Riprendono gli scontri tra ribelli e truppe regolari in Kivu, già 100 mila sfollati
Nel Congo orientale sono ripresi i combattimenti fra truppe dell’esercito congolese
e soldati ammutinati nel Kivu. Gli scontri sono iniziati domenica nella provincia
di Kanyabayonga e hanno visto i soldati regolari dell’esercito congolese opposti
ad ex soldati dissidenti del gruppo ribelle filo-ruandese RCD-Goma.
Ieri alcuni operatori della Missione delle Nazioni Unite in Congo hanno riferito
che in meno di una settimana tra le città di Lubero e Kanyabayonga sono stati
almeno centomila i civili che, a causa delle violenze, sono stati costretti a
lasciare le proprie abitazioni e a rifugiarsi nella foresta, dove tra l’altro
gli operatori umanitari non li possono raggiungere. Hanno abbandonato i loro villaggi
per sfuggire ai combattimenti, per non pagare i tributi ai militari, regolari
e ribelli, per sfuggire a furti, aggressioni e stupri.
Pare che i ribelli domenica siano riusciti a conquistare la città di Kanyabayonga
e a respingere i diecimila uomini mandati appositamente dal governo di Kinshasa
per riconquistare la città. Costretti ad una ritirata strategica di vari chilometri.

Nelle vallate attorno alla città al momento non si spara più, però si trovano
ancora chiare le tracce dei combattimenti: molti i cadaveri abbandonati al sole
e agli insetti. Soldati in mimetica, in tenuta verde o color kaki, contati sul
terreno a decine e attribuite ad una o all’altra tra le fazioni in lotta.
Il centro della città è semidistrutto e ormai deserto. La gente è fuggita e tutto
è stato saccheggiato a fondo, prima dai ribelli che hanno aperto le saracinesche
dei negozi con bombe a mano, poi dalle famiglie dei civili disperati che hanno
terminato l’opera arraffando il poco rimasto. Intanto le forze dell’esercito regolare,
respinte dalla città, si sono stabilite 12 Km a nord, vicino alla città di Kayina.
Da lì sono in grado di garantire un po’ di sicurezza in più per i civili della
zona, ma oltre alla paura per le loro vite, presto sarà la fame a costringere
quelle persone a fuggire di nuovo. In una situazione di assedio cronico e caotico
come quella che si vive nel Congo orientale le scorte alimentari finiscono presto
e fare provviste mentre le strade e le città sono presidiate è una cosa tutt’altro
che semplice.
Intrusioni e trasferimenti. Fino alla settimana scorsa la principale difficoltà incontrata dai responsabili
della missione delle Nazioni Unite era quella di verificare la presenza delle
truppe ruandesi sul territorio del Congo. Il governo di Kigali aveva in più occasioni
minacciato di spedire il propio esercito all'inseguimento delle milizie Interhamwe
anche in territorio congolese, ma al momento la presenza delle truppe, pur segnalata
in varie parti del Congo, non è ancora stata dimostrata dal Monuc.
In questa moltitudine di gruppi combattenti più o meno riconoscibili, una grossa
difficoltà per le truppe Onu nella tutela delle vite dei civili, riguarda perciò
la necessità di distinguerli dai miliziani. Innanzitutto perché i legami tra truppe
congolesi ribelli dell'RCD-Goma e il governo di Kigali sono molto stretti, ma
anche perché la regione del Kivu è abitata da una minoranza che parla il Kinyarwanda,
la lingua parlata in Ruanda.

Al di la dell’interesse che la comunità internazionale sta iniziando a mostrare
nei confronti della crisi in Congo, per riportare la calma nella zona, il nodo
ricorrente è sempre quello della scarsità di truppe a disposizione della missione
Monuc, mentre a livello regionale è decisamente venuto meno il clima positivo
che era scaturito dall’intesa regionale tra Congo, Ruanda e Uganda.
A smorzare i toni della questione c’è stato l’intervento di Charles Murigande,
il ministro degli esteri ruandese. Murigande ieri ha assicurato che il Ruanda
non minaccerà più di mandare i suoi soldati nella Repubblica Democratica del Congo
per inseguire i ribelli Hutu perché “la comunità internazionale ci ha garantito
che si occuperà del problema delle milizie ex-Far e delle Interhamwe, che sono
accusate di aver preso parte al genocidio del ’94.”
L’Alto Comando delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo intanto
ha disposto il trasferimento del comandante militare nel Nord Kivu, il generale
Obed Rwibasira e al suo posto ha insediato nella turbolenta provincia il generale
Gabriel Amisi. La ragione del trasferimento è stata che il generale Obed Rwibasira
è di etnia Banyamulenge, ovvero un Tutsi congolese, come i ribelli che l’esercito
sta fronteggiando in questi giorni. Le autorità sperano che questa mossa possa
aiutare a pacificare la zona e porti alla cessazione degli scontri in seno allo
stesso esercito congolese.