedi prima della preghiera.

Polemiche contro gli immigrati. Atteggiamenti che iniziano ad irritare più di qualcuno, negli Usa. “Nessuno ha puntato una pistola alla testa di queste persone, obbligandole a diventare tassisti. Se non sei disposto a trasportare liquori e cani, allora non scegliere un lavoro che ti richiede di farlo”, scrive un lettore sul sito Jihadwatch.org, che tiene polemicamente il conto di tutte le richieste dei nuovi immigrati. “Invece di imporre le loro credenze religiose in una società laica, perché non lasciano questo Paese lasciandosi alle spalle così tutte le persecuzioni che dicono di dover sopportare?”, incalza un altro. Nel faldone dei risentimenti finiscono anche episodi avvenuti negli ultimi anni negli Usa e in Canada, non sempre a opera di musulmani: come la palestra di Montreal costretta a installare finestre con i vetri oscurati dopo le lamentele di una adiacente sinagoga, o la rimozione degli alberi di Natale da scuole e aeroporti, per non offendere i fedeli delle religioni non cristiane. Piccoli episodi se presi singolarmente, ma che nel complesso forniscono munizioni a chi spara a zero sulla percepita “arroganza” dei nuovi arrivati.

Una preghiera islamica all'aeroporto di MinneapolisIl punto di vista dei gruppi islamici. Le associazioni islamiche di Minneapolis gettano acqua sul fuoco, dicendo che il caso dei tassisti è stato gonfiato dai media. “Le comunità somale, indiane, pakistane ed egiziane sono ben integrate qui”, spiega al telefono una volontaria dell'Islamic Center of Minnesota, “la gran parte degli immigrati capisce che rimanere rigidi sulle proprie posizioni è improponibile, se vai a vivere in una nuova società. Per quanto riguarda gli alcolici, noi crediamo che basta non berli”. Nelle sue disposizioni ai fedeli, il sito del gruppo cade però in leggera contraddizione quando dice che il Corano vieta di “vendere, trasportare o trarre profitto” dagli alcolici, aggiungendo che “in certe situazioni” i musulmani possono trovarsi nella condizione di dover “fare delle cose vietate, perché così è necessario”. Secondo Abdi Ismail Samatar, un professore della University of Minnesota originario del Corno d'Africa, molti nuovi immigrati hanno sincere difficoltà nell'adattarsi perché si trovano ad affrontare certi problemi e non hanno gli strumenti per farlo. “Nella piccola comunità islamica dove sono cresciuto, avevo sentito parlare degli alcolici ma non non avevo mai visto una bottiglia. La prima volta è stato negli Usa”, dice.

L'integrazione procede. Incomprensioni a parte, la situazione dei musulmani negli Stati Uniti appare migliore di quella in Europa. Una recente ricerca del Pew Research Center, intitolata “Musulmani americani: di classe media e inseriti nella società”, ha tracciato un quadro dei circa 2,4 milioni di islamici che si calcola vivano negli States. La maggioranza di loro appare integrata: il 71 percento sostiene che il lavoro duro paga, se si vuole avanzare nella società americana; due terzi degli intervistati non vedono un conflitto tra l'essere un buon musulmano e un cittadino di una società moderna. L'ascesa economica di molti arabi-americani, nonché l'assenza di crisi violente come quella delle banlieues francesi o gli scontri di Bradford in Inghilterra, dimostrano come il modello Usa di integrazione finora stia funzionando meglio di quello europeo, nonostante la crisi successiva agli attentati dell'11 settembre 2001. Ci sarebbe da brindare, magari non proprio all'uscita dell'aeroporto di Minneapolis.

Alessandro Ursic

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