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Dissuasioni. Il numero di cittadini statunitensi di colore che si sono arruolati nelle forze
armate Usa è diminuito di più di un terzo dall’inizio delle guerre in Iraq e Afghanistan.
E' quanto emerge da documenti in possesso dell’Associated Press e pubblicati dal
New York Times, secondo i quali
il declino nell'arruolamento si è verificato in tutti e quattro i corpi soprattutto
a seguito dell'aumento delle opportunità lavorative e grazie all'influenza della
'rete
parentale', sempre più incline a scoraggiare i giovani dall'arruolarsi. Ma è soprattutto
la continua serie di attentati, devastazioni e stragi a dissuadere le potenziali
reclute. Il generale James Convay, comandante della Prima forza di spedizione
dei Marines, ha spiegato che il quotidiano pedaggio di sangue nell'area mediorentale
produce un effetto dissuasivo soprattutto sui parenti e sugli adulti capaci di
esercitare un'influenza decisiva sui giovani neri: genitori in primis, ma anche
insegnanti, preti, allenatori.
Opportunità. Secondo i dati del Pentagono, nel 2001 le nuove reclute afro-americane, sia
in servizio che come riserve dell'esercito, erano 51,500. Il numero è calato nel
2006 a meno di 32mila. Se si guardano esclusivamente i militari in servizio, le
reclute di colore sono scese da 31 mila nel 2002 a circa 23.600 lo scorso anno.
Il sergente Terry Wright, reclutatore a Tampa, in Florida, ha riferito che i giovani
delle comunità nere hanno oggi un grado d'istruzione superiore e opportunità di
lavoro migliori, rispetto a 16 anni fa, quando scoppiò la prima guerra del Golfo.
Wright riconosce che i suoi colleghi hanno adottato una strategia focalizzata
maggiormente sugli influencers, ovvero chi ha influenza sui giovani: "Un tempo
- spiega - i reclutatori dei Marines erano soliti trascorrere quattro ore con
le giovani relcute e altre quattro con gli influencers. Oggi, quattro ore sono dedicate ai ragazzi, e 14 alla rete 'parentale'". Un'economia
più florida, secondo il sergente, maggiori prospettive occupazionali, ma anche
la disillusione provocata dalla guerra in Iraq e Afghanistan sui leader delle
comunità afro-americane, costituiscono i fattori fondamentali della disaffezione
all'esercito.
Mamme pacifiste. L'effetto degli adulti è maggiore nelle comunità nere, rispetto alle altre,
proprio
a causa della struttura della famiglia afro-americana, dove sono le madri a sostenere
il fardello dell'educazione dei figli. E le madri sono solitamente contrarie alla
guerra. Arretrando nella cronologia delle famiglie, anche nonni e nonne hanno
mutato prospettiva, nel confrontarsi con i nipoti sul tema della guerra e dell'arruolamento.
Nel 2004, il 56 per cento dei grandparents la considerava una buona opportunità di vita e di carriera. Oggi è solo il 34
percento a farlo. All'inizio della guerra in Afghanistan, il 36 percento delle
madri di afroamericani raccomandava il servizio militare ai propri figli. Dal
2001, chi lo caldeggia è sceso al 25 per cento.Luca Galassi
Parole chiave: Reclute, afroamericane, Usa, Iraq, Afghanistan, guerra