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Il tempo stringe. La fronda ha un capofila di tutto rispetto. Si chiama Richard G. Lugar, ed è
il presidente della commissione Affari Esteri del Senato Usa. Lugar è uno degli
uomini-chiave del partito repubblicano, e allo stesso tempo un membro dell'amministrazione
che, insieme ad altri senatori, lunedì sera, in un discorso non programmato durante
l'assise in Senato, ha sollecitato una riduzione del contingente Usa in Iraq e
si prepara a contestare il rapporto della Casa Bianca sull’andamento della missione,
a dimostrazione del crescente scetticismo sulla strategia bellica del presidente
statunitense. Sono "assai limitate - nelle sue parole - le prospettive di successo
di una escalation militare cominciata a primavera, con l'invio di nuove truppe
nel Paese mediorientale. Non dobbiamo al presidente il nostro appoggio incondizionato
- ha detto il senatore -. Bush deve riprendere il contatto con la realtà". L'aspro
giudizio da parte di una delle voci più rispettate della politica estera rappresenta
un duro colpo agli sforzi della Casa Bianca di raccogliere consensi per una politica
bellica sempre più vacillante, aprendo la strada a ulteriori defezioni in casa
repubblicana. Il senatore dell'Ohio, George V. Voinovich, anch'egli membro della
Commissione Affari Esteri, ha inviato una lettera a Bush nella quale sollecita
il presidente a elaborare "un piano esaustivo che descriva il graduale disimpegno
militare", sottolineando il fatto che "il tempo è ormai agli sgoccioli".
Fedeli alla linea? Anche se in forme velate, lo scetticismo repubblicano è cresciuto con continuità,
da quando il Senato ha iniziato le discussioni sulla guerra, nel febbraio scorso.
Anche uno dei sosteniori più fervidi dell'intervento, Mitch McConnell del Kentucky,
ha cambiato la sua posizione da allora. Agli inizi del 2007, McConnell era riuscito
a bloccare il voto anche su una mozione non vincolante riguardo l'aumento delle
truppe. All'inizio di giugno, McConnelly, riferendosi alla politica di Bush, ha
dichiarato che "sull'Iraq prenderemo probabilmente un'altra direzione, e sarà
interessante vedere cosa sceglie di fare l'amministrazione". C'è grande attesa
per il rapporto sulla missione in Iraq che a Settembre verrà presentato dal Generale
dell'Esercito, David H. Petraeus, e dall'ambasciatore a Baghdad, Ryan C. Crocker.
Molti pensano che fino ad allora la Casa Bianca adotterà una strategia di stallo,
in attesa di prendere una decisione solo in autunno. Un altro test di enorme importanza
per la tenuta delle fila repubblicane è rappresentato dalla disamina, da parte
di Capitol Hill, di una serie di emendamenti, legati al ritiro, contenuti nel
piano di autorizzazione che la Difesa dovrà passare al vaglio del Senato. Solo
in quella circostanza si definiranno con maggiore chiarezza le posizioni della
'dissidenza' repubblicana, che deciderà - secondo gli analisti politici - di uscire
dai ranghi o confermare la propria fedeltà alla linea.
Luca Galassi