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La resistenza al farmaco. La cecità del fiume, malattia infettiva dal
nome più complicato di oncocercosi, è causata da un parassita,
l’Onchocerca volvulus, che viene trasmesso all’uomo dalla puntura di un
tipo di mosca, la mosca nera. Presente in diverse zone del mondo, la
cecità del fiume si concentra in modo particolare in 28 paesi
dell’Africa occidentale e centrale, in 6 dell’America Latina e in
Yemen. Arriva ora dalla pagine della rivista medica Lancet la segnalazione
di un possibile sviluppo di resistenza al trattamento da parte del
parassita in base a quanto visto in alcune comunità del Ghana, per un
totale di circa 2.500 persone. Spiega a PeaceReporter Dirk Engels, del
Preventive Chemotherapy and Transmission Control dell’Organizzazione
mondale della sanità: “E’ sicuramente una ricerca da prendere sul
serio. Non è ancora preoccupante per il controllo e l’eradicazione
della malattia, finché non sarà indubitabilmente provato che questa
perdita di efficacia è dovuta a resistenza. La perdita di efficacia può
essere conseguente ad altre cause e nel passato ci sono state altre
malattie per le quali si sono registrati falsi allarmi”.
Salvare la vista. L’oncocercosi causa lesioni alla pelle, che possono
lasciare alterazioni permanenti, e quando arriva agli occhi può portare
alla perdita della vista. Il nome cecità del fiume deriva dal
coinvolgimento degli occhi e dalla maggiore facilità di essere punti
dalla mosca nera vicino all’acqua, fiumi o torrenti. A partire dagli
anni settanta sono stati condotti programmi mirati per contrastare
questa malattia, prima solo attraverso l’utilizzo di insetticidi per
eliminare la mosca che la trasmette, poi con l’introduzione di un
farmaco efficace per occuparsi direttamente dell’infezione; con questi
interventi si calcola che sia stato possibile salvare la vista a
centinaia di migliaia di persone. “L’oncocercosi non è più la causa
maggiore di cecità in Africa, grazie a 20 anni di trattamenti su larga
scala con il farmaco. Un altro risultato importante e meno
riconosciuto, è che queste persone non presentano più sulla pelle i
segni sfiguranti della malattia”. Le conseguenze dell’infezione infatti
non sono rappresentate solo dai sintomi e segni clinici e dalla
sofferenza direttamente causata dalla malattia: la cecità del fiume ha
un impatto anche sociale: può rappresentare un ostacolo allo sviluppo
economico conseguente all’abbandono delle zone ove è diffusa da parte
della popolazione, e le lesioni visibili sulla pelle possono essere
causa di isolamento delle persone. “I programmi di controllo
dell’oncocercosi stanno ancora aumentando” conclude Engels.
“Raggiungono oggi circa 40 milioni di africani, molti che vivono in
zone lontane, e ci si aspetta di raggiungerne 100 milioni negli anni a
venire”. Il richiamo a controllare l’evolversi di
possibili resistenze, e a trovare nuove possibilità di terapia, è stato
mandato.
Valeria Confalonieri
Parole chiave: oncocercosi, cecità del fiume, organizzazione mondiale della sanità