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Annessioni. La notizia è "sensazionale". Così almeno l'hanno riferita, sbarcati da una rompighiaccio
atomica, i geologi russi di ritorno da una spedizione artica durata 6 settimane.
La notizia è questa: la dorsale di Lomonosov, che divide il Mar glaciale artico
in due bacini, quello Euroasiatico e quello Nordamericano, collega la Russia al
Polo Nord. Tradotto: una vastissima regione artica a forma di spicchio, della
grandezza di Francia, Germania e Italia messe insieme, appartiene alla Federazione
russa, che è pronta ad annettersela. La scoperta è stata salutata dal quotidiano
russo Komsomolskaya Pravda con la stampa di una grande mappa dell'Artide in cui
figura la nuova 'aggiunta' territoriale, con tanto di bandierina bianca, rossa
e blu, come nel Risiko. Inutile a dirsi, l'area sottomarina in questione, percorsa
da piattaforme abissali, fosse, bacini e pianure, è enormemente ricca di gas naturale
e petrolio. Quanto? Almeno 10 miliardi di tonnellate, secondo gli scienziati.
Essendo la dorsale in molti punti profonda poco più di 200 metri, le sue riserve
di petrolio e gas sarebbero facilmente estraibili.
Rivendicazioni. Secondo i trattati internazionali, il Polo Nord non appartiene a nessuno, e
nessuno può rivendicarne il 'possesso'. I cinque Paesi che si affacciano sul Mare
Artico sono Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca (con la Groenlandia).
Ciascuno di essi ha sovranità su una fascia commerciale che si estende fino a
320 chilometri dalla costa. Per avanzare rivendicazioni territoriali, uno Stato
deve provare che la struttura della piattaforma continentale è analoga alla struttura
geologica del suo territorio. Secondo la Convenzione internazionale delle Nazioni
Unite sulla legge del mare, nessuno di questi Stati estende la propria piattaforma
continentale fino al Polo Nord. Analogamente, l'Autorità internazionale dei fondali
marini considera l'area circostante il Polo Nord "territorio internazionale".
Questione di scelte. Nel 2001, il Cremlino avanzò al Tribunale Onu sulla legge del mare la propria
rivendicazione territoriale, cercando così di far avanzare i propri confini oltre
i 320 chilometri costieri. La richiesta fu bocciata. La Convenzione sulla legge
del mare, emanata 13 anni fa, è il solo strumento giuridico deputato alla risoluzione
dei contenziosi sui diritti di sfruttamento e sulle rotte di navigazione in acque
internazionali. Assieme alla Russia, è stato ratificato da 152 Paesi. Gli Stati
Uniti si sono rifiutati di sottoscriverlo, affermando che avrebbe concesso troppo
potere alle Nazioni Unite. Una scelta che - di fronte alle nuove istanze del Cremlino
per assicurarsi terre ricche di giacimenti naturali - potrebbe oggi rivelarsi
assai infelice.Luca Galassi