Il governo libanese annuncia in tv la fine delle operazioni nel campo di Nahr al-Bared
"L'esercito libanese ha distrutto
questa notte le ultime postazioni del Fatah al-Islam e le ha
occupate. I soldati hanno neutralizzato questi terroristi.
L'operazione si è conclusa, ma i nostri militari resteranno
nell'area. Le nostre condizioni sono chiare".
Fine delle operazioni. Non ha
usato mezzi termini Elias al-Murr, ministro della Difesa libanese, in
un’intervista alla rete televisva
Lbc. A suo dire, è
una schiacciante vittoria contro i miliziani, ritenuti legati ad
al-Qaeda, asserragliati nel campo profughi palestinese di Nahr
al-Bared, nei pressi di Tripoli, nel Libano settentrionale.
Gli scontri, tra esercito e miliziani
di Fatah al-Islam, sono scoppiati circa un mese fa quando, durante
una retata per arrestare alcuni leader del gruppo, i militari
libanesi hanno ingaggiato un' aspra battaglia con i guerriglieri
assediati nel campo. Da quel momento, sono state almeno 170 le
vittime tra militari di Beirut e miliziani.
Il campo profughi di Nahr al-Bared, che
ospita oltre 40 mila rifugiati palestinesi, sarebbe secondo il
ministro circondato e 'bonificato', in attesa che i miliziani
accettino le condizioni di resa e consegnino le armi.
Una dura lotta. Considerato quello che è accaduto in
questi 33 giorni, forse l'ottimismo del ministro è un po'
precoce, ma è un dato di fatto che i violenti bombardamenti
dell'artiglieria libanese hanno inflitto un duro colpo a Fatah
al-Islam, ritenuta forte di centinaia di militanti prima della
battaglia. Il gruppo avrebbe fatto affidamento su mediatori
palestinesi per concordare il cessate il fuoco, dopo l'annuncio di
Murr, secondo il quale molti dei leader sarebbero stati uccisi e i
combattenti rimasti si sarebbero ritirati dalle alture di Nahr
al-Bared verso aree civili all'interno del campo. Ma il ministro ha
promesso che verrà data loro la caccia, anche all'interno del
campo se fosse necessario, contravvenendo all'accordo che da anni
impedisce all'esercito libanese di entrare nei campi profughi
palestinesi.
Situazione sospesa. Secondo alcuni testimoni locali, dal
campo non si odono più colpi e solo spettrali colonne di fumo
si levano verso il cielo, a memoria della feroce battaglia durata un
mese.
Fatah al-Islam, nata nel 2002 dalla scissione del gruppo Fatah
al-Intifada, si era caratterizzata per la linea oltranzista verso
Israele, ma anche per una sorta d'internazionalismo jhidaista che
alcuni osservatori ritenevano legato alle dottrine di al-Qaeda.
Secondo molti testimoni, anche nella stessa comunità
palestinese in Libano, tra i miliziani ci sarebbero molti stranieri,
reduci dei conflitti in Cecenia, Bosnia, Afghanistan e Algeria, che
avevano poi riparato nel campo (magari sposando una donna
palestinese), e che avevano cominciato a diffondere una visione
integralista dell'Islam, lontana dallo spirito dei profughi del
campo.
Al momento dunque sarebbero sconfitti, ma in Libano, dopo
l'omicidio dell'ex premier Hariri nel 2005, non c'è mai stato
modo di tirare il fiato.