30/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'accorata lettera di un soldato Usa al fronte
Sono passate due settimane dall’ultima mia lettera. Vorrei iniziare dicendo che questo è stato uno dei periodi più duri della mia vita e credo che senza le vostre preghiere non ce l’avrei fatta. Senza l’aiuto del Signore, poi, non ce l’avrei fatta di sicuro.

Soldato Usa in IraqContinuate a pregare, amici miei. L’esercito americano ha dei seri problemi al momento. I nostri capi non raccontano la verità alla gente. Noi soldati semplici non abbiamo voce in capitolo, però io voglio che sappiate la verità. La verità di un soldato delle forze di terra nel centro di Baghdad. Non facciamo progressi. A dire il vero, rispetto all’ultima volta che sono stato qui, nel 2005, abbiamo di fronte un nemico completamente diverso. Prima combattevamo contro qualche cane sciolto, gente che veniva da fuori, adesso combattiamo contro l’intero paese. Le strade sono vuote. La gente che lottava per la libertà è stata uccisa da tempo, oppure se ne è andata. L’altro giorno ho fatto sgombrare delle case, erano semiabbandonate. Le uniche persone che sembrano volerci qui sono quelle cui abbiamo dato il potere.
 
In che senso questa è una guerra santa? Come può essere la via giusta quella di penetrare con la forza in un paese straniero che non ci vuole? Certo, le persone cui abbiamo messo in mano il governo hanno bisogno del nostro aiuto, eppure gli abbiamo dato un potere che loro non sono disposti a cedere facilmente.
 
Detto ciò, la questione non è tanto quella della battaglia per la libertà. Se vedessi dei cittadini trascinare i terroristi per strada e chiedere libertà, sarei orgoglioso di dare la mia vita per questa causa. Ma ciò non succede. Mai. La gente tiene la bocca chiusa ed è per questo che i terroristi li lasciano in pace. In fondo è questo che vogliono.
Un esercito è tenuto insieme da una "causa". Quella causa che unisce i soldati, che dà loro un motivo per sacrificarsi. Quattro miei amici fraterni hanno perso la vita in questi giorni. So che la morte è parte integrante della vita del soldato, che è un rischio che si deve correre, il prezzo della libertà. Però è stato molto difficile giustificare il loro sacrificio. Vale davvero la pena sacrificare così tante vite per liberare un paese che in realtà non vuole che stiamo qui? Io dico di no.

Quando finirà tutto questo? Per favore, abbiamo bisogno del vostro aiuto. I soldati semplici hanno bisogno del vostro aiuto. Il soldato che si è arruolato per servire e proteggere il proprio paese ha bisogno del vostro aiuto. I capi non pensano alla verità, pensano piuttosto alle loro carriere. E tutto ciò a scapito delle vite dei vostri figli e delle vostre figlie. Per favore reagite e aiutateci. Riportateci a casa!!! Riportate a casa i vostri figli e le vostre figlie... è arrivato il momento.

Credo in Gesù Cristo. Prego ogni giorno che il Signore faccia scendere la Sua saggezza sui capi del nostro paese. Credo che quella gente non ha visto altro che violenza nel corso della propria vita. Noi non contiamo nulla ai loro occhi. Gesù guardava l’individuo. Dobbiamo aiutare le singole persone di questo paese, con l’amore di Gesù. Il Signore porterà il Suo giudizio quando sarà il momento. Ci sono delle brave persone qua, ma vivono con la paura addosso. Hanno bisogno dell’amore di Gesù.

Non credo che ora come ora la libertà sia il loro obiettivo principale. Devi volerla la libertà, desiderarla, bramarla con tutto te stesso ed essere pronto a sacrificare tutto per la sua causa. Ha un prezzo enorme e non può essere comprato da nessuno se non da te. Nessuno qua sente questa spinta.

 

Vi prego di spedire questo messaggio a chi volete, il paese ha bisogno di sapere la verità. Anzi, inoltratelo a quante più persone potete.

In fede,
sergente Jason Walker
Parole chiave: Iraq, guerra, soldato Usa, Walker, lettera
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq