25/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Afghanistan e Iraq: diminuiscono di un terzo le reclute afroamericane

Soldato Usa in AfghanistanDissuasioni. Il numero di cittadini statunitensi di colore che si sono arruolati nelle forze armate Usa è diminuito di più di un terzo dall’inizio delle guerre in Iraq e Afghanistan. E' quanto emerge da documenti in possesso dell’Associated Press e pubblicati dal New York Times, secondo i quali il declino nell'arruolamento si è verificato in tutti e quattro i corpi soprattutto a seguito dell'aumento delle opportunità lavorative e grazie all'influenza della 'rete parentale', sempre più incline a scoraggiare i giovani dall'arruolarsi. Ma è soprattutto la continua serie di attentati, devastazioni e stragi a dissuadere le potenziali reclute. Il generale James Convay, comandante della Prima forza di spedizione dei Marines, ha spiegato che il quotidiano pedaggio di sangue nell'area mediorentale produce un effetto dissuasivo soprattutto sui parenti e sugli adulti capaci di esercitare un'influenza decisiva sui giovani neri: genitori in primis, ma anche insegnanti, preti, allenatori.

We want youOpportunità. Secondo i dati del Pentagono, nel 2001 le nuove reclute afro-americane, sia in servizio che come riserve dell'esercito, erano 51,500. Il numero è calato nel 2006 a meno di 32mila. Se si guardano esclusivamente i militari in servizio, le reclute di colore sono scese da 31 mila nel 2002 a circa 23.600 lo scorso anno. Il sergente Terry Wright, reclutatore a Tampa, in Florida, ha riferito che i giovani delle comunità nere hanno oggi un grado d'istruzione superiore e opportunità di lavoro migliori, rispetto a 16 anni fa, quando scoppiò la prima guerra del Golfo. Wright riconosce che i suoi colleghi hanno adottato una strategia focalizzata maggiormente sugli influencers, ovvero chi ha influenza sui giovani: "Un tempo - spiega - i reclutatori dei Marines erano soliti trascorrere quattro ore con le giovani relcute e altre quattro con gli influencers. Oggi, quattro ore sono dedicate ai ragazzi, e 14 alla rete 'parentale'". Un'economia più florida, secondo il sergente, maggiori prospettive occupazionali, ma anche la disillusione provocata dalla guerra in Iraq e Afghanistan sui leader delle comunità afro-americane, costituiscono i fattori fondamentali della disaffezione all'esercito.
 
Interprete iracheno prende a calci prigionieri a BaghdadMamme pacifiste. L'effetto degli adulti è maggiore nelle comunità nere, rispetto alle altre, proprio a causa della struttura della famiglia afro-americana, dove sono le madri a sostenere il fardello dell'educazione dei figli. E le madri sono solitamente contrarie alla guerra. Arretrando nella cronologia delle famiglie, anche nonni e nonne hanno mutato prospettiva, nel confrontarsi con i nipoti sul tema della guerra e dell'arruolamento. Nel 2004, il 56 per cento dei grandparents la considerava una buona opportunità di vita e di carriera. Oggi è solo il 34 percento a farlo. All'inizio della guerra in Afghanistan, il 36 percento delle madri di afroamericani raccomandava il servizio militare ai propri figli. Dal 2001, chi lo caldeggia è sceso al 25 per cento.

Luca Galassi

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