27/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La città bosniaca, dove è stato ricostruito lo storico ponte, guarda al futuro
scritto per noi da
Mauro Pigozzo
 
Gli antichi poeti di Mostar hanno speso parole e pezzi di anima per raccontare la mezzaluna d’argento sulla città vecchia. Il 9 novembre del 1993, quattrocentoventisette anni dopo che il neimar Hajrudin aveva posto l’ultima pietra, il ponte antico fu distrutto dalle bombe croate. Il prossimo 24 luglio, Mostar festeggerà il terzo anniversario dalla ricostruzione. Le ferite dei proiettili sui muri e le macerie lungo il boulevard rimangono, ma oggi la capitale dell’Erzegovina guarda al futuro con grande progettualità.

i segni della guerra a mostar - foto di mauro pigozzoIl turismo. In primis, l’obiettivo è lo sviluppo del turismo. L’anno scorso di qui passò circa mezzo milione di persone. Poche, se paragonate alla bellezza del centro (Stari Grad), che sembra nato per essere raffigurato in una cartolina. Le vie attorno al ponte si stanno attrezzando, i bed and breakfast aprono, i souvenir invadono le bancarelle un tempo destinate a generi di prima sussistenza, i ristoranti propongono menù per soddisfare il gusto occidentale. “La sfida sarebbe quella di un collegamento aereo low cost che ci congiungesse all’Italia”, spiega Murat Ćorić, presidente del consiglio di Mostar, una carica simile a quella del sindaco in Italia. “Avevamo già deciso tutto. Un volo da Pescara doveva partire alle 7 del mattino. Il turista passava alcune ore a Mostar per poi recarsi a Međugorje nel pomeriggio. Infine, poteva tornare la sera, alle 23.30. Poi tutto è saltato per colpa delle lobby degli aeroporti di Sarajevo e di Dubrovnik”.

una veduta notturna di mostar - foto di mauro pigozzoL'energia ecosostenibile. Ma il turismo è solo la punta di diamante della rinascita. L’amministrazione comunale unica di Mostar (fino a poco tempo fa, qui i municipi erano sei) ha aperto un business service center, dove gli investitori possono informarsi su opportunità e potenziali investimenti. In una città dove il 92 percento delle attività produttive è stato raso al suolo nel triennio 1992-95, la linfa del denaro estero è necessaria. Ma con progettualità. Ćorić spiega che s’intende innanzitutto rilanciare l’agricoltura, la produzione di vino e delle forme di ricezione turistica simili agli agriturismi. Anche il Neretva, il fiume che taglia Mostar, è una sorgente di vitalità e opportunità. L’acqua è un dono per i campi. Ma anche per gli occhi. Come nella zona di Blagaj, ad una dozzina di chilometri a sud-est della città, dove ci sono le sorgenti del fiume Buna, la Tekija e la casa dei dervisci. “Possiamo sfruttare pure il vento”, incalza il presidente del consiglio mentre guarda a nord, verso il monte Podveležje. “Due anni fa una fondazione austriaca ha perfezionato uno studio. Abbiamo enormi potenzialità per l’energia eolica. La Bosnia Erzegovina si è recentemente dotata degli strumenti legislativi sull’installazione dei mulini a vento. Mostar ha appena concesso due licenze, una ad una azienda austro-tedesca e l’altra ad un gruppo sloveno-tedesco. I lavori inizieranno a breve. Le pale dovrebbero iniziare a girare entro la fine del 2007”. Il progetto è ambizioso. Sembra ci siano aziende dell’Abruzzo interessate alla partita, sui monti di Mostar ci sarebbe lo spazio per installare almeno un centinaio di mulini. I protocolli di relazione con l’esterno sono basati sulla comunione degli intenti di sviluppo: la concessione viene data solo se la comunità locale potrà avere parte degli utili dovuti allo sfruttamento dell’energia eolica. Ma il rilancio dell’economia passa anche dagli scheletri dei capannoni. Nella prima periferia di Mostar esiste una fabbrica che insiste su dieci ettari. Prima della guerra era una azienda tessile. “Ora abbiamo affidato quegli spazi a piccoli artigiani. Una decina stanno già lavorando. Producono e usano gli stessi servizi. In quegli spazi avevamo organizzato anche una fiera della città”, spiega con un sorriso ancora Ćorić.

un luogo di culto a mostar - foto di mauro pigozzoI nodi irrisolti. Il resto è il racconto di una città dove purtroppo la disoccupazione è una malattia che indebolisce anima e corpo a oltre metà della popolazione. Con problemi soprattutto per le donne. La loro condizione è ancora buia, salvo rari raggi di speranza. Citiamo l’attività dell’associazione creata nel 2000 da Caaf Nordest Cgil, la Zene za Europu (Donne per l'Europa), un gruppo di cinque splendide mostarine. Da anni coltivano la terra, dispongono di 600 metri quadri di serre e di 2500 piante di ciliegie amarene su quattro ettari di terreno. “Ora vogliamo realizzare una cooperativa di donne. Per aiutarle nell’emancipazione economica e personale”, ci spiega Zelia Grubsic, presidentessa dell’associazione. “Ma stiamo anche gestendo delle riunioni a Trebinje con donne serbe, bosniache e croate. Per tutti i problemi sono gli stessi. Disoccupazione, violenze e isolamento. Le aiutiamo a capire che i problemi che abbiamo, appunto, sono gli stessi. E che, proprio per questo, non ci sono differenze tra di noi”.
Parole chiave: mostar, bosnia - erzegovina
Categoria: Guerra, Economia
Luogo: Bosnia Erzegovina