26/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il re del Pop dedica parte della sua attività alla lotta all'Hiv. Partendo dall'Ucraina
 
scritto per noi da
Fausta Chiesa

Lotta all’Aids al suono della musica Pop. Elton John, attraverso la fondazione guidata dal marito David Furnish  ha raccolto finora 125 milioni di dollari, di cui 2,5 milioni donati alla fondazione ucraina ‘Antiaids’. Un impegno che è valso alla popstar inglese il premio della ‘National Association of Broadcasters' Education Foundation’s Leadership’.
 
E. John sul palco. foto Olga Jakomovich, InterMediaConsultingMusica contro il virus. Ma per la ex repubblica sovietica, Elton John ha fatto di più: un concerto gratuito in piazza a Kiev a metà giugno per diffondere la campagna di sensibilizzazione sociale (‘The edge’) di cui e’ testimonial.
Perché proprio in Ucraina? Perché è il Paese europeo più colpito (prima di Estonia, Lettonia e Russia) e perché le stime che la Banca Mondiale ha fatto assieme all’International HIV/AIDS Alliance  sono allarmanti: nel 2014 i sieropositivi saranno tra 820 e 900mila, oggi sono 400mila su una popolazione di 48 milioni. E sempre nel 2014, ogni giorno 140 ucraini potrebbero morire di malattie correlate al virus.
 
Cifre catastrofiche. Solo nel 1995 l’Ucraina era stata considerata ‘nazione non a rischio’. La propagazione del virus e la conseguente diminuzione della popolazione (nel 2014 la popolazione diminuirà di mezzo milione di unità, perlopiù tra i 30 e i 39 anni, quindi in età lavorativa) avrà un impatto enorme sull'economia: il Pil scenderà del 6 percento, l’export del 9. La malattia colpisce soprattutto la popolazione attiva, nell’età tra i 30 e i 39 anni. La forza lavoro diminuirà del 2 percento. La ricchezza procapite diminuirà dell’8 percento. Con conseguenze demografiche: la popolazione arriverà a 44,2 milioni di abitanti a causa del tasso di denatalità e perderà un ulteriore mezzo milione di abitanti a causa dell’Aids.
 
David Furnish con il Presidente Yushenko e V.Pinchuk, O.Jakomovich, I.M.C.Intervenire subito. Gli anni tra il 2007 e il 2010 saranno decisivi per la prevenzione dell’Aids e per il futuro degli ucraini. ’’Senza una prevenzione su larga scala, l’Aids diventerà economicamente e socialmente insostenibile’, ha dichiarato Andriy Klepikov, direttore locale della International HIV/AIDS Alliance.’ L’impatto dell’epidemia su economia e demografia – ha detto Paul Bermingham, direttore della Banca Mondiale per Ucraina, Bielorussia e Moldavia- potrebbe essere devastante’’.
Insomma: l'Aids è il principale ostacolo alla crescita economica del Paese. Paradossalmente il problema maggiore non sono i fondi, che arrivano attraverso una fondazione locale,  la AntiAids fondata nel 2003 da Elena Franchuk, moglie di Viktor Pinchuk; Pinchuk con un patrimonio di 1,7 miliardi di dollari, accumulato nella maggiore fabbrica di tubi del Paese a Dnepropetrovsk, è il secondo ucraino più ricco dopo Rinat Akhmetov.
 
La coppia di filantropi Franchuk-Pinchuk e Furnish. foto O.Jakomovich, I.M.C.Il problema e’ sensibilizzare. “E’ stata Elena a contattarci l’anno scorso – racconta Furnish – il suo progetto ci interessava molto. Venne a trovarci a Londra e ci siamo subito capiti”. Franchuk, che aveva già avuto il sostegno della ‘Fondazione Bill Clinton’ nel 2006, ha ottenuto da loro altri 2,5 milioni di dollari. E li ha invitati a Kiev. Erano in 100mila al concerto di Elton John in piazza Indipendenza, l’evento più importante dell’anno nel Paese.
In tribuna vip, oltre al Presidente Victor Yushenko e alla coppia filantropa Franchuk e Pichuk, c’era Dasha, sette anni, sieropositiva e protagonista del video che promuove la campagna antiaids. Dasha è figlia di una donna sieropositiva e avrebbe potuto essere uno dei tanti bambini orfani o abbandonati. Un problema già esistente, destinato a esplodere.  Sempre secondo la Banca Mondiale, nel 2014 ci saranno 42mila orfani e dai 100 ai 169mila orfani di un genitore. A Kiev, l’orfanotrofio Berizka accoglie bimbi sieropositivi. Attualmente sono una cinquantina. ‘’Alcuni sono adottati, altri rimangono con noi sino a quando non raggiungono l’età scolare – spiega una pediatra dell’istituto – Ma da quando si sta affrontando la questione a livello pubblico, le mamme hanno iniziato a tornare per riprenderseli’’.