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Appello a Gordon Brown. Per molti abitanti delle Chagos, l'ennesimo rinvio potrebbe significare la possibilità
di non vedere mai più la terra natìa. Dei 2 mila isolani espulsi, solo poche centinaia
rimangono in vita. La maggior parte della popolazione esiliata ha vissuto in povertà
nelle vicine isole Mauritius, anch'esse colonie britanniche al momento della deportazione.
Il 60 per cento di loro sono disoccupati, e il tasso di mortalità è aumentato
sensibilimente. Tra gli isolani si dice che alcuni di loro siano morti per la
tristezza e la nostalgia di casa. Gli anziani hanno espresso il desiderio di poter
tornare a morire alle Chagos. Nonostante l'importanza strategica delle Chagos,
motivo primario dell'espulsione negli anni della Guerra Fredda, sono in molti
a ritenere che la cacciata sia avvenuta in violazione del diritto internazionale.
Sulla base di questa motivazione, per tre volte il Foreign Office è stato sconfitto
nella battaglia legale che l'ha opposto agli isolani, dopo che per dieci anni
i tribunali britannici avevano raggiunto la stessa conclusione, ovvero: la deportazione
era illegale. La settimana scorsa, la nuova, inattesa decisione di chiedere un
nuovo appello. Gli attivisti che difendono i diritti degli isolani, hanno inoltrato
una richiesta al nuovo Primo ministro Gordon Brown, "affinché prenda un'azione
decisiva per prevenire ulteriori ingiustizie".Brown ha già segnalato la sua intenzione di sottoporre a revisione lo strumento
della 'prerogativa reale', ovvero l'istituto che consente al governo britannico
di escludere ad perpetuum gli isolani dalle Chagos. Oggi sperano che il Primo
ministro mantenga la sua promessa.
Luca Galassi
Parole chiave: Diego Garcia, Chagos, isolani, Foreign Office, base militare, gran bretagna