27/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Usa, la Corte Suprema dà ragione alla scuola che aveva sospeso uno studente per un buffo messaggio su Gesù e le droghe
La libertà di espressione arriva a scuola, ma si ferma davanti a un tiro di canna. E le autorità scolastiche possono punire gli studenti che inneggiano al consumo di sostanze stupefacenti. Lo ha deciso la Corte Suprema statunitense, con un verdetto sul caso di un ragazzo all'ultimo anno di liceo, che aveva issato uno striscione con scritto “Tiri di bonga per Gesù”. Fuori dall'edificio, ma pur sempre durante l'orario scolastico.
 
Protesta degli studenti davanti alla Corte SupremaIl fatto. Il caso era arrivato all'attenzione dei giudici di Washington dopo una sfida legale tra lo studente John Frederick e i dirigenti della high school di Juneau, in Alaska, iniziata nel gennaio 2002. Quando il giovane mostrò il suo striscione in diretta tv, mentre per la città passava il tedoforo delle Olimpiadi di Salt Lake City, la preside Deborah Morse lo sospese per cinque giorni. Il messaggio “Bong hits for Jesus”, per lei, istigava a drogarsi e la scuola non poteva permetterlo. Dopo essersi difeso, dicendo che era stata solo una bravata innocente e che questa era una vera e propria censura, il ragazzo fu sospeso per altri cinque giorni.
 
La sentenza. Con una sentenza che ha diviso i giudici (cinque voti a quattro), la più alta corte statunitense ha dato torto a Frederick. “I dirigenti scolastici fanno un lavoro difficile e vitale”, ha detto il giudice capo John Roberts, schierandosi con la maggioranza. “Quando Frederick srotolò improvvisamente il suo striscione, la Morse doveva decidere su due piedi se agire o meno. Era ragionevole per lei concludere che lo striscione promuovesse l'uso di droghe illegali, in violazione della politica dell'istituto, e che una sua inazione avrebbe mandato un messaggio potente agli studenti sotto la sua responsabilità. Il Primo emendamento non richiede alle scuole di tollerare, durante gli eventi scolastici, le espressioni degli studenti che contribuiscano a questi pericoli”.
 
L'attuale composizione della CorteDissenso interno. John Stevens, uno dei quattro giudici contrari e considerato il più liberal dei nove magistrati della Corte, non era d'accordo. Secondo lui, il Primo emendamento della Costituzione garantisce la libertà di espressione per gli studenti se i loro messaggi non violano una regola né istigano a condotte illegali e dannose per gli studenti. “E questo striscione senza senso non fa nessuna delle due cose”, ha detto. Critiche sono venute anche dalla American Civil Liberties Union, che ha difeso lo studente in sede legale. “La sentenza della corte impone nuove restrizioni al diritto degli studenti alla libertà di espressione, creando l'eccezione 'droga' al Primo emendamento”, ha detto Steven Shapiro, il direttore legale nazionale della Aclu. “La Corte cerca di far passare la decisione come relativa a un caso limitato. Ma siccome il verdetto si basa sull’opinione della Corte sul valore delle espressioni riguardanti le droghe, è difficile sapere che impatto ci sarà in altri casi relativi ad altri temi impopolari”.
 
Cambiano gli equilibri. Di sicuro, la sentenza conferma il progressivo spostamento in senso conservatore della massima corte statunitense, che il presidente Bush ha ridisegnato nominando due giudici dei nove attuali (il capo, John Roberts, e Samuel Alito). Se prima molte decisioni venivano raggiunte con cinque voti a quattro, ma con un’interpretazione più liberal, ora la proporzione si è ribaltata. E nell’ultimo periodo la Corte ha fatto valere questi nuovi equilibri quando ha dovuto decidere su casi relativi all’aborto e alla pena di morte.

Alessandro Ursic

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