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Nudi per cinque
chilometri. Appena si è sparsa la voce, sono accorsi centinaia di abitanti
del villaggio. Hanno preso i due militari e, dopo averli malmenati e spogliati,
li hanno fatti camminare nudi per cinque chilometri, fino al capoluogo distrettuale,
Bandipore, sulle sponde del lago Walur. Li volevano consegnare direttamente al
governatore locale. Durante il cammino, il corteo si è andato ingrossando fino
a contare migliaia di persone, che urlavano slogan anti-indiani. Ma davanti al
suo ufficio la polizia indiana ha intimato loro la consegna dei due soldati e
poi ha caricato a bastonate la folla, per poi disperderla con granate fumogene.
Trenta persone sono rimaste a terra, ferite.
Impunità garantita
dal 1958. E’ la prima volta, nella lunga storia del conflitto kashmiro, che
si verifica un simile episodio di rivolta popolare contro militari indiani. L’odio
della gente del Kashmir verso le forze d’occupazione indiane non fa che aumentare
con il passare del tempo e con il moltiplicarsi di violenze e abusi commesse
dai soldati di Nuova Delhi contro i civili: rapimenti, saccheggi, stupri,
torture, esecuzioni extragiudiziali. Azioni commesse nella più totale impunità,
garantita ai militari dalla legislazione speciale sui poteri speciali delle
forze armate (Armed Forces Special Powers Act) in vigore dal 1958 in Jammu-Kashmir
e negli stati nord-orientali più afflitti dal separatismo (Nagaland, Manipur,
Assam). Proprio in questi giorni, la Commissione Riforme Amministrative ha presentato
al premier Manmohan Singh una proposta per abolire
quella legge. Enrico Piovesana