02/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo i militari filippini, Padre Giancarlo Bossi è ancora vivo. Le ricerche sempre più fitte
di gianluca Ursini
 
Padre Giancarlo Bossi sarebbe ancora vivo secondo l’esercito filippino. E intanto i militari dispiegano nuove truppe specializzate nell’isola di Mindanao per la sua ricerca, mentre mercoledì parte la missione dell’inviata speciale della Farnesina, ex sottosegretaria Margherita Boniver.
 
In attesa di Notizie. “Siamo sempre in attesa di notizie; per il momento non ci sono novità”; così Padre Luciano Benedetti, missionario del ‘Pontificio istituti missioni estere’ nel Sud Filippine, parla della situazione del suo confratello Giancarlo Bossi. Il 57enne lombardo è stato rapito il 10 giugno passato mentre andava a dire messa vicino il villaggio di Bulawan, provincia di Zamboanga, isola di Mindanao. Secondo padre Benedetti, le ricerche per ritrovare il religioso rapito proseguono nell’area di Sibugay, dove si sarebbero moltiplicati i posti di blocco. Anche padre Benedetti, interpellato dall’agenzia Misna, è stato rapito nel 1998, rimanendo due mesi nelle mani dei suoi rapitori, gli integralisti del Fronte Islamico di Liberazione Moro, sospettato di affiliazione con Al Qaeda.
 
Il Fronte Moro collabora. Continua invece la collaborazione con i guerriglieri separatisti, che mirano a instaurare un regime integralista nell’isola più meridionale dell’arcipelago asiatico. Un ‘Comitato congiunto d’azione Ad Hoc’ è stato istituito da Esercito e Milf (fronte Moro) e sta conducendo ricerche in diverse zone della provincia di Zamboanga. “Esiste un accordo del 29 giugno per concentrare gli sforzi sia dei militari di Manila che dei militanti del Fronte Moro sulle ricerche di intelligence necessarie a individuare il nascondiglio dei rapitori di Padre Bossi”, riferisce il coordinatore del Comitato d’Azione, professor Rudy Rodil. Che ha sottolineato gli sforzi dei ribelli islamici. Infatti benché gli accordi sul gruppo congiunto siano scaduti dal 22 giugno, le due parti hanno deciso di proseguire fino alla liberazione del missionario italiano.
 
C’è da fidarsi? Oggi il comandante in capo delle forze armate filippine, Generale Hermogenes Esperon si è dichiarato “fiducioso” sul fatto che Padre Bossi sia ancora vivo, pur non volendo precisare i “particolari che ci portano a ben sperare”, per non correre il rischio di “dare indicazioni sulla zona nella quale crediamo sia tenuto in ostaggio”. Una fuga di informazioni porterebbe sicuramente i rapitori a trasferire Giancarlo Bossi. Al momento nessun rapitore si sarebbe fatto vivo né con l’Esercito, né coi missionari. I sospetti dell’esercito sembrano concentrarsi su elementi ribelli dei gruppi integralisti musulmani. I militari hanno finora dispiegato truppe scelte per queste ricerche, da gruppi cinofili a pattugliamenti in elicottero, e addirittura un aereo spia statunitense avrebbe monitorato il tratto di costa in zona nei giorni seguenti il sequestro. L'esercito per ora sta presidiando la zona di Sibugay nella provincia di Zamboanga
 
Operazioni da mantenere segrete. Il Fronte Moro invece ha dispiegato i suoi guerriglieri nelle province di Lanao del Norte e Lanao del Sur, al confine con Zamboanga, sembra in maniera infruttuosa. Lo ha riferito il colonnello Reynald Roney della 103esima Brigata aviotrasportata. “Secondo le mie informazioni, quelli del Milf da Lanao sono tornati a mani vuote”, ha dichiarato al quotidiano ‘Mindanao Times’.
Tuttavia i tempi per il rilascio difficilmente saranno così brevi come è accaduto in altri Paesi e in altri sequestri di civili, come ricorda un ex missionario rapito. “Ricordiamo come nella vicenda di padre Giuseppe Pierantoni, sequestrato nel 2001 e fuggito dopo sei mesi di cattività, furono necessari tre mesi per un primo contatto con i rapitori” ha ancora dichiarato padre Benedetti all’agenzia Misna.
Gianluca Ursini