26/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



John Howard invia poliziotti nelle comunità aborigene per contrastare gli abusi sui minori
Noncurante delle accuse di discriminazione sociale, se non di vero e proprio razzismo, il governo australiano ha annunciato l'invio di poliziotti e militari nelle comunità aborigine per fronteggiare l'emergenza degli abusi sessuali sui minori.   
 
Bambini aborigeniMisure draconiane. Il Primo ministro John Howard, dopo aver annunciato venerdì scorso il divieto alla vendita di alcoolici e materiale pornografico nelle comunità indigene dei Territori del Nord, ha scelto la via più radicale per fronteggiare quella che è ormai considerata un'emergenza nazionale, ovvero l'abuso su minori in praticamente quasi tutte le comunità. Il provvedimento include anche 'controlli medici' sui minori di 16 anni. Il ministro per gli Affari indigeni, Mal Brough, ha detto che una task force di 20 uomini dell'Australian Defence Force è già partita, e che il loro numero verrà incrementato nei prossimi giorni. "Il tentativo - ha riferito il ministro - è di 'stabilizzare' almeno una settantina di città a maggioranza indigena". L'adozione di un provvedimento tanto drastico ha sollevato un polverone di polemiche e denunce. Michael Mansell, del Tasmanian Aborigenal Centre, ha parlato di un "attacco razzista contro i deboli, un immorale abuso di potere, una speculazione per la prossima campagna elettorale".

Il Primo ministro John HowardRitorno al passato. Alcuni critici del provvedimento hanno anche messo in guardia su un eventuale violazione delle leggi anti-discriminazione, nonostante il Consiglio nazionale indigeno abbia appoggiato in linea di principio le misure draconiane di Howard, così come ha fatto il Partito laburista. Secondo il piano del Primo ministro, il governo federale prenderà il controllo amministrativo delle comunità del Territorio del Nord per i prossimi 5 anni. L'alcool verrà bandito per sei mesi, la pronografia sarà illegale e tutti i computer di uso pubblico controllati periodicamente in cerca di immagini a carattere pornografico. Tutti i bambini saranno sottoposti a controlli sanitari, e gli assegni sociali alle famiglie vincolati alla frequenza scolastica dei bambini. Persino l'ex Primo ministro conservatore Malcom Fraser ha criticato il piano, dicendo che si tratta di un ritorno a un passato caratterizzato da 'pratiche paternalistiche', quali la sottrazione forzata dei bambini aborigeni dalle loro madri. Uno dei residenti della comunità di Mutitjulu, dal singolare nome di Mario Giuseppe, ha detto che le donne della sua città sono tanto spaventate dell'arrivo della polizia quanto lo erano le donne vittime della 'stolen generation', quando gli infanti aborigeni venivano strappati alle loro madri nell'ambito della politica di 'assimilazione etnica' adottata dal governo australiano tra gli anni '30 e i '70. Il Primo ministro ha respinto ogni accusa di razzismo, dichiarando di "non avere alcun dubbio circa il fatto che donne e bambini delle comunità indigene saluteranno le azioni del governo con un caloroso benvenuto".

Luca Galassi

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