Colombia, grazie ai colloqui fra guerriglia e governo potrebbero presto aprirsi nuove speranze di liberazione per gli ostaggi in mano all'Esercito di Liberazione Nazionale
Il gruppo guerrigliero colombiano Eln, Esercito di Liberazione Nazionale, ha
fatto sapere di essere disposto alla liberazione dei prigionieri che ancora oggi
si trovano nelle sue mani nel momento in cui le trattative per un 'cessate il
fuoco' con il governo centrale di Bogotà saranno durature.
I fatti. Paolo Beltran, che rappresenta il gruppo guerrigliero che s'ispira alla rivoluzione
cubana (nato nel 1964 e secondo per importanza in Colombia) ha inoltre fatto sapere
che sarebbe positivo per il Paese, per il governo e per lo stesso gruppo guerrigliero,
che la tregua possa determinarsi entro la fine del mese di luglio.
Ma, nonostante le speranze, il negoziatore ufficiale dell'Eln (che può contare
su almeno 5,000 uomini) ha espresso anche forti dubbi sul fatto che tutto questo
possa avvenire in tempi brevi per le difficoltà oggettive di un accordo fra un
gruppo guerrigliero in campo da anni e le autorità.
Le discussioni, le affermazioni, le speranze e i buoni propositi arrivano direttamente
dall'isola di Cuba, dove si trova Beltran in questi giorni. Insieme a lui, nell'isola
dei Castro, si trova anche un inviato dell'amministrazione di Bogotà, Luis Carlos
Restrepo, incaricato dal governo colombiano di gestire le trattative. Nel frattempo,
Beltran ha voluto chiarire certi aspetti della vicenda confermando da parte sua
che gli ostaggi attualmente in mano all'Eln sono solo “una dozzina” e non centinaia
come sostiene il governo.
Buoni propositi. Non è certo la prima volta che guerriglieri e governo cercano di sedersi al
tavolo delle trattative. Già nel mese di aprile i rappresentanti dell'Eln concordarono
con il governo di Uribe sei mesi sperimentali di 'cessate il fuoco'.
Secondo quanto affermato da Luis Carlos Restrepo “Abbiamo quasi pronto un progetto
in grado di verificare il 'cessate il fuoco' e quindi le ostilità. L'unica cosa
che ci manca ancora sono delle garanzie. Solo così si potrà avere un po' di pace
in Colombia”.
Ma, per i vertici dell'Eln non è tutto oro quello che luccica. Hanno rifiutato,
ad esempio le ultime proposte fatte da Restrepo per conto del governo: tutti gli
appartenenti al gruppo guerrigliero si sarebbero dovuti concentrare in un'area
determinata del paese. Un 'suicidio collettivo' avevano commentato i capi dell'Eln.
Ma le prospettive per il futuro sembrano scontrarsi in continuazione e secondo
Restrepo “guerriglia e governo parlano due lingue diverse”. I capi dell'Eln sono
in attesa che le autorità colombiane facciano la loro proposta e chiedono che
il governo comprometta la sua parola e prometta l'indulto per centinaia di prigionieri
'politici'. Allo stesso tempo l'amministrazione di Bogotà si baserà, per fare
offerte o intavolare discorsi, sulla liberazione (necessaria) degli ostaggi in
mano alla guerriglia.
Questa sembra essere l'ennesima puntata di un dramma umanitario che va avanti
da decine di anni e che, giunto nel 2007, non ha trovato ancora una valida soluzione.