02/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Colombia, grazie ai colloqui fra guerriglia e governo potrebbero presto aprirsi nuove speranze di liberazione per gli ostaggi in mano all'Esercito di Liberazione Nazionale

Il gruppo guerrigliero colombiano Eln, Esercito di Liberazione Nazionale, ha fatto sapere di essere disposto alla liberazione dei prigionieri che ancora oggi si trovano nelle sue mani nel momento in cui le trattative per un 'cessate il fuoco' con il governo centrale di Bogotà saranno durature.

I fatti. Paolo Beltran, che rappresenta il gruppo guerrigliero che s'ispira alla rivoluzione cubana (nato nel 1964 e secondo per importanza in Colombia) ha inoltre fatto sapere che sarebbe positivo per il Paese, per il governo e per lo stesso gruppo guerrigliero, che la tregua possa determinarsi entro la fine del mese di luglio.
Ma, nonostante le speranze, il negoziatore ufficiale dell'Eln (che può contare su almeno 5,000 uomini) ha espresso anche forti dubbi sul fatto che tutto questo possa avvenire in tempi brevi per le difficoltà oggettive di un accordo fra un gruppo guerrigliero in campo da anni e le autorità.
Le discussioni, le affermazioni, le speranze e i buoni propositi arrivano direttamente dall'isola di Cuba, dove si trova Beltran in questi giorni. Insieme a lui, nell'isola dei Castro, si trova anche un inviato dell'amministrazione di Bogotà, Luis Carlos Restrepo, incaricato dal governo colombiano di gestire le trattative. Nel frattempo, Beltran ha voluto chiarire certi aspetti della vicenda confermando da parte sua che gli ostaggi attualmente in mano all'Eln sono solo “una dozzina” e non centinaia come sostiene il governo.

Buoni propositi. Non è certo la prima volta che guerriglieri e governo cercano di sedersi al tavolo delle trattative. Già nel mese di aprile i rappresentanti dell'Eln concordarono con il governo di Uribe sei mesi sperimentali di 'cessate il fuoco'.
Secondo quanto affermato da Luis Carlos Restrepo “Abbiamo quasi pronto un progetto in grado di verificare il 'cessate il fuoco' e quindi le ostilità. L'unica cosa che ci manca ancora sono delle garanzie. Solo così si potrà avere un po' di pace in Colombia”.
Ma, per i vertici dell'Eln non è tutto oro quello che luccica. Hanno rifiutato, ad esempio le ultime proposte fatte da Restrepo per conto del governo: tutti gli appartenenti al gruppo guerrigliero si sarebbero dovuti concentrare in un'area determinata del paese. Un 'suicidio collettivo' avevano commentato i capi dell'Eln.
Ma le prospettive per il futuro sembrano scontrarsi in continuazione e secondo Restrepo “guerriglia e governo parlano due lingue diverse”. I capi dell'Eln sono in attesa che le autorità colombiane facciano la loro proposta e chiedono che il governo comprometta la sua parola e prometta l'indulto per centinaia di prigionieri 'politici'. Allo stesso tempo l'amministrazione di Bogotà si baserà, per fare offerte o intavolare discorsi, sulla liberazione (necessaria) degli ostaggi in mano alla guerriglia.
Questa sembra essere l'ennesima puntata di un dramma umanitario che va avanti da decine di anni e che, giunto nel 2007, non ha trovato ancora una valida soluzione.

Alessandro Grandi

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