Un disastro ecologico che sfolla 15mila indonesiani. Una società che trivella un vulcano. Credit Suisse che la finanzia
Si chiamano Credit Suisse, Barclays, Merrill Lynch, Fortis Group e Natixis. Sono
banche tra le maggiori al mondo, con capitali sociali da quattordici zeri, e hanno
devoluto centinaia di milioni di euro a una compagnia indonesiana implicata nell’ennesimo
disastro ecologico del martoriato arcipelago, patria di un terzo di tutta la foresta
tropicale al mondo.
Amici della Terra. La scorsa settimana un rapporto della Ong ‘Friends of the Earth’ ha denunciato
il finanziamento da parte di queste banche della Lapindo Brantas, compagnia indonesiana
di ricerca di idrocarburi , che stava effettuando delle esplorazioni in Giava
Tumur, provincia a estremo oriente della più popolosa delle 17mila isole indonesiane.
Immediatamente dopo le trivellazioni della Lapindo Brantas, i giavanesi della
zona di Sidoarjo hanno visto risvegliarsi il vulcano dormiente della loro zona,
per eruttare fango. Una marea di fango che dal 26 maggio 2006, poco a poco ha
sommerso 6mila ettari di terreno coltivabile, cancellato 11 villaggi contadini
e scacciato da casa loro 3.500 famiglie. “Prima che vengano rinnovati i fidi alla
Lapindo, le banche europee dovrebbero accertarsi che gli indonesiani abbiano pagato
tutti i danni causati alle famiglie contadine”, ha denunciato Paul De Clerk, il
belga portavoce della ‘F.o.E.’ International.
Mega Energi. Credit
Suisse, Barclays, Fortis, Merrill Lynch e Natixis hanno prestito centinaia di
milioni di euro a ‘Energi Mega Persada’ e Pt Medco Brantas società indonesiane,
e all’australiana Santos che per un terzo ciascuna posseggono la Lapindo e hanno
dato mandato di cercare il gas a Sidoarjo. Secondo il Governo di Giacarta la società
multinazionale dovrebbe pagare danni per 435 milioni di dollari, incluso il risarcimento
per gli otto abitanti uccisi dall’esplosione di un oleodotto causata dalla marea
di questo blob indistinto che sta avvolgendo il lembo orientale giavanese.
“Si assumeranno le loro responsabilità”. La Ong belga, insieme con l’organizzazione Svizzera ‘Berne declaration’e il consorzio
umanitario ‘Banktrack’ hanno cercato di avere rassicurazioni da Merrill Lynch,
Fortis, Natixis e Barclays, che hanno risposto picche. Credit Suisse, maggiore
creditore della società inquinatrice, ha detto di confidare che Lapindo “si assumerà
le sue responsabilità”. Poi i banchieri svizzeri hanno concesso una nuova linea
di credito da 126 milioni di dollari, prima che Lapindo abbia pagato alcunché.
Secondo Farah Sofa di F.o.E. Indonesia, “la Lapindo ha provato a dimostrare che
non c’era nessun nesso logico tra le perforazioni e l’uscita di gas tossici, ma
i nostri esperti in giudizio hanno dimostrato il contrario”. La Lapindo Brantas
ha anche provato a sottrarsi alla causa per danni vendendo la maggioranza del
proprio capitale sociale a società situate in paradisi fiscali ai tropici, ma
il Governo indonesiano ha impedito ogni operazione sulla proprietà finché non
verranno pagati i danni. Per adesso i contadini giavanesi affondano ancora nel
fango, e nessuna banca svizzera dà loro un fido per ricostruirsi la casa distrutta.
Gian Luca Ursini