L'attentato costato la vita a 6 soldati Unifil fa crescere l'insicurezza in tutto il paese
Lo si temeva da tempo un attentato
contro le truppe Onu in Libano. Quando si è
saputo dell'esplosione, domenica, nella valle che separa i villaggi di
Marjayoun e Khiam, nel sud, in molti hanno sperato si
trattasse di un incidente. Le analisi delle forze di sicurezza hanno
invece dimostrato che a scatenare l'esplosione che ha investito la
pattuglia del contingente spagnolo è stata un'autombomba -il
corpo di un uomo è stato ritrovato in un'auto carbonizzata
poco distante-, la cui deflagrazione è stata accentuata dalle
munizioni presenti all'interno del veicolo. Sei soldati, tre spagnoli e
tre colombiani hanno perso la vita in quello che il ministro della
difesa spagnolo, Josè Antonio Alonso, ha definito “Un attacco deliberato”.
L'attentato. E' avvenuto a ridosso del confine con Israele, nei villaggi che nella
scorsa estate erano stati il teatro dell'offensiva israeliana contro
Hezbollah, e i sospetti sono andati subito in direzione del partito
di Dio che, secondo le accuse di Usa e Israele, si sta riarmando da
mesi con il sostegno di Siria e Iran. A 24 ore di distanza
l'attentato non è ancora stato rivendicato e nella serata di
ieri, Al Manar Television, l'emittente di Hezbollah, ha fatto sapere
che il partito condanna l'accaduto: “Un attacco ordito per far
crescere l'insicurezza del paese. Un'azione sospetta, che danneggia
la gente del sud del Libano”. La presa di distanze da parte della
milizia che controlla la parte meridionale del paese ha spostato
l'attenzione nuovamente sui gruppi armati palestinesi legati ad Al
Qaeda, che dallo scorso marzo hanno fatto la loro comparsa nei campi
di Nahar el Bared e di Ain el Helwi, a Tripoli e Sidone. Il fatto
però che l'attentato si avvenuto in quella zona, relativamente
distante dalle aree interessate dagli scontri delle scorse settimane
tra esercito libanese e miliziani di Fatah al Islam, fa supporre
quantomeno che Hezbollah non abbia il completo controllo del
territorio. Nelle scorse settimane alcuni organi di stampa avevano
riportato la notizia secondo cui alcuni dei miliziani di Fatah al
Islam, catturati dalle forze di sicurezza libanesi, avevano
confessato l'esistenza di piani per attaccare il contingente Unifil,
con autobombe o kamikaze.
Unifil. Le forze Onu pattugliano sud del paese dalla fine della guerra della scorsa estate
con Israele. “Questo non è solo un attacco al Libano e
all'Unifil, ma è un'azione contro la stabilità di tutta
la regione” ha commentato il comandante dell'Unifil, Generale
Claudio Graziani, sottolineando la gravità dell'evento e le
sue conseguenze destabilizzanti. Fino ad ora la principale minaccia
per il contingente Unifil -ma anche per i civili- erano gli ordigni
inesplosi, che a migliaia ancora infestano quella parte del Libano.
Il contingente italiano, che da qualche mese guida la missione, conta quasi 2500
uomini, mentre quello spagnolo, il secondo
per consistenza, 1500. La missione Onu, il cui ruolo di
interposizione non consente di partecipare attivamente al disarmo dei
gruppi armati, è minacciata da più fronti dalla
crescente instabilità del paese, che pare ormai una
polveriera, infiammata dagli interessi delle potenze regionali. In
questi mesi i soldati dell'Onu hanno fatto da spettatori
all'infiltrazione di Al Qaeda nei campi palestiesi, agli
approvvigionamenti di armi di Hezbollah, ai sorvoli aerei israeliani,
alle bombe nei quartieri cristiani di Beirut e anche all'omicidio di
un altro politico anti-siriano, Walid Eido, ucciso da sconosciuti
all'inizio di giugno. Questa mattina il quotidiano israeliano Haaretz
ha rivelato che il ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema,
in una recente visita in Siria, avrebbe promesso al presidente Bashar Assad
e al suo omologo Walid Mouallemm di lavorare per spingere Damasco fuori
dall'isolamento internazionale in cambio dell'incolumuità
delle truppe italiane in Libano.