21/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Riprendono gli scontri tra ribelli e truppe regolari in Kivu, già 100 mila sfollati
Nel Congo orientale sono ripresi i combattimenti fra truppe dell’esercito congolese e soldati ammutinati nel Kivu. Gli scontri sono iniziati domenica nella provincia di Kanyabayonga e hanno visto i soldati regolari dell’esercito congolese opposti ad ex soldati dissidenti del gruppo ribelle filo-ruandese RCD-Goma.
Ieri alcuni operatori della Missione delle Nazioni Unite in Congo hanno riferito che in meno di una settimana tra le città di Lubero e Kanyabayonga sono stati almeno centomila i civili che, a causa delle violenze, sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni e a rifugiarsi nella foresta, dove tra l’altro gli operatori umanitari non li possono raggiungere. Hanno abbandonato i loro villaggi per sfuggire ai combattimenti, per non pagare i tributi ai militari, regolari e ribelli, per sfuggire a furti, aggressioni e stupri.
Pare che i ribelli domenica siano riusciti a conquistare la città di Kanyabayonga e a respingere i diecimila uomini mandati appositamente dal governo di Kinshasa per riconquistare la città. Costretti ad una ritirata strategica di vari chilometri.
Nelle vallate attorno alla città al momento non si spara più, però si trovano ancora chiare le tracce dei combattimenti: molti  i cadaveri abbandonati al sole e agli insetti. Soldati in mimetica, in tenuta verde o color kaki, contati sul terreno a decine e attribuite ad una o all’altra tra le fazioni in lotta.
Il centro della città è semidistrutto e ormai deserto. La gente è fuggita e tutto è stato saccheggiato a fondo, prima dai ribelli che hanno aperto le saracinesche dei negozi con bombe a mano, poi dalle famiglie dei civili disperati che hanno terminato l’opera arraffando il poco rimasto. Intanto le forze dell’esercito regolare, respinte dalla città, si sono stabilite 12 Km a nord, vicino alla città di Kayina. Da lì sono in grado di garantire un po’ di sicurezza in più per i civili della zona, ma oltre alla paura per le loro vite, presto sarà la fame a costringere quelle persone a fuggire di nuovo. In una situazione di assedio cronico e caotico come quella che si vive nel Congo orientale le scorte alimentari finiscono presto e fare provviste mentre le strade e le città sono presidiate è una cosa tutt’altro che semplice.
 
Intrusioni e trasferimenti. Fino alla settimana scorsa la principale difficoltà incontrata dai responsabili della missione delle Nazioni Unite era quella di verificare la presenza delle truppe ruandesi sul territorio del Congo. Il governo di Kigali aveva in più occasioni minacciato di spedire il propio esercito all'inseguimento delle milizie Interhamwe anche in territorio congolese, ma al momento la presenza delle truppe, pur segnalata in varie parti del Congo, non è ancora stata dimostrata dal Monuc.
In questa moltitudine di gruppi combattenti più o meno riconoscibili, una grossa difficoltà per le truppe Onu nella tutela delle vite dei civili, riguarda perciò la necessità di distinguerli dai miliziani. Innanzitutto perché i legami tra truppe congolesi ribelli dell'RCD-Goma e il governo di Kigali sono molto stretti, ma anche perché la regione del Kivu è abitata da una minoranza che parla il Kinyarwanda, la lingua parlata in Ruanda.
Al di la dell’interesse che la comunità internazionale sta iniziando a mostrare nei confronti della crisi in Congo, per riportare la calma nella zona, il nodo ricorrente è sempre quello della scarsità di truppe a disposizione della missione Monuc, mentre a livello regionale è decisamente venuto meno il clima positivo che era scaturito dall’intesa regionale tra Congo, Ruanda e Uganda.
A smorzare i toni della questione c’è stato l’intervento di Charles Murigande, il ministro degli esteri ruandese. Murigande ieri ha assicurato che il Ruanda non minaccerà più di mandare i suoi soldati nella Repubblica Democratica del Congo per inseguire i ribelli Hutu perché “la comunità internazionale ci ha garantito che si occuperà del problema delle milizie ex-Far e delle Interhamwe, che sono accusate di aver preso parte al genocidio del ’94.”
 
L’Alto Comando delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo intanto ha disposto il trasferimento del comandante militare nel Nord Kivu, il generale Obed Rwibasira e al suo posto ha insediato nella turbolenta provincia il generale Gabriel Amisi. La ragione del trasferimento è stata che il generale Obed Rwibasira è di etnia Banyamulenge, ovvero un Tutsi congolese, come i ribelli che l’esercito sta fronteggiando in questi giorni. Le autorità sperano che questa mossa possa aiutare a pacificare la zona e porti alla cessazione degli scontri in seno allo stesso esercito congolese.
 

Naoki Tomasini

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