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Al Qaeda o no? Nonostante questo quadro allarmante nelle provincie sciite, negli ultimi tempi
gli ufficiali della coalizione e del governo iracheno puntano il dito soprattutto
contro le milizie sunnite legate ad al Qaeda, responsabili di quasi tutti gli
attentati suicidi nel paese. Decine di migliaia di soldati Usa e iracheni sono
impegnati in un'offensiva contro al Qaeda e tentano in ogni modo di tagliare le
loro reti di rifornimenti. Recentemente, però, il generale statunitense Rick Lynch
ha rilasciato dichiarazioni polemiche sull'inefficienza dell'esercito iracheno,
che non sarebbe sufficientemente armato e addestrato per agire autonomamente contro
le milizie, e nemmeno per presidiare le zone 'pulite' del paese dal ritorno dei
miliziani. Il 22 giugno il comando Usa notificava l'uccisione di 17 miliziani
di al Qaeda nei pressi della città sciita di Khalis, nella provincia di Dyala.
Le agenzie stampa Bbc e Reuters, basandosi sui resoconti dei residenti, hanno
messo in dubbio la ricostruzione ufficiale sostenendo che le vittime fossero 11
civili uccisi e 5 guardie locali, impegnate nel pattugliamento notturno della
zona, rimaste ferite. A quel punto il Comando Usa ha aperto un'indagine e ha parlato
di un “incidente in cui il nemico è rimasto ucciso”, senza più riferimento alcuno
ad Al Qaeda. Nella provincia di Dyala è in corso, da diversi giorni, l'operazione
Arrowhead Ripper, contro le milizie di al Qaeda. Il comando Usa sostiene di avere
ucciso 60 uomini della rete del terrore ma, come dimostra quest'ultimo episodio,
quando non ci sono civili e giornalisti sul campo, credere a questi dati è davvero
difficile.
Uniti contro. Giovedì il presidente iracheno Jalal Talabani, in visita in Iran, ha annunciato
che le forze di sicurezza di Teheran hanno arrestato i capi di Ansar al Islam,
una formazione jihadista vicina ad Al Qaeda, nata prima dell'invasione americana
e responsabile di diversi attacchi nel Kurdistan iracheno. Talabani ha ringraziato
Teheran per aver chiuso le basi dei terroristi al confine e ha lodato l'impegno
di Teheran a dialogare con gli Usa per la sicurezza dell'Iraq. Il Pentagono e
i generali dell'esercito, invece, non smettono di accusare quotidianamente il
regime degli ayatollah, di sostenere le milizie sciite per infiammare le violenze
settarie. Un altro aiuto contro Al Qaeda gli Stati Uniti lo stanno ricevendo dalle
tribù sunnite, che recentemente si sono coalizzate contro i miliziani della rete
del terrore, che hanno stabilito uno Stato Islamico nei territori tribali del
centro del paese. Fino a qualche mese fa quelle milizie tribali combattevano contro
gli Usa, ma ultimamente i rapporti di combattenti di Al Qaeda uccisi dalle milizie
tribali si sono moltiplicati. Fedeli alla norma secondo cui “i nemici dei miei
nemici sono miei amici”, i comandanti della coalizione hanno annunciato il loro
sostegno alle tribù sunnite. Recentemente il comando Usa ha prestato assistenza
medica ai miliziani tribali feriti negli scontri contro quelli di Al Qaeda, l'intelligence
statunitense ha ripagato le loro soffiate e offerto risarcimenti alle famiglie
dei combattenti tribali uccisi. A molti di loro è stato offerto un posto come
contractor per aziende private occidentali e ad altri ancora è stato promesso
che verranno inquadrati nelle forze di sicurezza nazionale. “E' un'opportunità
da non perdere” ha ammesso il Generale Campbell, comandante delle operazioni a
Baghdad.Naoki Tomasini