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Misure draconiane. Il Primo ministro John Howard, dopo aver annunciato venerdì scorso il divieto
alla vendita di alcoolici e materiale pornografico nelle comunità indigene dei
Territori del Nord, ha scelto la via più radicale per fronteggiare quella che
è ormai considerata un'emergenza nazionale, ovvero l'abuso su minori in praticamente
quasi tutte le comunità. Il provvedimento include anche 'controlli medici' sui
minori di 16 anni. Il ministro per gli Affari indigeni, Mal Brough, ha detto che
una task force di 20 uomini dell'Australian Defence Force è già partita, e che
il loro numero verrà incrementato nei prossimi giorni. "Il tentativo - ha riferito
il ministro - è di 'stabilizzare' almeno una settantina di città a maggioranza
indigena". L'adozione di un provvedimento tanto drastico ha sollevato un polverone
di polemiche e denunce. Michael Mansell, del Tasmanian Aborigenal Centre, ha parlato
di un "attacco razzista contro i deboli, un immorale abuso di potere, una speculazione
per la prossima campagna elettorale".
Ritorno al passato. Alcuni critici del provvedimento hanno anche messo in guardia su un eventuale
violazione delle leggi anti-discriminazione, nonostante il Consiglio nazionale
indigeno abbia appoggiato in linea di principio le misure draconiane di Howard,
così come ha fatto il Partito laburista. Secondo il piano del Primo ministro,
il governo federale prenderà il controllo amministrativo delle comunità del Territorio
del Nord per i prossimi 5 anni. L'alcool verrà bandito per sei mesi, la pronografia
sarà illegale e tutti i computer di uso pubblico controllati periodicamente in
cerca di immagini a carattere pornografico. Tutti i bambini saranno sottoposti
a controlli sanitari, e gli assegni sociali alle famiglie vincolati alla frequenza
scolastica dei bambini. Persino l'ex Primo ministro conservatore Malcom Fraser
ha criticato il piano, dicendo che si tratta di un ritorno a un passato caratterizzato
da 'pratiche paternalistiche', quali la sottrazione forzata dei bambini aborigeni
dalle loro madri. Uno dei residenti della comunità di Mutitjulu, dal singolare
nome di Mario Giuseppe, ha detto che le donne della sua città sono tanto spaventate
dell'arrivo della polizia quanto lo erano le donne vittime della 'stolen generation',
quando gli infanti aborigeni venivano strappati alle loro madri nell'ambito della
politica di 'assimilazione etnica' adottata dal governo australiano tra gli anni
'30 e i '70. Il Primo ministro ha respinto ogni accusa di razzismo, dichiarando
di "non avere alcun dubbio circa il fatto che donne e bambini delle comunità indigene
saluteranno le azioni del governo con un caloroso benvenuto".
Luca Galassi
Parole chiave: howard, abusi sessuali, australia, aborigeni, Territorio del Nord