stampa
invia
Barche-bomba. “La gente sa che
la valle del Tigri è il luogo dove le milizie sunnite
depositano le armi e le munizioni, si esercitano per gli attacchi e
costruiscono le Ied, che poi vengono fatte esplodere a Bagdhad” ha
dichiarato Lynch descrivendo ai giornalisti l'operazione sul Tigri,
ufficialmente partita lo scorso 15 giugno. Le Ied sono le bombe
artigianali che i miliziani piazzano lungo le strade e fanno
esplodere al passaggio dei convogli della coalizione, negli ultimi
due anni sono state una delle principali cause di morte per i soldati
statunitensi. Mentre le Ied vengono prodotte artigianalmente dai
miliziani sunniti, gli sciiti dispongono di ordigni chiamati Efp,
explosively formed projectiles, assai più sofisticati, che
sono in grado di perforare le blindature dei mezzi militari. Sono di
fabbricazione iraniana e, secondo Washington, vengono forniti alle
milizie sciite da Teheran con un traffico clandestino che passa
anch'esso per la valle a sud di Baghdad. Il comandante
dell'operazione in corso lungo il Tigri ha riferito che in diversi
casi le imbarcazioni colpite sono esplose, confermando l'ipotesi che
fossero imbottite di materiale esplosivo. Il raid nella valle del
Tigri, roccaforte dei miliziani sunniti, è stato possibile
solo con l'arrivo degli ultimi rinforzi, che portano a 150 mila il
totale dei militari Usa in Iraq, mentre le unità già
presenti restano prevalentemente impegnate nel contrasto alle milizie
sciite, nel sud della capitale. Le truppe Usa, riferisce Lynch, hanno
attaccato la roccaforte dei ribelli circondando l'area per non
permettere loro di fuggire. “In passato abbiamo lasciato aperte vie
di fuga e le operazioni sono state inutili” ha detto, spiegando che
questa volta i miliziani hanno dovuto combattere con due sole
alternative: essere arrestati oppure uccisi. I miliziani arrestati
sono 150, tra cui una trentina di alto livello.
Truppe irachene. “Ora abbiamo
preso il controllo della zona -ha concluso Lynch- ma il punto è
che non possiamo rimanere per sempre, in quella zona ci dev'essere
una presenza militare permanente, e devono essere le truppe irachene
a occuparsene. Questa è la nostra principale preoccupazione”.
Secondo il comandante Usa, per mantenere i progressi ottenuti dalle
truppe della coalizione nella 'pulizia' delle aree infestate da
milizie e nel tagliare le linee di rifornimento degli armamenti,
sarebbe necessario un numero di soldati iracheni tre o quattro volte
superiore. Il generale sostiene che, a quattro anni dall'invasione
del paese, le truppe irachene sono ancora carenti di formazione ed
equipaggiamento, mentre alcuni corpi di polizia sono ancora alle
prese con l'infiltrazione dei miliziani sciiti, il che li rende molto
poco affidabili. “La polizia locale -ha detto- è come se non
ci fosse, e dove c'è tende a essere corrotta”. Lynch
sostiene che larghe zone del “campo di battaglia”, vale a dire
l'Iraq, non sono occupate né dai militari della coalizione né
dalle forze irachene, un vuoto di potere che viene subito riempito
dalle milizie. Le critiche alle forze di sicurezza irachene
riflettono l'impazienza del Pentagono, che è messo sempre più
sotto pressione dalle quotidiane morti di soldati -96 solo a giugno-
e dall'opinione pubblica statunitense, che chiede il ritiro dalla
guerra. Dall'inizio del 2007 le truppe Usa sono state impegnate in
operazioni per la sicurezza in larghe parti del paese ma, a quanto
pare, le truppe irachene non sono ancora pronte a prenderne il posto.Naoki Tomasini