01/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno studio in Ghana segnala la possibile resistenza alla terapia della cecità del fiume
La terapia per la cecità del fiume corre qualche rischio. Secondo i risultati di una ricerca condotta in Ghana, il farmaco utilizzato per controllare questa infezione, che colpisce la pelle e gli occhi, potrebbe diventare meno efficace per la resistenza al trattamento sviluppata dal parassita.

Torrenti in africa. Foto di Maria Serena Lunghi La resistenza al farmaco. La cecità del fiume, malattia infettiva dal nome più complicato di oncocercosi, è causata da un parassita, l’Onchocerca volvulus, che viene trasmesso all’uomo dalla puntura di un tipo di mosca, la mosca nera. Presente in diverse zone del mondo, la cecità del fiume si concentra in modo particolare in 28 paesi dell’Africa occidentale e centrale, in 6 dell’America Latina e in Yemen. Arriva ora dalla pagine della rivista medica Lancet la segnalazione di un possibile sviluppo di resistenza al trattamento da parte del parassita in base a quanto visto in alcune comunità del Ghana, per un totale di circa 2.500 persone. Spiega a PeaceReporter Dirk Engels, del Preventive Chemotherapy and Transmission Control dell’Organizzazione mondale della sanità: “E’ sicuramente una ricerca da prendere sul serio. Non è ancora preoccupante per il controllo e l’eradicazione della malattia, finché non sarà indubitabilmente provato che questa perdita di efficacia è dovuta a resistenza. La perdita di efficacia può essere conseguente ad altre cause e nel passato ci sono state altre malattie per le quali si sono registrati falsi allarmi”.

Torrente in Africa. Foto di Maria Serena Lunghi Salvare la vista. L’oncocercosi causa lesioni alla pelle, che possono lasciare alterazioni permanenti, e quando arriva agli occhi può portare alla perdita della vista. Il nome cecità del fiume deriva dal coinvolgimento degli occhi e dalla maggiore facilità di essere punti dalla mosca nera vicino all’acqua, fiumi o torrenti. A partire dagli anni settanta sono stati condotti programmi mirati per contrastare questa malattia, prima solo attraverso l’utilizzo di insetticidi per eliminare la mosca che la trasmette, poi con l’introduzione di un farmaco efficace per occuparsi direttamente dell’infezione; con questi interventi si calcola che sia stato possibile salvare la vista a centinaia di migliaia di persone. “L’oncocercosi non è più la causa maggiore di cecità in Africa, grazie a 20 anni di trattamenti su larga scala con il farmaco. Un altro risultato importante e meno riconosciuto, è che queste persone non presentano più sulla pelle i segni sfiguranti della malattia”. Le conseguenze dell’infezione infatti non sono rappresentate solo dai sintomi e segni clinici e dalla sofferenza direttamente causata dalla malattia: la cecità del fiume ha un impatto anche sociale: può rappresentare un ostacolo allo sviluppo economico conseguente all’abbandono delle zone ove è diffusa da parte della popolazione, e le lesioni visibili sulla pelle possono essere causa di isolamento  delle persone. “I programmi di controllo dell’oncocercosi stanno ancora aumentando” conclude Engels. “Raggiungono oggi circa 40 milioni di africani, molti che vivono in zone lontane, e ci si aspetta di raggiungerne 100 milioni negli anni a venire”. Il richiamo a controllare l’evolversi di possibili resistenze, e a trovare nuove possibilità di terapia, è stato mandato.

 

Valeria Confalonieri

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