18/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Strage di Gabarra: "Erano narcotrafficanti non contadini uccisi dalla guerriglia"

“I trentaquattro contadini uccisi martedì a Gabarra non sono poveri indifesi, bensì paramilitari narcotrafficanti”. Ad affermarlo, smentendo i media colombiani, è Max Lioce dell’Associazione Nuova Colombia, che da quasi dieci anni appoggia il paese latinoamericano con campagne e iniziative, cercando anche di diffondere un’informazione altra, senza filtri e censure. “Siamo in contatto quotidiano con molte associazioni, gruppi, partiti, organizzazioni, gente comune, e riusciamo sempre ad avere notizie dirette e non distorte dai mass media nazionali, che sono controllati da due delle più grandi e potenti famiglie colombiane – spiega -. E’ con cognizione di causa, quindi, che affermo che il massacro di martedì ad opera delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) è molto di più di quello che appare. Quella gente erano paramilitari, non semplici e inermi campesinos, e quell'episodio rientra dunque nell’ambito dei combattimenti tra i guerriglieri di sinistra e il regime fascista colombiano”.

Il dipartimento di Norte de Santander, dov’è ubicato il municipio di Tibù a cui Alvaro Uribe, presidente della Colombiaappartiene Gabarra, è il luogo dove negli ultimi mesi si sono più concentrati i paramilitari. E’ infatti una zona ricca di petrolio e di coltivazioni di hoja de coca e quindi molto appetibile e importante da controllare. Per queste ricchezze e per la presenza di molte multinazionali del petrolio, le Forze militari ufficiali l’hanno trasformata in una vera e propria zona di guerra e hanno costretto i contadini – questi sì che erano campesinos - a sgomberarla forzatamente.
“Questo i giornalisti se lo sono però dimenticato – incalzano da Nuova Colombia - Qualche anno fa, frotte di povera gente hanno dovuto abbandonare le proprie terre, puntualmente occupate poi dai paramilitari. L’esercito di stato ha spianato loro la strada costringendo intere famiglie ad andarsene dietro minacce: affrettatevi che tra un po’ arriveranno i pramilitari. Per non parlare, poi, della gente che è stata uccisa”.

“Invece di ricostruire la vicenda in modo veritiero e approfondito – è specificato nell’agenzia Nuova Colombia – i mezzi di comunicazione hanno celebrato la morte dei trentaquattro narco-trafficanti spacciandoli per campesinos e cercando così di confondere l’opinione pubblica. Si tratta dell’ennesima azione di lotta tra i guerriglieri e i paramilitari, non di una strage di innocenti. E le prese di posizione di Uribe, che grida al crimine di guerra, sono lacrime di coccodrillo. In realtà il presidente è totalmente colluso con i paramilitari, che da quando è al governo si sono moltiplicati. Un’ennesima dimostrazione questa del suo profondo disprezzo per la vita dei colombiani”.

L’azione della Gabarra è stata comunque definita la peggiore da quando il presidente Uribe è salito al potere, due anni fa. L’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, sposando la versione dei 34 contadini inermi, l’ha condannata come “crimine di guerra”, definendola “omicidio premeditato di civili indifesi”.
E nel frattempo la Colombia continua a vegetare nei suoi tragici numeri: 
  • oltre tre milioni di profughi interni, sfollati dalle loro terre a causa Paramilitari in stato di allertadell’imposizione di megaprogetti e del latifondismo
  • il 77 per cento dei colombiani vive in condizioni di povertà
  • il tasso di disoccupazione è al 30 per cento
  • la maggiore disuguaglianza tra ricchi e poveri dell’America latina (assieme al Brasile)
  • il 60 per cento dei lavoratori è precario
  • quasi 600 incidenti dichiarati sul lavoro al giorno
  • l’80 per cento delle terre migliori è di proprietà dell’1,5 per cento della popolazione
  • un sindacalista assassinato ogni quattro giorni. Il 90 per cento dei sindacalisti assassinati all’anno è colombiano.

Stella Spinelli

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