L’Ansa, il 22 giugno scorso, riferendosi alla Dda (Divisione distrettuale antimafia)
di Bari, ha comunicato che è imminente la richiesta di rinvio a giudizio da parte
della procura di Bari per l’ex premier ed ex presidente della Repubblica del Montenegro,
Milo Djukanovic, accusato di associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale
di sigarette di contrabbando.
Si stringono i tempi dell'inchiesta. I pm inquirenti della Dda di Bari, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi, hanno
infatti notificato a Djukanovic e all’ex vice primo ministro, Miroslav Ivanisevic,
oltre ad altre 13 persone, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari
per contestazioni che si riferiscono al periodo compreso tra il 1994 e il 2002. Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per poter chiedere di essere interrogati
o per presentare la difesa – scaduto questo termine quasi certamente sarà chiesto
il rinvio a giudizio.
Djukanovic è accusato di aver concesso al cittadino svizzero Franco Della Torre,
a giudizio per un altro processo, la licenza per importare in Montenegro mille
tonnellate al mese di sigarette, che poi, sono state introdotte in Italia tramite
i canali del contrabbando.
Secondo la Dda di Bari, il riciclaggio del denaro era assicurato da Stanko Subotic,
detto Cane, businessman serbo. Secondo l’accusa, Subotic avrebbe trasportato dalla
Svizzera in Montenegro e poi a Cipro il denaro a bordo di tre aerei, uno dei quali
acquistato proprio grazie alla “tassa di transito” di sigarette che il governo
montenegrino impose in quegli anni ai contrabbandieri.
Il denaro sarebbe stato versato su un conto corrente nella Bank of Cyprus, e
utilizzato per vari pagamenti e investimenti. Poi sarebbe stato trasferito nelle
banche del Liechtenstein.
Il business delle sigarette. La Dda di Bari accusa Djukanovic anche di aver agevolato il traffico illecito
tramite la società pubblica “Zetatrans”; di aver garantito, tramite i vertici
della polizia montenegrina, che i motoscafi dei contrabbandieri attraccassero
nei porti di Zelenika e Bar, e di aver dato protezione ai latitanti italiani che
si rifugiavano in Montenegro.
Tra le persone avvisate della conclusione delle indagini figura anche Dusanka
Pesic Jeknic, allora rappresentante commerciale del Montenegro in Italia. Pesic
è accusata di essere stata l’anello di collegamento tra esponenti della mafia
pugliese e i vertici del governo montenegrino.
Dall’indagine, avviata nel 1999, emergerebbe anche l’esistenza di un patto siglato
tra la mafia montenegrina e quella pugliese per il controllo e la gestione dei
traffici illeciti. Secondo la Dda di Bari, l’accordo fu siglato tra mafiosi italiani
e Andrija Draskovic,
ritenuto dagli inquirenti baresi un boss mafioso di primo piano nella ex Jugoslavia
(arrestato all’aeroporto di Francoforte il marzo scorso ed estradato in Italia).
Secondo l’accusa, il presunto boss dei Balcani Andrija Draskovic, avrebbe assicurato
protezione ai latitanti pugliesi rifugiatisi in Montenegro, in cambio del monopolio
nella fornitura di eroina e cocaina alla mafia pugliese e a quella siciliana. Dal Montenegro arrivano però smentite a queste notizie.
La politica s'interroga. Secondo quanto riporta l’emittente B92 (il 26 giugno scorso), il portavoce del
partito socialdemocratico del Montenegro (DPS), Rajko Kovacevic, ha dichiarato
che le accuse ipotizzate nei confronti dell’attuale presidente del DPS ed ex primo
ministro Milo Djukanovic non sono fondate. “Non c’è stato nessun reato di contrabbando
internazionale di sigarette in Montenegro. C’è stato soltanto il transito di sigarette,
ma quel lavoro era in linea con la legislazione montenegrina e si svolgeva anche
prima che il DPS venisse al potere”, ha sottolineato il portavoce del DPS. Kovacevic
ha anche aggiunto che le accuse nei confronti di Djukanovic sono “note da tempo”
e rappresentano “una storia politicamente motivata”. Da tempo i vertici del Montenegro spiegano che le indagini sul presunto contrabbando
di sigarette sul territorio del Montenegro sono soltanto speculazioni, orchestrate
da alcune forze fuori e dentro il Paese, per screditare l’ex premier Milo Djukanovic.
Le accuse sono considerate insinuazioni che datano fin dal momento in cui Djukanovic
si è staccato dalla politica della Serbia e avrebbero il solo obiettivo di destabilizzare
il Montenegro, screditare le sue politiche e la persona dell’allora presidente
Djukanovic, favorevole all’indipendenza montenegrina.
Enrico Tuccillo, difensore di Milo Djukanovic, ha affermato al quotidiano “Danas”
che la Dda di Bari ha concluso le indagini preliminari nei confronti dell’ex primo
ministro ed alcuni suoi ex strettissimi collaboratori. Tuccillo ha spiegato che
prima di tutto deve studiare i documenti per poter decidere sui prossimi passi.
Il difensore di Djukanovic ha anche sottolineato che è ancora presto per dire
se Djukanovic si presenterà davanti ai giudici italiani.
Il futuro del Montenegro. Inoltre, il ministro degli Esteri del Montenegro, Milan Rocen, ha valutato, in
un’intervista pubblicata dal quotidiano “Vijesti” il 28 giugno, che l’annuncio
del possibile processo contro l’ex premier Djukanovic sia un motivo valido per
far sì che “il Procuratore del Montenegro inizi ad interessarsi del caso così
che si metta la parola fine a questa farsa.”
“Penso che sia arrivato il momento che il Montenegro esca da una posizione passiva”,
ha dichiarato Rocen. Il ministro ha anche aggiunto: “Penso che si tratti dello
stesso manoscritto, della stessa storia raccontata più volte, ma che non trova
eco tra l’opinione pubblica come invece vorrebbero quelli che rendono pubbliche
informazioni del genere. Si tratta di una sorta di farsa che si ripete oramai
da anni. E’ sempre stato così in concomitanza di eventi importanti in Montenegro.
In questo momento stiamo per adottare una nuova costituzione.”
In Montenegro, le notizie giunte dall’Italia sull’avviso di conclusione delle
indagini e sulla richiesta di rinvio a giudizio per l’ex premier Milo Djukanovic
e i suoi stretti collaboratori hanno messo in secondo piano qualsiasi altra notizia.
I media montenegrini sono letteralmente impazziti e quasi tutti i giornalisti
stanno cercando di contattare Djukanovic, ma per il momento senza successo.