I giudici del Tribunale [Penale
Internazionale dell'Aja] hanno condannato la scorsa settimana l'ex
leader dell'autorità ribelle serba in Croazia, Milan Martic, a
35 anni di prigione per crimini commessi contro la popolazione non
serba all'inizio degli anni '90.
Anni bui. Il 12 giugno Martic è
stato ritenuto colpevole di nove accuse di crimini contro l'umanità
e di sette imputazioni per crimini di guerra, che includono
persecuzione, omicidio, tortura, deportazione e attacchi ai civili.
È stato invece prosciolto dall'imputazione di
sterminio, dato che il numero delle vittime secondo i giudici non
giustificava l'accusa. Nella sua requisitoria finale, nel
gennaio di quest'anno, l'accusa chiedeva per Martic la reclusione a
vita, sostenendo la gravità dei crimini di cui egli era
accusato.
La difesa all'opposto chiedeva il suo
proscioglimento.
Durante la guerra del 1991-95 in Croazia,
Martic era il presidente dell'autoproclamato Distretto autonomo serbo
(Sao) di Krajina, ed è stato accusato di aver guidato le
locali forze di polizia ed altre forze armate nell'espulsione e
nell'uccisione dei non-serbi in Croazia durante lo stesso periodo.
I giudici del Tribunale hanno concluso che Martic aveva fatto
parte di una associazione a delinquere che annoverava tra i suoi
membri l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic e che aveva lo
scopo di creare un nuovo Stato a predominio serbo attraverso "il
trasferimento forzato della maggior parte della popolazione croata,
musulmana e comunque non serba da approssimativamente un terzo del
territorio della Croazia, e larghe parti della Bosnia".
Leggendo
il sommario della sentenza, il giudice presidente Bakone Justice
Moloto ha detto: "È chiaro che la leadership del Sao
Krajina, incluso Milan Martic, aveva fatto propria la visione di
Slobodan Milosevic di creare uno Stato a predominio serbo".
La Grande Serbia. La
corte ha stabilito anche che Martic, in qualità di presidente
del Sao Krajina, aveva esercitato una autorità assoluta sulle
sue forze armate e di polizia. Di conseguenza, Martic era obbligato a
prevenire o punire crimini, ma i giudici hanno concluso che, invece,
egli “abusò della propria posizione e favorì
un'atmosfera di sospetto e di paura” in cui la popolazione non
serba era fatta oggetto di crimini diffusi e sistematici.
Martic
è stato anche giudicato colpevole di aver ordinato attacchi
con razzi sul centro città di Zagabria il 2 e 3 marzo del
1995, un bombardamento in cui sette persone morirono e più di
200 rimasero ferite.
Diverse dichiarazioni rese in pubblico
durante la guerra sono state citate nel sommario della sentenza,
inclusi alcuni estratti da un'intervista radiofonica del 5 maggio
1995 in cui Martic ammetteva di aver ordinato gli attacchi su
Zagabria. "Quell'ordine è stato dato da me
personalmente, come ritorsione verso [il presidente croato] Franjo
Tudman ed il suo staff, per l'ordine da lui dato di aggredire la
Slavonia occidentale", dichiarava Martic in quell'intervista.
La difesa ha sostenuto che gli attacchi su Zagabria erano
rappresaglie legittime secondo il diritto internazionale
consuetudinario, e che c'erano degli obiettivi militari in Zagabria
al momento degli attacchi nel maggio 1995, inclusi il ministero
dell'Interno, il ministero della Difesa, l'aeroporto di Zagabria e il
palazzo presidenziale.
Criminale, non generale. Ma la corte ha respinto queste tesi
sostenendo che "le rappresaglie possono essere usate solo come
ultima risorsa e solo quando tutti gli altri mezzi si sono dimostrati
essere inefficaci".
I giudici hanno anche stabilito che la
maggior parte dei crimini di cui Martic è stato giudicato
colpevole furono commessi contro persone anziane, persone in stato di
reclusione e civili.
Nel definire la sentenza, essi hanno
tenuto in considerazione gli effetti di questi crimini sulle vittime
e sulle loro famiglie, ed hanno notato che virtualmente l'intera
popolazione croata e comunque non serba fu espulsa dall'area sotto il
controllo di Martic.
In Serbia ci sono state
sorprendentemente poche reazioni alla condanna di Martic.
Solo
membri del Partito radicale serbo hanno espresso la loro opinione,
dichiarando al Parlamento serbo che il verdetto era “vergognoso”
e che Martic “era stato condannato solo per aver difeso i diritti
dei serbi [in Croazia]". Le autorità croate
intanto hanno espresso la loro soddisfazione per l'esito del
processo.
"È confortante sapere che la mano della
giustizia è lenta ma arriva lontano", ha detto il sindaco
di Zagabria, Milan Bandic, all'agenzia di stampa Afp dopo che
l'annuncio della sentenza.
Zagabria esulta. Il presidente croato Stjepan Mesic
ha detto che la condanna di Martic era “pienamente meritata,
equivalente alla prigione a vita”, come riportato dai media locali.
Il Primo ministro del Paese, Ivo Sanader, ha dichiarato che
Martic era stato uno degli attori chiave nella ribellione dei serbi
di Croazia all'inizio degli anni '90 e che era “certamente
responsabile della morte di molte persone innocenti”. Anche
alcuni rappresentanti serbi in Croazia hanno accolto bene la
sentenza.
"Martic ha simbolizzato una politica di
persecuzione, omicidio e distruzione, ed è nell'interesse dei
serbi di Croazia non solo che davvero ci si lasci alle spalle questa
politica, ma anche che tutti coloro i quali presero parte ad essa
insieme con Martic siano puniti”, ha detto ai giornalisti il
deputato serbo al Parlamento croato Milorad Pupovac dopo l'annuncio
del verdetto. Il primo atto d'accusa contro Milan Martic fu
emesso il 25 luglio 1995. Dopo sette anni di latitanza egli si
consegnò volontariamente al tribunale, il 15 maggio 2002.
Anche se il suo costituirsi avrebbe dovuto rappresentare una
circostanza attenuante, la camera di giudizio vi ha dato solo un
minimo peso, ha detto il giudice Moloto.
Il processo era
incominciato nel dicembre 2005 e si è concluso il 13 gennaio
2007.
Non è ancora chiaro se la difesa o l'accusa
presenteranno appello contro la sentenza.
Merdijana Sadovic*