Manuel Acosta, noto dissidente, si è suicidato nella sua cella mentre attendeva di essere giudicato dalla magistrautra cubana
Pochi giorni dopo la notizia che Cuba era uscita dalla lista nera dell'Onu dei
paesi che non rispettano i diritti umani, una nuova grana sta raggiungendo l'isola
di Castro (Raul...).
I fatti. Il noto dissidente cubano Manuel Acosta è morto domenica scorsa in circostanze
piuttosto sospette mentre si trovava sotto custodia della polizia cubana dal 22
giugno scorso, a Aguada de Pasajeros, nella provincia di Cienfuegos, nella parte
centrale del Paese, Acosta era in attesa di essere giudicato per una serie di
reati.
Stando alle dichiarazioni rilasciate dalla polizia cubana, pare che il dissidente
sia stato trovato impiccato nella sua cella: avrebbe usato come corda un paio
di pantaloni.
Le autorità dell'isola hanno immediatamente catalogato la morte del dissidente
come suicidio. Di diverso avviso Elizardo Sanchez, maggiore esponente della Comision
Cubana de Derchos Humanos y Reconciliacion Nacional, un'organizzazione non ufficiale
da molti anni in 'guerra' con la politica cubana. “Acosta era sicuramente vivo
sabato notte ma domenica mattina alle 5 è stato ritrovato cadavere. Acosta è morto
sotto custodia della polizia - ha detto Sanchez - e si potrebbe anche non scartare
l'ipotesi che Acosta sia stato vittima della brutalità della polizia”.
Le reazioni. Il dissidente, 47 anni, era da molto tempo uno dei membri di spicco del movimiento
Democracia, gruppo molto critico nei confronti della politica portata avanti nel corso
degli anni da Fidel Castro. Acosta fu anche detenuto per due anni con l'accusa
di oltraggio. Inoltre, si impegnò molto alla fine degli anni Novanta per la raccolta
di firme per il 'progetto Varela', lanciato dal Movimiento Cristiano Liberacion.
Secondo quanto racconta Elizardo Sanchez, “Acosta era un uomo in buona salute
sia fisica che mentale” e non aveva mai dato segni di squilibrio. “Non ha mai
dato segnali che potessero far pensare a un suicidio”, racconta Sanchez. Non solo
Sanchez ha dei dubbi su questa morte. Anche Carlos Coracero, dissidente cubano
che ora vive in Italia ha forti perplessità su questa vicenda. "In questo momento
non ho abbastanza elementi per giudicare in modo equilibrato. Però posso dire
che non è la prima volta che accade un fatto del genere. Queste cose sono sempore
successe a Cuba, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. Oggi però è diverso
perche trenta o quaranta anni fa queste notizie non uscivano da Cuba, oggi fanno
il giro del mondo.
Però, in tutta onestà, devo dire che il suicidio di Acosta non mi convince. Perchè
mai si sarebbe dovuto uccidere adesso dopo che per due anni è stato sottoposto
ad una dura detenzione? Io non me lo spiego".
La sua morte riapre, per quanto possibile, il dibattito sul rispetto dei diritti
umani nell'isola caraibica e sul trattamento riservato ai dissidenti.