27/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Esercito Usa attacca roccaforte dei miliziani, ma lamenta le carenze delle truppe irachene
Le nuove truppe giunte in Iraq per rinforzare il contingente statunitense sono già impiegate da alcuni giorni in un operazione militare per contrastare i rifornimenti di armi delle milizie ribelli. Martedì mattina il comando dell'esercito Usa riferiva che le truppe sono impegnate lungo la parte del Tigri che scorre a sud-est della capitale, dove pare abbiano distrutto alcune decine di imbarcazioni. Lunedì mattina il Generale Usa Rick Lynch ha riferito i primi risultati dell'operazione, ma ha anche evidenziato i limiti della preparazione e dell'affidabilità delle forze di sicurezza irachene, di cui l'amministrazione Usa ha bisogno per iniziare a progettare una exit strategy.

Il fiume TigriBarche-bomba. “La gente sa che la valle del Tigri è il luogo dove le milizie sunnite depositano le armi e le munizioni, si esercitano per gli attacchi e costruiscono le Ied, che poi vengono fatte esplodere a Bagdhad” ha dichiarato Lynch descrivendo ai giornalisti l'operazione sul Tigri, ufficialmente partita lo scorso 15 giugno. Le Ied sono le bombe artigianali che i miliziani piazzano lungo le strade e fanno esplodere al passaggio dei convogli della coalizione, negli ultimi due anni sono state una delle principali cause di morte per i soldati statunitensi. Mentre le Ied vengono prodotte artigianalmente dai miliziani sunniti, gli sciiti dispongono di ordigni chiamati Efp, explosively formed projectiles, assai più sofisticati, che sono in grado di perforare le blindature dei mezzi militari. Sono di fabbricazione iraniana e, secondo Washington, vengono forniti alle milizie sciite da Teheran con un traffico clandestino che passa anch'esso per la valle a sud di Baghdad. Il comandante dell'operazione in corso lungo il Tigri ha riferito che in diversi casi le imbarcazioni colpite sono esplose, confermando l'ipotesi che fossero imbottite di materiale esplosivo. Il raid nella valle del Tigri, roccaforte dei miliziani sunniti, è stato possibile solo con l'arrivo degli ultimi rinforzi, che portano a 150 mila il totale dei militari Usa in Iraq, mentre le unità già presenti restano prevalentemente impegnate nel contrasto alle milizie sciite, nel sud della capitale. Le truppe Usa, riferisce Lynch, hanno attaccato la roccaforte dei ribelli circondando l'area per non permettere loro di fuggire. “In passato abbiamo lasciato aperte vie di fuga e le operazioni sono state inutili” ha detto, spiegando che questa volta i miliziani hanno dovuto combattere con due sole alternative: essere arrestati oppure uccisi. I miliziani arrestati sono 150, tra cui una trentina di alto livello.

Soldatessa UsaTruppe irachene. “Ora abbiamo preso il controllo della zona -ha concluso Lynch- ma il punto è che non possiamo rimanere per sempre, in quella zona ci dev'essere una presenza militare permanente, e devono essere le truppe irachene a occuparsene. Questa è la nostra principale preoccupazione”. Secondo il comandante Usa, per mantenere i progressi ottenuti dalle truppe della coalizione nella 'pulizia' delle aree infestate da milizie e nel tagliare le linee di rifornimento degli armamenti, sarebbe necessario un numero di soldati iracheni tre o quattro volte superiore. Il generale sostiene che, a quattro anni dall'invasione del paese, le truppe irachene sono ancora carenti di formazione ed equipaggiamento, mentre alcuni corpi di polizia sono ancora alle prese con l'infiltrazione dei miliziani sciiti, il che li rende molto poco affidabili. “La polizia locale -ha detto- è come se non ci fosse, e dove c'è tende a essere corrotta”. Lynch sostiene che larghe zone del “campo di battaglia”, vale a dire l'Iraq, non sono occupate né dai militari della coalizione né dalle forze irachene, un vuoto di potere che viene subito riempito dalle milizie. Le critiche alle forze di sicurezza irachene riflettono l'impazienza del Pentagono, che è messo sempre più sotto pressione dalle quotidiane morti di soldati -96 solo a giugno- e dall'opinione pubblica statunitense, che chiede il ritiro dalla guerra. Dall'inizio del 2007 le truppe Usa sono state impegnate in operazioni per la sicurezza in larghe parti del paese ma, a quanto pare, le truppe irachene non sono ancora pronte a prenderne il posto.

Naoki Tomasini

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