02/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele chiude i valichi di frontiera per imprigionare Hamas e la popolazione della Striscia di Gaza
La Striscia di Gaza formalmente non è più occupata dall'estate del 2005, ma Israele controlla ancora tutti i posti di confine, lo spazio aereo e il mare. Il solo valico in cui la presenza israeliana è gestita insieme ai palestinesi, con la supervisione dell'Unione Europea, è quello di Rafah, al confine con l'Egitto. Dalla scorsa settimana, da quando Hamas ha preso il controllo della Striscia, Israele ha sigillato tute le frontiere, una scelta che punta a mettere sotto pressione il partito islamico e rischia di affamare ulteriormente la popolazione di Gaza.

Il valico di EretzEretz. La scorsa settimana, nonostante gli scontri nella Sriscia fossero cessati, almeno seicento persone erano bloccate al valico di Eretz, a nord della Striscia di Gaza, in attesa che Israele concedesse loro il passaggio. Molte di queste sono rimaste per giorni all'interno del tunnel di passaggio del valico, senza cibo e assistenza umanitaria. Tra loro c'erano diverse donne, bambini e alcuni uomini feriti nei combattimenti della scorsa settimana. Buona parte di coloro che in questi giorni cercano di raggiungere la Cisgiordania sono civili, ma ci sono anche persone vicine a Fatah che non si fidano dell'amnistia decretata da Hamas. Finora il governo israeliano ha concesso il passaggio solo allo staff delle Ong internazionali che hanno lasciato la Striscia, ai palestinesi con permessi speciali -come i quadri di Fatah che hanno raggiunto la Cisgiordania sobito dopo la vittoria di Hamas- e ai casi di emergenza umanitaria. D'altro canto, però, fonti vicine al presidente riferiscono che lo stesso Mahmoud Abbas non vedrebbe di buon occhio un'ondata di profughi da Gaza in Cisgiordania.

Tank israeliani a KarniKarni. Dal nove giugno é stato chiuso anche il valico di Karni, il principale scalo merci tra Israele e la Striscia, per timore di attacchi. Domenica 24 giugno Israele ha annunciato che avrebbe consentito il passaggio dei rifornimenti essenziali solo attraverso due valichi minori, Kerem Shalom e Sufa, sotto totale controllo israeliano. Ma pochi giorni dopo, il 27 giugno, Tel Aviv ha lanciato un offensiva a Gaza in cui sono morte 11 persone e ha chiuso anche il valico di Kerem Shalom, in seguito alla scoperta di una bomba piazzata a ridosso del valico. Il sito internet Debkafile, vicino ai servizi israeliani, scrive che i palestinesi avrebbero attaccato i valichi per simulare una crisi umanitaria, a uso e consumo dei media internazionali. Ma il il direttore di Oxfam, Jeremy Hobbs, ribadisce che la chiusura di Karni, potrebbe provocare anche un disastro sanitario, impedendo l'importazione di equipaggiamenti per il trattamento delle acque e altri prodotti chimici indispensabili. Se una reale apertura di due valichi minori potrebbe scongiurare una carestia, è praticamente certo la chiusura di Karni avrà pesanti effetti sull'economia. Karni è infatti il valico da cui passano le esportazioni della Striscia. Giovedì 28 giugno le autorità israeliane hanno lasciato passare un carico di 5 tonnellate di grano “in via sperimentale” dal valico di Karni. Verrà macinato dai mulini di Gaza e acquistato dall'Unrwa, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi, che poi lo distribuirà alla popolazione della Striscia. Il carico è stato fatto entrare tramite un nastro trasportatore per non riaprire il valico, ma l'Unrwa spera che questa eccezione sia solo un primo paso verso la riapertura perimanente.

il valico di RafahRafah. Durante gli scontri dello scorso mese sono stati 4mila i palestinesi usciti dalla Striscia di Gaza verso l'Egitto, passando per Rafah. Chi per mettersi in salvo dagli scontri, chi per ricevere cure mediche, chi per lavoro. Poi il valico è stato chiuso. All'inizio di questa settimana, riferisce l'ufficio per le Questioni Umanitarie delle Nazioni Unite, i palestinesi bloccati sul lato egiziano del confine, nel nord del Sinai, erano circa 2500, secondo le fonti egiziane 4500.
Alcune centinaia di palestinesi hanno trovato un riparo negli alberghi della cittadina egiziana di El Arish. Molti altri invece, sono stati costretti ad accamparsi al confine, nel deserto, con temperature diurne che superano i 40 gradi. Fawzi Barthoum, il portavoce di Hamas a Gaza, ha chiesto alle autorità egiziane di riaprire il confine: “Siamo molto preoccupati per le migliaia di fratelli abbandonati al valico di Rafah in condizioni miserabili” ha spiegato. La parte Egiziana del valico è chiusa, ma anche quella palestinese è deserta da quando gli ufficiali della sicurezza l'hanno abbandonata, durante gli scontri delle scorse settimane. Israele, però, non sarebbe in grado di garantire la presenza dei suoi supervisori al confine e le autorità egiziane dicono che riapriranno solo quando saranno tornati gli ispettori dell'Unione Europea. Venerdì 29 Hamas ha lanciato un ultimatum concedendo a Israele 48 ore di tempo per riaprire il confine con l'Egitto. La scadenza è stata ignorata e domenica i miliziani palestinesi hanno ricominciato a sparare razzi contro gli insediementi israeliani nel nord del Negev.

Naoki Tomasini

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