02/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Egitto proibisce ogni forma di circoncisione femminile, ma c'è ancora molto lavoro da fare
“Ogni circoncisione femminile sarà considerata una grave violazione della legge e sarà punita duramente”. Così parlò, il 28 giugno scorso, Hatem al-Gabali, ministro della Sanità egiziano. Poche parole, ma che per migliaia di giovani donne egiziane potrebbero voler dire tanto. Anche se non bastano solo le parole.

una bambina subisce la mutilazione genitaleAncora una vittima. La mutilazione genitale femminile è infatti vietata da tempo in Egitto, solo che resta (recenti studi sostengono che il 90 percento delle donne egiziane abbia subito una mutilazione genitale) ancora un'usanza diffusa che, in troppi casi, continuava a essere tollerata dalle autorità. La mutilazione del clitoride è bandita in Egitto dal 1996, ma una norma permetteva la circoncisione femminile in 'alcuni casi particolari', una deroga che lasciava tanto spazio all'interpretazione dei singoli. Nei giorni scorsi però Budour Ahmed Shaker, una ragazzina di 12 anni, di un villaggio della provincia di Minya, nell'Egitto meridionale, ha perso al vita a causa della pratica alla quale era stata sottoposta. La madre della ragazza e il medico sono stati arrestati, anche se i sostenitori della pratica, che in Egitto risale all'epoca dei faraoni, indicano in un'errore nella somministrazione dell'anestesia la causa della morte e non nella circoncisione. Il dubbio sulle cause della morte però, non ha fermato l'ondata d'indignazione che ha scosso il paese, portando addirittura la first lady Susanne Mubarak, sempre parca nel mostrarsi in pubblico, a prendere pubblicamente posizione contro l'usanza.
Il divieto quindi è stato ribadito con forza, eliminando il margine di tollerabilità, e sancendo l'immediato allontanamento dalla professione del personale medico e paramedico che pratichi questo tipo d'intervento, in ambito pubblico o privato.

il manifesto contro le mutilazioni genitali femminili di una campagna di sensibilizzazione egizianaLa religione non c'entra. Un'usanza che, al contrario di quanto sostengono alcune persone, non c'entra nulla con l'Islam e con alcuna religione.
Ed è proprio per ribadire questo concetto che il Gran Muftì del Cairo e il patriarca della chiesa Copta, confessione cristiana diffusa in Egitto, sono voluti intervenire insieme sulla questione, ribadendo l'assoluta estraneità della pratica della circoncisione femminile dalla tradizione della Bibbia e del Corano.
I due religiosi si sono rivolti a tutti i fedeli, perché la circoncisione viene subita allo stesso modo da donne cristiane e musulmane, chiedendo la fine dell'antico rito di passaggio delle ragazze dall'età infantile a quella adulta che, come detto, risale al tempo dei faraoni.
Una pratica che, in modo particolare nelle regioni rurali dell'Egitto, continua a essere praticata, nell'assurda credenza che sia utile a mantenere la castità delle giovani donne.

alcuni primitivi strumenti che vengono utilizzati per la circoncisione femminileUn'antica tradizione. Un'abitudine che non riguarda solo l'Egitto, ma è diffusa anche in Tanzania, Kenya, Senegal e Guinea, e in totale in almeno 28 paesi africani e in alcuni stati asiatici. Secondo le Nazioni Unite, nel mondo, sarebbero almeno 120 milioni le ragazze che sono state sottoposte a qualche tipo di mutilazione genitale. Negli ultimi anni, si sono registrati dei provvedimenti importanti nella direzione del completo divieto della pratica, ma tanta è ancora la strada da fare. Anche perché, pur in presenza della buona volontà delle istituzioni locali, resta da sconfiggere il retaggio culturale millenario, che lega la pratica della circoncisione femminile alla reputazione e all'accettazione sociale delle donne nelle rispettive comunità.
In questo senso è indicativa la drammatica storia di Pamela Kathambi, una ragazza kenyana che un anno fa è morta praticandosi da sola la circoncisione, perché sua madre aveva deciso di non sottoporla a questa pratica violenta. Solo che la ragazza, come ha poi raccontato la madre ai giornalisti, si sentiva esclusa dal contesto dei suoi amici per non aver compiuto il 'rito', e veniva emarginata per questo. Decreti governativi a parte, c'è molto lavoro da fare su un piano culturale prima che abbia fine questa usanza, ma dal Cairo giunge un segnale deciso di speranza. 

Christian Elia

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